Fisac Alessandria: Frigerio confermata Segretaria Generale

Il giorno 10 ottobre 2018 presso la Camera del Lavoro di Alessandria si è riunita l’Assemblea Generale al termine del IX congresso della Fisac di Alessandria (totale aventi diritto 20, presenti 17).

E’ stato CONFERMATA la Compagna STEFANIA FRIGERIO Segretaria Generale.


Relazione della S.G.

Prima di iniziare la vera e propria relazione, consentitemi di ringraziare uno dei nostri ospiti non istituzionali: Ezio Bottaro, che da gennaio 2017 e per un anno e mezzo ha retto da solo le sorti della FISAC in Banco BPM sostituendo egregiamente Chiara e Roberta che hanno avuto impegni molto più importanti e faticosi da assolvere e che continua a darci una mano anche adesso; grazie EZIO. E permettetemi anche di ringraziare chi mi ha concretamente supportato, ed a volte anche sopportato devo confessarlo, in questo percorso congressuale sia dal punto di vista logistico, Maria Luisa Borneto e Daniela Maggi, che tecnico, Daniela Emiliani, che nella realizzazione delle assemblee Sergio Accornero e Fabiana Ponzano, Paola Magrassi, Simona Ponzano e Palmina Allegri, Chiara Fasanella, Daniela Maggi e Daniela Emiliani ovviamente, oltre che Mara Trova di BNL che oggi non è potuta essere con noi: grazie di cuore perché senza il vostro aiuto e contributo non credo che saremmo potuti arrivare fin qui.

Ed eccoci appunto qui, alla giornata conclusiva del IX Congresso della FISAC di Alessandria.

In questo periodo mi sono trovata a dover spiegare a persone che non sono del nostro ambiente cosa è per noi il Congresso e, nel tentativo di trasmettere anche qualcosa del nostro dna, ho detto che per la nostra organizzazione il Congresso non è solo il momento in cui si eleggono gli Organismi Direttivi ed i Segretari, ma è anche e soprattutto, secondo me, la fase in cui ci confrontiamo, fra di noi e con i nostri scritti, anche per valutare cosa abbiamo fatto e cosa intendiamo fare.

Questa tornata congressuale è iniziata per noi della FISAC di Alessandria con l’Assemblea Generale del 16 aprile con la novità della discussione della bozza del documento: è stato, io credo, il segnale della volontà di coinvolgere maggiormente tutti noi nella linea politica e programmatica della CGIL, attraverso la partecipazione attiva al perfezionamento di tale documento. Volontà che, a mio avviso, nasce dal riconoscimento della necessità di realizzare una maggiore partecipazione della base dell’organizzazione, per superare ed andare oltre, in senso positivo, anche quella ritualità rigida che spesso viene vissuta come qualcosa di ipocrita e antico e non come modalità di gestione di un’organizzazione che tenta di realizzare sempre uno dei suoi principi fondamentali: la partecipazione democratica di tutte le sue anime.

Il tema della partecipazione democratica mi dà lo spunto per riferirvi i risultati numerici di questo nostro congresso: abbiamo tenuto, dal 24 settembre al 3 ottobre, 9 assemblee di base, alle quali hanno partecipato e votato complessivamente 180 iscritti, che rappresentano il 33% del totale pari ad oggi a 540 (sul numero degli iscritti ritornerò per considerazioni di tipo diverso). Il documento “IL LAVORO E’”, a firma di Susanna Camusso ha ottenuto il 100% dei voti. La partecipazione registrata ritengo possa essere ritenuta soddisfacente, posto che è leggermente superiore a quella del 2014, sia in percentuale (33 contro 28) che in numeri assoluti (180 contro 168), ed anche in relazione alle regole che disciplinano la convocazione delle assemblee, alla dispersione geografica dei nostri posti di lavoro ed alle caratteristiche “ideologiche” odierne di molti dei nostri iscritti.

Ho dichiarato che il Congresso è anche un momento per confrontarsi su ciò che è stato fatto: tranquilli, non intendo ripercorrere tutto ciò che negli ultimi 4 anni ha fatto la CGIL, non ho la presunzione di credere di esserne capace, però facendo scorrere le immagini dei momenti che abbiamo vissuto mi sento di dire che tutte le nostre battaglie, anche quelle meno note e/o fortunate, sia livello nazionale che locale, abbiano confermato che siamo rimasti fra i pochissimi, per non dire gli unici purtroppo, che si occupano e rappresentano le reali necessità delle persone, gli unici che cercano di difendere i diritti delle persone. In un momento di grandi cambiamenti sociali, legati a tantissimi fattori, non ultimi la globalizzazione e la migrazione, mi piace poter pensare che la nostra organizzazione possa anche mettere in atto battaglie per la conquista di nuovi diritti, ma l’attuale situazione politica, italiana e non solo ahimè, mi porta a percepire come prima esigenza la difesa di quei diritti che qualcuno prima di noi ha conquistato con tanta fatica ed impegno. A tal proposito mi viene in mente una cosa semplice che tutti noi possiamo fare per non far snobbare dalle attuali e future giovani generazioni i diritti conquistati: proprio sottolineare sempre che tali diritti sono stati conquistati grazie alle battaglie, a volte non solo metaforiche, di altre persone, che c’era una fase in cui non c’erano e che è molto più facile ridurre o abolire quelli che oggi  ci sono che riuscire a conquistarne di nuovi o migliorare gli esistenti. E’ questo secondo me uno degli obiettivi che come CGIL dobbiamo porci, per recuperare il terreno perso sul piano del consenso sperando così di recuperare anche un po’ di forza e capacità contrattuale.

Sulle linee guida dell’attività della CGIL per i prossimi anni, quelle riportate nel documento che nel nostro Congresso ha ottenuto il 100% dei consensi, non mi soffermerò oggi nel dettaglio: il documento lo abbiamo approfondito sia nella già citata Assemblea Generale di Aprile che nelle Assemblee di Base con gli iscritti; voglio solo però sottolineare che in tutte le fasi della nostra attività sarà in futuro ancor più importante e necessario, secondo me, tenere sempre in evidenza il tema dell’inclusione: l’inclusione contro la frammentazione che porta vantaggi solo a chi detiene il potere (divide et impera, non a caso è la locuzione latina per rappresentare il miglior espediente di un tiranno per governare), frammentazione che porta solo svantaggi a chi è più vulnerabile (la guerra fra poveri cui sempre più spesso, in senso lato, assistiamo anche nei nostri posti di lavoro). E dovrà essere un inclusione che tenga conto delle differenze, anzi, che utilizzi le differenze per dare maggiore forza all’insieme. Utile strumento potrebbe essere anche la nostra Carta dei Diritti Universali del Lavoro, giusto per citare un’altra cosa bella ed importante che la CGIL ha fatto (e penso alla raccolta delle firme ed al coinvolgimento di così tante persone) e che rientra pienamente nelle cose da realizzare per un futuro che realmente torni a dare dignità al lavoro.

Diamo ora uno sguardo al mondo della nostra categoria, iniziando dalle banche e dai bancari.

In questi anni, purtroppo non solo in quelli più recenti, le banche sono state nell’occhio del ciclone, sia perché realmente fortemente coinvolte nella crisi finanziaria che abbiamo vissuto, sia perché spesso sono state anche utilizzate come capri espiatori: non è un caso che il vicepremier Di Maio, per sottolineare la bontà e la novità delle proposte contenute nel DEF, ripeta spesso in questi giorni che “verranno risarciti i cittadini truffati dalle banche”. Certo, non possiamo nasconderci che molto del percepito in negativo dalla gente comune derivi da pessimi comportamenti tenuti dai banchieri, peccato che poi ne abbiano fatto e continuino a farne le spese i bancari. Abbiamo assistito a molteplici processi di fusione, incorporazione, cessione; abbiamo visto delle bad bank diventare bridge bank; abbiamo sperimentato il salvataggio di una banca che è stata ripulita dai crediti deteriorati per essere “regalata” ad un grande gruppo nazionale. Possiamo dire che le soluzioni approntate per uscire dalla crisi in questo settore siano state le più svariate, con una sola grossa costante: in tutti i casi il primo obiettivo di qualsiasi forma di riorganizzazione è stato ridurre il numero di dipendenti degli istituti bancari. Certo, mi direte, il mondo è cambiato e non esiste più il modello di banca di una volta, anche se l’effetto digitalizzazione in Italia non sta avendo conseguenze incredibili mi pare, ed inoltre forse in qualche caso in alcune banche i dipendenti erano veramente un po’ troppi, però mi potete spiegare perché nelle nostre visite di filiali o uffici registriamo sempre più frequentemente casi di colleghi con accertate patologie neurologiche da stress-lavoro-correlato? Perché sempre più spesso ci sentiamo dire che l’organizzazione del lavoro prevista non funziona, dato che si richiede ad un dipendente di far fronte alle attività gestite fino a poco tempo fa da due, tre o più dipendenti? Per non parlare poi delle pressioni commerciali: dover forzatamente e massivamente vendere prodotti finanziari, spesso non adeguati per non dire non etici, certo non può lasciare indifferenti, specialmente se una coscienza etica la si possiede. Per onestà intellettuale devo dire che lo sforzo fatto dal sindacato per contrastare tutto questo non ha avuto solo risultati positivi: se sul fronte occupazionale, in molti casi sfruttando il Fondo di Solidarietà, la riduzione del personale non è stata traumatica per gli esodandi ed in alcune realtà abbiamo anche contrattato una percentuale di assunzioni correlata, e si sono sottoscritti nel tempo accordi per le giornate di solidarietà in molte aziende; sul piano della riorganizzazione del lavoro e delle pressioni commerciali abbiamo decisamente le polveri bagnate: nel primo caso, la riorganizzazione, abbiamo limitati margini di azione a livello generale e cerchiamo di tamponare con interventi mirati a livello territoriale grazie spesso anche alla nostra capacità di instaurare buoni rapporti con i colleghi HR, nel secondo caso, le pressioni commerciali, è stato sottoscritto a livello nazionale un accordo che non mi pare gran cosa: non è a mio avviso concretamente esigibile e non prevede alcuna reale conseguenza per chi non lo rispetta.

A fine anno è in scadenza il CCNL, il 19 di questo mese ci sarà il primo incontro fra i Segretari Generali delle sigle di categoria per l’avvio delle operazioni di stesura della piattaforma sindacale: va da sé che ad oggi non è dato sapere cosa conterrà la nostra piattaforma. Dalle dichiarazioni che abbiamo sentito ultimamente pare si voglia puntare al recupero di potere di acquisto dei salari, sottolineando che ormai i grandi gruppi bancari italiani registrano un ritorno a consistenti utili, oltre che voler difendere area contrattuale e diritti acquisiti. Certo il tema economico è un tema caro a molti, negli incontri con gli iscritti spesso viene sottolineato che si è perso tantissimo potere di acquisto, ma io credo che nell’illustrare la futura piattaforma dovremo essere capaci di far recepire l’uguale importanza di altri aspetti del CCNL che non portano benefici economici diretti ma a volte indiretti, anche per non correre il rischio di essere bollati come “incapaci” se poi non arriveranno gli attesi aumenti economici, visto che la nostra controparte ha già fatto dichiarazioni non benevoli su questo punto. Possiamo solo sperare in una futura trattativa non troppo complicata e in un’eventuale partecipazione attiva di tutti i lavoratori nei momenti più critici.

Con questo augurio lasciamo le banche ed i bancari e diamo uno sguardo al settore della riscossione.

In questo ambito registriamo un grossissimo cambiamento: il 29 giugno 2017 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge che ha istituito l’Ente Agenzia delle Entrate-Riscossione ed ha sancito lo scioglimento dal 1 luglio delle Società del Gruppo Equitalia, ad esclusione di Equitalia Giustizia Spa.

Ricordo che 4 anni fa la relazione congressuale della Segretaria Generale Daniela Emiliani fu aperta dal commento di uno spiacevolissimo evento che era accaduto proprio in quei giorni: il fantoccio insanguinato appeso, a mò di impiccagione,  alla porta di accesso della sede di Equitalia di Alessandria. Ancora una volta i lavoratori pagavano per colpe non proprie, in questo caso con forme di linciaggio mediatico e non solo. Quindi “qualcuno” nel periodo successivo ha fatto dell’abolizione di Equitalia un proprio baluardo programmatico, perché così  si voleva spostare il malcontento di coloro che si sentivano vessati dallo Stato su chi, rispettando le direttive e le leggi proprio dello Stato, ha il compito di riscuotere quanto è dovuto. Il percorso ovviamente è stato lungo ed a volte anche un bel po’ complicato, sia per arrivare alla creazione del nuovo Ente che per scriverne in concreto le caratteristiche, soprattutto per tutelare nel miglior modo possibile coloro che, come ho detto prima, rischiavano di pagare il conto senza avere colpe: i lavoratori provenienti da Equitalia. Mi sento di dire a tal proposito che in questo caso il sindacato abbia fatto e stia facendo bene il proprio lavoro, anche se mi par di capire che siamo ancora in una fase di work in progress e che ci siano ancora un bel po’ di cose da fare.

Ed arriviamo quindi agli assicurativi, direzionali e non.

Per i direzionali abbiamo portato a casa la sottoscrizione del CCNL dopo un lungo e travagliato periodo di trattative, trattative ulteriormente complicate dalle contrapposizioni interne presenti nella nostra controparte datoriale, l’ANIA. Confesso che con questo rinnovo sono venute alla luce, in modo lampante, tutte le contraddizioni dei nostri tempi: le Organizzazioni Sindacali, FISAC CGIL in testa, hanno capito che era necessario più che in altri periodi rafforzare l’area contrattuale, per estendere a quasi tutti coloro che fanno parte di questo mondo gli stessi diritti e le stesse tutele ed avere così anche maggior forza, e ci sono riuscite, anche se parzialmente, firmando un rinnovo che amplia la platea dei soggetti coinvolti; i lavoratori, diciamo una discreta parte di essi, non hanno recepito o non hanno apprezzato tutto questo, anzi in alcune assemblee hanno contestato aspramente il risultato ottenuto (l’approvazione generale si è avuta con una percentuale di voti favorevoli del 65% ben inferiore a quelle che si sono registrate in passato). Non che nel rinnovo non ci siano stati anche aumenti retributivi (oltre ad incrementare il tabellare del 4,8% a regime, abbiamo ottenuto una una-tantum per un periodo di due anni e gli arretrati per gli altri due anni di vacanza contrattuale) o non siano stati amplia altri diritti;   è che, a mio avviso, noi non siamo stati sufficientemente capaci di trasmettere gli aspetti positivi ed anche innovativi di questo rinnovo contrattuale ed i lavoratori ci hanno percepiti un po’ remissivi e si sono sentiti non adeguatamente considerati in un comparto in cui le aziende generalmente dichiarano fantastici utili e redditività ma continuano a mostrare poca sensibilità e attenzione verso chi questi utili concretamente realizza. La nostra capacità o incapacità di comunicare con i lavoratori è qualcosa su cui dovremmo riflettere perché molto spesso è proprio da questo che discende un successo o un fallimento nell’ottenere consenso, anche quando facciamo egregiamente il nostro compito.

Negli assicurativi sono ovviamente compresi anche i dipendenti delle Agenzie in Gestione Libera: questo è un ambito in cui si può concretamente registrare la vulnerabilità del lavoratore, anzi per dirla giusta, della lavoratrice, visto che nell’appalto sono impiegate quasi esclusivamente donne. Il problema del doppio contratto nazionale, di cui tante volte abbiamo parlato, non è stato in alcun modo risolto, anzi oggi sembra quasi essere diventato un non problema, visti gli scarsi risultati ottenuti dalle singole vertenze intentate e la mancanza di altre azioni da parte nostra. A questo si aggiunge che tutte le criticità del mondo del lavoro che valgono per tutti noi, sono amplificate dalle dimensioni e dalla tipologia di questi posti di lavoro: pochissime impiegate sotto ricatto, e non solo metaforico, del datore di lavoro che non è molto dissimile dal “padrone”. Vi confesso che per me, che questo settore seguo a livello territoriale, questa situazione è fonte di momenti di scoraggiamento.

Fino ad ora, come avrete notato, non ho trattato, se non marginalmente, di sponda, il tema della attuale situazione italiana: sia per gli aspetti politici che per quelli economici. Dal punto di vista politico oggi siamo in una situazione che abbiamo affrontato in termini di previsione nel corso dei nostri incontri di questi anni, Direttivi e/o Assemblee Generali, quando ci siamo interrogati sulla deriva populista,   e l’attuale governo giallo-verde si fonda proprio su questo: il voto del 4 marzo ha dato un chiaro segnale di malcontento e di sfiducia degli elettori e si è concretizzato in quello che solitamente viene definito “voto di pancia”. Da questo governo, dal punto di vista politico e di diritti, purtroppo stanno arrivando, e non potrebbe essere altrimenti visti i presupposti e gli ideali su cui si basa, solo provvedimenti e proposte che ci riportano indietro di molti anni. La politica economica di questo governo, poi, mi pare un po’ confusa: assistiamo al susseguirsi di innumerevoli titoli strillati, titoli a volte privi di contenuti, titoli a volte poi smentiti o slittati temporalmente. Ed anche  a voler dare un giudizio sulla base di quanto si deduce da questi titoli, l’indirizzo non è affatto condivisibile: le risorse verranno reperite da condoni fiscali camuffati, che porteranno vantaggi ancora una volta agli evasori, e dal taglio delle detrazioni, che porteranno a mio avviso maggiori svantaggi agli onesti non ricchi, e soprattutto mancano proposte concrete per creare lavoro, lavoro che meriti di essere così chiamato.

Sicuramente si prospetta un periodo generale complicato per noi, un periodo in cui sia dal punto di vista politico-sociale che economico ci sarà sempre più bisogno di avere una CGIL forte, di avere organizzazioni sindacali presenti con forza, anche se oggi ancor più di ieri l’idea di chi è al potere è di ridurre l’operatività delle organizzazioni sindacali, se non di eliminarle completamente. Ed in questo clima, noi della FISAC, di Alessandria sicuramente ma forse non solo, dovremo affrontare anche  le conseguenze delle ristrutturazioni aziendali cui ho accennato prima. I nostri dati, ad oggi ufficialmente privi delle uscite del 2018 che noi abbiamo potuto apprezzare in maniera diretta, parlano chiaramente, li vedremo nel dettaglio in un successivo intervento, il numero dei lavoratori del nostro territorio continua a diminuire sensibilmente e conseguentemente anche il numero dei nostri iscritti, al netto degli attuali esodati il numero degli attivi iscritti ad oggi è pari a 474, e certamente con le future prevedibili campagne incentivanti è destinato a calare ancora. Ed allora cosa fare? Dobbiamo rassegnarci all’invitabile costante declino? Per me è NO, non dobbiamo essere passivi, dobbiamo ripensare il nostro modo di gestire l’attività sindacale sui territori e non solo, e dobbiamo farlo in fretta. Non possiamo permetterci di perdere neanche un singolo iscritto per colpa nostra. Dobbiamo trovare il modo di impiegare proficuamente le nostre risorse, per poche che siano, mettendo realmente a fattor comune le esperienze positive e le competenze di ognuno di noi. Dobbiamo passare dalle parole, ne abbiamo spese tante su questo tema, ai fatti. Ma per poter “fare i fatti” sarà necessario il contributo di tutti di noi, di tutti di noi che in questa grande organizzazione ci stiamo per scelta e convinzione.

Buon congresso a tutti.

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