Bcc: Sotto il vestito niente

ROTTURA DELLE TRATTATIVE
Il RE è nudo! La retorica cooperativa ha mostrato la sua attuale identità facendo prevalere la parte più buia e regressiva.

Dopo oltre un anno di confronto negoziale per il rinnovo del CCNL degli oltre 36.000 dipendenti delle Banche di Credito Cooperativo, si è consumata la rottura dello stesso ufficializzata il 24 u.s.
Il tentativo delle OO.SS di offrire al Credito Cooperativo un sistema avanzato di regole contrattuali con un efficace governo dei processi e dei loro effetti derivanti dalla fase contingente e dalle croniche debolezze del sistema, si è arenato di fronte ad una classe dirigente cooperativa senza slancio ideale, né lungimiranza strategica.
Ai presupposti di solidarietà, equità e universalità che hanno caratterizzato l’impostazione propositiva e responsabile delle OO.SS si è contrapposta una visione involutiva di Federcasse, riemersa puntualmente nella giornata di ieri e fondata sulla deregolamentazione, l’abbattimento immotivato dei costi legati al personale e l’insofferenza alle regole ed alle procedure.
Nessuna autocritica della controparte abbagliata dalla passarella mediatica della Banca del Sud mentre, contestualmente, alcune aziende prosciugavano per gestioni dissennate e ad personam il patrimonio comune, posto a tutela delle criticità di sistema.
E’ venuta l’ora che TUTTI i costi di sistema si valutino nel confronto tra le parti.
A fasi straordinarie dovrebbero accompagnarsi, auspicabilmente, soluzioni coraggiose e dallo “sguardo lungo”.
In questa ottica si sono caratterizzate le proposte sviluppate dalle OO.SS che hanno riscontrato una disponibilità al confronto negoziale in termini intermittenti e mai pienamente disponibili come il trattativa necessitava.
Con paziente costanza, anche di fronte a provocazioni di merito e di metodo le OO.SS hanno progressivamente costruito un impianto contrattuale equilibrato, improntato alla concretezza ed ai presupposti richiamati in riferimento ai temi fondamentali che ricordiamo in sintesi: le garanzie occupazionali indispensabili nel contesto recessivo attuale e la strumentazione collegata di tipo preventivo, gestionale e solidaristico per le situazioni di crisi tendenziale o conclamata; la valorizzazione delle clausole sociali e del welfare di sistema; l’introduzione di criteri di trasparenza sui costi e di vincoli di coerenza tra salario contrattato e salario discrezionale; l’adeguamento economico delle retribuzioni ed una doverosa attenzione alla necessaria produttività delle aziende; la certezza delle regole che presiedono alla distribuzione del valore prodotto (PDR) senza rifiutare per ciò un confronto serio sugli “appesantimenti” dei bilanci conseguenti al deterioramento dei crediti; una previsione puntuale a tutela dei rischi patrimoniali gravanti sui dipendenti in conseguenza delle previsioni di legge; una più diretta e misurabile rispondenza tra orario eccedente e remunerazione dello stesso.
Nulla da fare! Nell’incontro del 24 u.s., l’ennesimo, ci è stata rappresentata da Federcasse una posizione che, ancora una volta, se da un lato ha confermato il tentativo opportunistico di approfittare della fase per tentare di forzare su aspetti che non hanno nulla a che fare né con la competitività delle imprese (es. norma che regola i licenziamenti), né con la presunta “differenza” delle BCC (l’utile netto come riferimento
per la misurazione e distribuzione della produttività), dall’altro ha rimescolato nuovamente le carte riaprendo pressoché integralmente questioni già ampiamente dibattute e definite o riproponendone, in maniera provocatoria e gratuita, altre già archiviate (abolizione indennità di cassa).
Abbiamo dovuto prendere atto sia che il Credito Cooperativo, almeno secondo chi ne ha una evidente concezione proprietaria e ispira tali posizioni negoziali, non è quella grande famiglia di collaboratori dichiarata nei bilanci sociali e nei convegni, sia che i costi che interessano Federcasse sono esclusivamente quelli del personale per altro ampiamente sotto controllo e comparativamente competitivi, a differenza di quelli del Top Management e dei Presidenti che crescono a ritmi decisamente più apprezzabili.
In queste condizioni non c’è alcun cammino comune possibile!
Come spesso accade, i gruppi dirigenti si caratterizzano in positivo o in negativo proprio nelle fasi di difficoltà e, purtroppo, la classe dirigente delle BCC sta dimostrando preoccupanti affinità con tanti esempi desolanti che di questi tempi abbondano.
Poco importa se non sono tutti così o dichiarino di non esserlo. Che lo dicano, lo dimostrino e si assumano le responsabilità conseguenti. E’ giunta l’ora che la parte datoriale che afferma di ispirarsi ai “valori” della cooperazione, finora silente e troppo acquiescente rispetto a quei “falchi” mai presenti al tavolo del confronto, si faccia sentire.
Per quanto ci riguarda ora si apre un’altra fase, che non abbiamo né voluta né favorita ma inevitabile e che condurremo con spirito fortemente unitario.
Si riuniranno a breve tutti i quadri sindacali delle OO.SS per preparare le iniziative programmate da svilupparsi sul territorio ed in stretto raccordo con i lavoratori e le lavoratrici. Quanto prima saranno inoltre avviate le procedure di legge per la proclamazione degli scioperi che si renderanno necessari, in coerenza con il mandato già ricevuto dalle assemblee effettuate nei mesi di giugno e luglio.
Com’è evidente non si tratta di un contenzioso riconducibile alla dialettica fisiologica di un rinnovo di CCNL, ma del rifiuto di assecondare una deriva degenerativa, che svilisce il futuro del Credito Cooperativo stesso.
Le OO.SS. non sono affatto disponibili ad assecondare alcun disegno di questo tipo teso ad indebolire le complessive garanzie e tutele normative ed economiche di tutti i lavoratori e delle lavoratrici del Credito Cooperativo.

Roma, 26 Ottobre 2012

LE SEGRETERIE NAZIONALI

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