Banca d’Italia: la livella del femminicidio

Qualche tempo fa la scrittrice canadese Margaret Atwood riassunse così i rapporti tra i sessi: “Gli uomini hanno paura che le donne ridano di loro. Le donne hanno paura che gli uomini le uccidano”. Non si conoscono statistiche sul primo punto, ma circa il secondo è ragionevole dire che si tratti di una paura più che fondata.

Al femminicidio va riconosciuto il macabro effetto di realizzare una tragica uguaglianza tra le donne, quella stessa che in millenni non si è riusciti ad avere con l’altro sesso. Non c’è ricca o povera, istruita o ignorante che possa stare tranquilla: le donne vengono comunque ammazzate.

Vengono uccise le italiane e le straniere, sia da italiani che da stranieri, e questo è uno dei pochi casi di integrazione riuscita che si registri nel Paese.

I femminicidi si consumano al Nord, al Centro, al Sud e pure nelle Isole, perché l’Italia è una e indivisibile.

Si ammazzano le conoscenti, le compagne, le mogli, le amanti, ma anche le madri e talvolta perfino le figlie, perché – checché se ne dica – la malvagità esiste. Ma soprattutto si ammazzano le ex: le ex mogli, le ex amanti, le ex fidanzate.

Gli uomini hanno paura che le donne ridano di loro, e le ex sono quelle che ridono più forte di tutte, anche quando in realtà non ridono affatto.

Si uccidono le donne che stanno zitte – per proteggere i figli, per non far preoccupare mamma e papà, o perché pensano di essere abbastanza forti – e quelle che denunciano.

Le vittime sono casalinghe, studentesse e pensionate, possono lavorare oppure no, ma se lavorano è peggio, perché una donna che lavora ha (o tenta di avere) un’indipendenza economica, e questo non piace proprio agli aspiranti femminicidi.

E poi una donna la puoi ammazzare in tanti modi, la strangoli, la batti, la sgozzi, la butti dal cavalcavia, le dai fuoco.

Si può chiamare indifferentemente Sara, Francesca, Concetta o Madalina: poco importa, tanto poi arriva “‘a livella” dell’omicidio che rende tutte uguali, e quella sarà solo una donna ammazzata, una vittima di femminicidio, un numero per nutrire le statistiche e un pezzo di carne per sfamare la cronaca.

Le donne hanno paura che gli uomini le uccidano, diceva la Atwood.

E fanno bene, perché i governi, tutti, passati e presenti, finora hanno solo assicurato biasimo e promesso punizioni esemplari per i colpevoli.

Ma non è la vendetta dopo la morte, che le donne vogliono; è la prevenzione, è l’educazione degli uomini all’amore, all’affetto e sì, anche al rifiuto, che o si inizia da bambini, oppure è troppo tardi.

È restare vive, quello che vogliono. E non dover avere più paura di essere ammazzate.

Roma, 14 febbraio 2019 – San Valentino

La Segreteria Nazionale Fisac Banca d’Italia

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