Global strike for future: lo sciopero studentesco globale

Area Politiche di Sviluppo


Roma, 8 aprile 2019

Global strike for future: lo sciopero studentesco globale del 15 marzo e del 24 maggio

Lo sciopero studentesco globale del 15 marzo è stato un evento bellissimo. 130 paesi, 1,3 milioni di partecipanti, studenti ma non solo, 2238 località in tutto il mondo, questi i numeri secondo le informazioni pubblicate sul sito web di Fridays For Future. Il movimento #FridaysForFuture in pochi mesi, dai primi scioperi per il clima di Greta nell’agosto 2018, si è diffuso, sta crescendo e si mobilita con determinazione. Ogni Venerdì anche nel nostro paese continuano i presidi in numerose città e si intensificano le assemblee cittadine per riflettere sulle forme organizzative e il funzionamento dei Fridays, le assemblee nelle scuole e nelle università per discutere di clima e ambiente, la discussione sulle proposte per cambiare il modello di sviluppo, la prima assemblea costituente nazionale che si terrà a Milano sabato 13 aprile, la preparazione del presidio di venerdì 19 aprile a Roma che vedrà la partecipazione di Greta [qui l’evento Facebook] e del prossimo #Global Strike for Future già programmato per il prossimo 24 maggio.

La CGIL, fin dalla partecipazione di Greta alla COP 24 di Katowice, ha accolto con fiducia, a fronte della responsabile e inaccettabile inazione dei governi, la prospettiva di una crescente consapevolezza e mobilitazione per il clima in tutto il mondo. Con il movimento dei Fridays, il Sunrise Movement negli Stati Uniti, Extinction Rebellion, è cresciuto e sta crescendo il movimento per la giustizia climatica che chiede un’azione urgente per il clima e si mobilita contro i governi che non si impegnano per garantire un futuro equo e sostenibile. La CGIL ha aderito al movimento dei #FFF perché condivide appieno le preoccupazioni e la protesta di una giovane generazione che non accetta l’inazione della politica che gli sta distruggendo il futuro, per mantenere i privilegi e gli interessi di pochi. La CGIL sostiene il movimento perché sa di portare una quota parte di responsabilità per non essere riusciti a cambiare questo modello di sviluppo distruttivo e iniquo come avremmo voluto e sta insieme e in mezzo al movimento perché sa che le nostre rivendicazioni per lo sviluppo sostenibile e la giusta transizione sono più forti se condivise con un fronte ampio di alleanze.

La mobilitazione del 15 è stata straordinaria e molti esponenti politici hanno dichiarato, con ipocrisia, di apprezzare e condividere l’impegno e la sensibilità dei giovani per l’ambiente e per il clima, salvo poi continuare nella vecchia strada dell’inazione. Praticamente nessun paese sta facendo quello che sarebbe necessario per contrastare il cambiamento climatico e contenerel’incremento della temperatura globale entro 1,5°. Facciamo due esempi restando nell’ambito italiano ed europeo.

Il 20 marzo i Ministri dell’ambiente e dello sviluppo economico hanno presentato il PianoNazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) 2030, già inviato alla Commissione Europea lo scorso 8 gennaio. Gli obiettivi del Piano italiano sono assolutamente inadeguati e addirittura meno ambiziosi degli attuali obiettivi europei al 2030. Il PNIEC stabilisce un obiettivo al 2030 per le rinnovabili del 30%, a fronte di un obiettivo europeo del 32% e sulla riduzione delle emissioni lo scenario del PNIEC ipotizza un obiettivo del 37% mentre l’UE stabilisce una riduzione di almeno il 40% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990. Va ribadito che gli obiettivi al 2030 dell’UE fanno parte degli impegni volontari assunti nell’ambito dell’accordo di Parigi che sappiamo essere insufficienti a raggiungere l’obiettivo di 1,5° in quanto si stima porteranno ad un incremento di oltre 3°. E’ necessario ed urgente quindi mettere in atto cambiamenti radicali nel modo di produrre e consumare e innalzare gli obiettivi di riduzione delle emissioni, compresi quelli europei. Il Parlamento europeo ha chiesto di arrivare ad una riduzione delle emissioni del 55% al 2030, riduzione che la CGIL condivide e sostiene.

Il 22 marzo scorso, invece, il Consiglio europeo ha ulteriormente rinviato la discussione sulla strategia climatica a lungo termine a giugno prossimo. Danimarca, Finlandia. Francia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia chiedevano un riferimento esplicito alla decarbonizzazione dell’UE nel 2050 e all’obiettivo di 1,5° nella dichiarazione finale del vertice ma Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca si sono opposti e con il sostegno della Germania e dell’Italia sono riusciti a svuotare di qualsiasi impegno la dichiarazione rinviando la discussione a dopo le elezioni europee.

La mobilitazione per il clima è fondamentale perché chi gestisce il potere, politico, economico e finanziario continua a sostenere il vecchio sistema basato sulle fonti fossili e ad ostacolare e rallentare il cambiamento che avrebbe enormi vantaggi sociali, ambientali ed occupazionali. Per questo la CGIL è da sempre impegnata e parte integrante del movimento per la giustizia climatica e invita tutta le strutture a partecipare alle assemblee cittadine dei #FFF e nell’organizzazione del prossimo Global Strike per il clima del 24 maggio prossimo.