Nave delle armi, parte la mobilitazione: “Chiudete i porti alle armi, non alle persone”

da rassegna.it – I portuali genovesi, sostenuti dalla Filt Cgil nazionale e da un gruppo di Ong, tra cui Amnesty International e Rete della pace, sono pronti a boicottare l’eventuale imbarco di armi a bordo del cargo saudita Bahri Yanbu, atteso nel porto ligure il prossimo sabato 18 maggio. “Condividiamo e sosteniamo le preoccupazioni dei portuali di Genova sulla necessità di negare l’attracco alla nave cargo Bahri Yanbu con a bordo armi che potrebbero essere destinate a paesi arabi in guerra”. Lo afferma il segretario nazionale della Filt Cgil Natale Colombo. “È su un caso come questo – aggiunge il dirigente sindacale – che il ministro degli Interni, mantenendo fede ai trattati internazionali sottoscritti a difesa dei diritti umani e contro i conflitti armati che uccidono migliaia di civili innocenti, dovrebbe intervenire e chiudere i nostri porti per evitare che la nave in questione possa caricare armi anche nel nostro paese”.“Resteremo vigili e al fianco dei lavoratori portuali di Genova – sostiene infine Colombo – affinché nessuno utilizzi i nostri porti per alimentare conflitti armati che violano i diritti umani”.

La vicenda della nave saudita è scoppiata da alcuni giorni. Come ricostruiscono Amnesty e le altre associazioni in un comunicato, la “Bahri Yanbu, carica di armi che rischiano di essere utilizzate anche nella guerra in Yemen, sta cercando di attraccare nei porti europei per caricare armamenti destinati alle forze armate della monarchia assoluta saudita. Dopo aver caricato munizioni di produzione belga ad Anversa, ha visitato o tentato di visitare porti nel Regno Unito, in Francia e Spagna”.

“La nave – prosegue la nota di Amnesty International Italia, Comitato per la riconversione RWM e il lavoro sostenibile, Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari Italia, Oxfam Italia, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Save the Children Italia – partita dagli Stati Uniti, passata per il Canada prima di arrivare in Europa, ha come destinazione finale Gedda, Arabia Saudita, con arrivo previsto il 25 maggio. È perciò reale e preoccupante la possibilità che anche a Genova possano essere caricate armi e munizionamento militare; ricordiamo infatti che negli ultimi anni è stato accertato da numerosi osservatori indipendenti l’utilizzo contro la popolazione civile yemenita anche di bombe prodotte dalla RWM Italia (con sede a Ghedi, Brescia, e stabilimento a Domusnovas in Sardegna).

Per le Ong “esiste quindi il fondato pericolo che i porti italiani accolgano gli operatori marittimi che trasferiscono sistemi di armi e munizioni destinati a paesi in conflitto: armi che possono essere usate – com’è già accaduto – per commettere gravi violazioni dei diritti umani che anche secondo i trattati internazionali firmati dal nostro Paese non dovrebbero essere consegnate”.

Secondo quanto riferisce Amnesty, il cargo contiene 6 container di munizioni. “L’8 maggio avrebbe dovuto entrare nel porto di Le Havre per caricare 8 cannoni semoventi Caesar da 155 mm prodotti da Nexter, ma ha dovuto rinunciarvi per la mobilitazione dei gruppi francesi di attivisti dei diritti umani, contrari alla vendita di armi che potrebbero essere impiegate nella guerra in Yemen. Si è quindi diretta verso il porto spagnolo di Santander, dove è giunta per uno scalo non previsto, presumibilmente per aggirare l’azione legale avviata dagli attivisti francesi. Anche qui si sta registrando la mobilitazione di varie associazioni della società civile”.

“Le nostre associazioni – si legge nel comunicato – hanno ripetutamente chiesto ai precedenti governi e all’attuale governo Conte di sospendere l’invio di sistemi militari all’Arabia Saudita ed in particolare le forniture di bombe aeree MK80 prodotte dalla RWM Italia che vengono sicuramente utilizzate dall’aeronautica saudita nei bombardamenti indiscriminati contro la popolazione civile in Yemen. Riteniamo che queste esportazioni siano in aperta violazione della legge 185/1990 e del Trattato internazionale sul commercio delle armi (ATT) ratificato dal nostro Paese”.

Secondo i rapporti dell’Ue sulle esportazioni di armi, gli Stati membri dell’Ue hanno emesso almeno 607 licenze per oltre 15,8 miliardi di euro in Arabia Saudita nel 2016. I principali esportatori europei di armi convenzionali verso l’Arabia Saudita includono Regno Unito, Francia, Spagna, Italia e Bulgaria. Tra il 2013 e il 2018, l’Arabia Saudita rappresentava circa la metà delle esportazioni militari del Regno Unito e un terzo di quelle del Belgio. Altri paesi – tra cui Svezia, Germania, Paesi Bassi e Norvegia – hanno sospeso o iniziato a limitare le vendite di armi alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati arabi uniti. Ma in Italia, proseguono le associazioni, “nonostante il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo scorso 28 dicembre abbia affermato che ‘il governo italiano è contrario alla vendita di armi all’Arabia Saudita per il ruolo che sta svolgendo nella guerra in Yemen. Adesso si tratta solamente di formalizzare questa posizione e di trarne delle conseguenze’, nessuna sospensione è stata ancora definita e le forniture di bombe e sistemi militari sono continuate anche in questi mesi ammontando ad un controvalore di 108 milioni di euro nel solo 2018 (come risultante dai dati ufficiali governativi elaborati dall’Osservatorio Opal di Brescia)”.

La Camera del Lavoro e la Filt Cgil Genova ritengono che il governo, “anziché gridare alla chiusura dei porti alle navi che trasportano uomini donne e bambini, in fuga da guerre, carestie, fame e violenze e in cerca di salvezza, rispettando i trattati internazionali firmati anche dall’Italia, a difesa dei diritti umani e contro i conflitti armati che solo nella guerra nello Yemen, possibile destinazione delle armi in questione, in 4 anni ha già causato 60 mila morti e milioni di sfollati, dovrebbe intervenire e chiudere i nostri porti per evitare che la nave saudita possa caricare armi anche dal nostro Paese”. Il sindacato è “a fianco dei lavoratori del loro porto” e ribadisce “la necessità di negare l’attracco alla nave Bahri Yanbu perché non deve essere il porto di Genova ad alimentare conflitti armati che violano i diritti umani”. E’ quanto si legge, infine, in una nota congiunta di Igor Magni (segretario generale Cgil Genova) e Enrico Poggi (segretario generale Filt Genova).

da repubblica.it – “Aprite i porti alle persone, chiudeteli alle armi”: si sta allargando il fronte della mobilitazione nazionale contro l’arrivo nel porto di Genova, sabato 18 maggio, del cargo Bahri Yanbu, che trasporta un carico di armi destinate all’Arabia Saudita e che il porto di Le Havre ha appena rifiutato, così come tutti i porti francesi dopo le proteste e le manifestazioni delle associazioni pacifiste e delle ong francesi. Da Amnesty International alla Cgil adesso tocca all’Italia.

“La Camera del lavoro e Filt Cgil di Genova ritengono che il nostro governo, anziché gridare alla chiusura dei porti alle navi che trasportano uomini donne e bambini, in fuga da guerre, carestie, fame e violenze e in cerca di salvezza, rispettando i trattati internazionali firmati anche dall’Italia, dovrebbe intervenire e chiudere i nostri porti per evitare che la nave saudita possa caricare armi anche dal nostro Paese – dichiarano Igor Magni, segretario generale della Camera del Lavoro di Genova e Enrico Poggi, segretario generale Filt Cgil Genova – a difesa dei diritti umani e contro i conflitti armati che solo nella guerra in Yemen, possibile destinazione delle armi in questioni, in quattro anni ha già causato 60 mila morti e milioni di sfollati”.  La Camera del Lavoro e la Filt Cgil Genova si mettono a fianco dei lavoratori del loro porto: “Non deve essere il porto di Genova ad alimentare conflitti armati che violano i diritti umani”.

E un passo in avanti lo fanno anche le deputate del Pd: “Se oggi Salvini avesse un po’ di tempo, tra un comizio e l’altro, potrebbe per una volta chiudere un porto e avere il nostro applauso. Ci sono fondate ragioni per pensare che venga a caricare armi destinate all’Arabia Saudita, che – come è già successo – le impiegherebbe nuovamente in Yemen contro la popolazione civile, dove ci sono già state numerose vittime. Il porto attende il parere della Prefettura, che rappresenta il governo e in particolare il Ministero degli Interni – dicono Raffaella Paita e Lia Quartapelle – La Francia ha negato i suoi porti. Chiediamo che l’Italia faccia lo stesso. È possibile che per una volta Conte, Di Maio, Salvini e Toninelli si trovino d’accordo per salvare vite umane?”.