Vertice governo-sindacati, fatto il primo passo

“La novità è che l’esecutivo si è detto pronto a confrontarsi”, spiega il segretario Cgil Landini dopo l’incontro col presidente Conte e il vicepremier Di Maio. I sindacati hanno ribadito l’urgenza di una riforma fiscale, confermando il no alla flat tax.

“È importante che il governo, prima di prendere decisioni, si confronti con le parti sociali. Su questo il premier Conte e il ministro Di Maio hanno dichiarato l’impegno ad avviare un possibile confronto sulla legge di stabilità e sulle nostre proposte”. Questo il commento del segretario generale della Cgil Maurizio Landini all’incontro, conclusosi a Roma nella tarda serata di mercoledì 3 luglio, tra sindacati e governo: “A oggi non abbiamo risultati che ci fanno dire che ci sia stato un cambiamento, ma c’è la novità che il governo si è detto pronto a confrontarsi e discutere. Ora il problema diventa quali risultati si portano a casa e se davvero quelle di oggi non sono solo parole, ma impegni concreti che determinano un percorso”.

Maurizio Landini ha evidenziato la propria soddisfazione per “aver evitato una procedura di infrazione europea, perché avrebbero pagato soprattutto i lavoratori, i pensionati, i giovani precari, la nostra gente”. Ma ha espresso al presidente del Consiglio e al vicepremier la necessità di “cambiare passo, di cambiare le scelte di politica economica che sono state fatte finora”. I sindacati, dunque, hanno “ribadito le ragioni che li hanno portato a manifestare, e le proposte contenute nella piattaforma unitaria”.

Per il segretario generale Cgil vi è bisogno di “una nuova politica di investimenti pubblici, del rinnovo dei contratti e della riforma del pubblico impiego, di assunzioni non precarie ma stabili nel pubblico impiego e nella sanità, di una seria riforma fiscale, della centralità del Mezzogiorno”. Landini ha rimarcato la “necessità che la spesa sanitaria non venga ridotta, bensì aumentata”. E ha messo in risalto l’urgenza “di investimenti in conoscenza e innovazione, e anche di scelte di politica industriale nuova”.

I sindacati hanno confermato al governo il loro no alla tassa piatta. “Abbiamo detto che sulla flat tax, per quello che abbiamo conosciuto finora, non siamo d’accordo”, ha spiegato Landini, rivelando di “aver detto che siamo pronti e che presenteremo le nostre proposte per una vera riforma fiscale. Per noi, riforma fiscale vuol dire riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti e sui pensionati”. Sempre su questo tema, il segretario Cgil ha sottolineato che “la lotta all’evasione non deve essere più un annuncio, ma una pratica concreta”.

Nella discussione con Conte e Di Maio, l’esponente sindacale ha anche sollevato “il problema della ricchezza patrimoniale: come dice la Banca d’Italia è quattro volte superiore al debito pubblico e il 50 per cento della ricchezza è detenuto dal 10 per cento della popolazione”. Per Landini, dunque, la riforma fiscale “non solo deve abbassare le tasse di chi già le paga, ma deve farle pagare a chi non le ha mai pagate. Soprattutto deve prevedere di reperire le risorse per fare investimenti pubblici che creano lavoro e invertono la tendenza, a partire dal Mezzogiorno”.

C’è, infine, anche la questione del salario minimo. “Noi siamo per i salari massimi, non per i salari minimi”, ha illustrato il segretario generale della Cgil: “Siamo per far crescere i salari, e quello che abbiamo proposto al governo, anche se oggi non è stato oggetto della discussione se non per titoli, è di muoversi con l’Inps e come ministero per far partire tutto il lavoro che certifichi la rappresentanza dei sindacati e delle parti datoriali. Il tema, per noi, è far applicare i contratti e cancellare i contratti pirati, che sono quelli che abbassano i salari e determinano una competizione”. A quel punto, ha sottolineato ancora Landini, non c’è solo il salario orario, ma “ci sono anche tutti i diritti previsti dai contratti, che devono essere estesi a tutte le forme di lavoro: diritto alla maternità, all’infortunio, il Tfr, la tredicesima, i trattamenti economici complessivi garantiti a tutti. Abbiamo ribadito che la nostra impostazione è che non vanno indeboliti i contratti nazionali, su questo siamo pronti a discutere”.