Relazione annuale ANIA – Calcagni: settore solido da ricordare al rinnovo del contratto.

Assicurazioni – Calcagni: settore solido da ricordare al rinnovo del contratto.

‘Bene Farina su riconoscimento relazioni industriali’ (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – Roma, 10 lug – Dall’assemblea annuale di Ania, nota il segretario generale Fisac Cgil Giuliano Calcagni, sono emerse indicazioni “di un settore solido ed in crescita, una dato che sicuramente ricorderemo in occasione della prossimo rinnovo del contratto di categoria”. Il Segretario Generale Fisac ha quindi espresso apprezzamento per le dichiarazioni della Presidente Ania, Maria Bianca Farina, rispetto al riconoscimento delle organizzazioni sindacali nel sistema delle relazioni industriali di settore. “Ci auguriamo che alle dichiarazioni di apprezzamento che oggi salutiamo con favore, vi siano anche fatti conseguenti”
La presidente Ania, parlando delle sfide del settore, ha fatto riferimento stamani alla conferma “dell’ottima qualita’ delle relazioni industriali di settore, testimoniata negli ultimi anni anche dai rinnovi dei contratti nazionali. E’ con analogo atteggiamento costruttivo – ha aggiunto Farina – che dovra’ essere affrontato il prossimo rinnovo del contratto per i dipendenti delle compagnie di assicurazione e di assistenza. In tale occasione, si dovra’ proseguire sulla strada dell”ammodernamento’ e della ‘semplificazione’ che ha caratterizzato l’ultima tornata contrattuale, con un’attenzione particolare ai nuovi profili professionali emergenti e alla progressiva digitalizzazione del lavoro”.


La relazione


Signor Presidente della Repubblica, Signora Presidente del Senato, Signor Presidente del Consiglio, Autorità, colleghi e ospiti tutti, rivolgo innanzitutto un particolare e sentito ringraziamento al Presidente della Repubblica, punto di riferimento e di unità del Paese, che ci onora oggi della sua presenza. Un caloroso benvenuto anche al Presidente del Consiglio che ringraziamo per essere qui con noi e per l’impegnativo lavoro che sta svolgendo in Italia e in sede europea. Un benvenuto e un grazie alla Presidente del Senato, alle Autorità, a tutti i presenti per essere qui con noi in un’Assemblea annuale davvero speciale.

Come ci ha raccontato il filmato che abbiamo appena visto, l’ANIA compie quest’anno il suo 75° anniversario. Un’Associazione, nata nel 1944, e che ha dunque accompagnato la nostra storia repubblicana contribuendo, con il settore che rappresenta, alla crescita economica e allo sviluppo sociale.

Una storia che ci rende orgogliosi delle molte cose fatte e che ci trova oggi con lo stesso entusiasmo, determinazione e spirito unitario per costruire un futuro all’insegna della crescita e dell’equità.

Lasciati alle spalle i mesi difficili della campagna elettorale e definito ora il nuovo assetto delle istituzioni europee, restano la difficile congiuntura internazionale e le tante difficoltà interne che influiscono sul ruolo del nostro Paese e che limitano la fiducia nel futuro di cittadini e imprese. Tutto ciò mentre ci aspettano urgenti decisioni destinate a disegnare il presente e il futuro di tutti noi. Un’enorme responsabilità ma anche un’imperdibile opportunità per chiunque senta il dovere e l’orgoglio di alzare lo sguardo verso orizzonti coraggiosi. La responsabilità e l’opportunità, finalmente, di mettere mano – tutti insieme – a un progetto che cerchi il consenso dei nostri figli piuttosto che il nostro.

Questo Paese merita di ritrovare il suo ruolo di grande potenza economica, di esempio di una convivenza che poggi su equità e tolleranza, di una quotidianità da non vivere come una sfida crudele tra chi ha diritto a incassare il dividendo di una vita di lavoro e chi di realizzare i suoi giovani sogni. E’ il momento allora di un grande progetto la cui ideazione e realizzazione sia frutto di inclusione e non di divisione.

Uno statista pragmatico come Winston Churchill sosteneva che il coraggio è quello che serve per alzarsi e parlare, ma anche quello che serve per sedersi e ascoltare. Al mondo della politica chiediamo dunque un confronto con il resto della società: imprenditori, sindacati e organizzazioni che a diverso titolo rappresentano parti vitali dello sviluppo e della coesione del Paese. Noi non siamo, non vogliamo essere, non saremo mai tra quanti si lasciano piegare dal pessimismo e dalla tentazione di darsi per vinti, di arrendersi.

Ce lo impedisce la nostra missione, il nostro essere impresa, il dover creare valore e distribuire ricchezza, aggiungere mattoncini di PIL per il Paese che amiamo e nel nome del quale abbiamo dato prova – come tanti – di saper fare la nostra parte. Certi che l’impegno di un giorno possa diventare strumento del successo di domani se ad operare saremo tutti e tutti insieme.

La realtà ci ha insegnato e inequivocabilmente dimostrato che da soli non si va da nessuna parte. Il dialogo, il confronto, lo spirito di squadra – pur nel rispetto dei ruoli – sono le armi per vincere quella che non è una partita ma una lunga stagione di sfide. Sfide da giocare in casa ma, ancor più, sui mercati di tutto il mondo con avversari sempre più motivati e temibili. L’emergere sempre più potente di un immaginario definito dall’universo della Rete, costruito dentro il mondo di internet, di rapporti sempre più governati dagli schermi dei nostri device digitali, non devono ingannarci sul fatto che mai questa realtà virtuale dovrà sostituirsi a quella reale, fatta di sogni, di gioie, di necessità, di ansie, di fatica, di sentimenti.

L’ECONOMIA GENERALE NEL CONTESTO EUROPEO E MONDIALE

L’economia globale sta perdendo slancio: con l’eccezione degli Stati Uniti, l’attività economica ha rallentato e il commercio mondiale si è contratto nell’ultima parte del 2018. Anche nell’area dell’euro le dinamiche di crescita sono state riviste al ribasso. Sulle prospettive continuano a gravare diversi rischi, quali il perdurare delle tensioni commerciali, una decelerazione congiunturale superiore alle attese in Cina, le ricadute della Brexit.

L’economia italiana, dopo il rallentamento nel 2018 provocato essenzialmente da un minore sostegno delle esportazioni, ha lievemente recuperato nella prima parte dell’anno in corso. Gli indicatori congiunturali restano, tuttavia, deboli, anche se i recenti dati forniti dall’Istat in tema di occupazione sono confortanti.

Il miglioramento delle condizioni sui mercati finanziari globali si è esteso anche all’Italia nella prima parte del 2019; le incertezze che hanno preceduto e seguito la scadenza elettorale europea hanno determinato un acuirsi delle tensioni sui titoli di Stato italiani, poi rientrate a seguito delle misure di politica monetaria e del positivo giudizio europeo sui conti italiani, tale da evitare un’eventuale procedura di infrazione.

I dati, pur nelle oscillazioni congiunturali, confermano però che l’Italia cresce troppo poco. Da anni cresce meno dei principali partner europei. Eppure il nostro Paese ha tanti punti di forza che potrebbero consentirgli di correre come e più degli altri: un tessuto produttivo innovativo e flessibile, la capacità di competere sui mercati internazionali, il risparmio accumulato dalle famiglie.

A fianco di questi fattori positivi vi sono, tuttavia, non meno importanti nodi che vanno sciolti: un debito pubblico elevato, una spesa pubblica concentrata sulle voci correnti anziché sugli investimenti, la fragilità del territorio, la vulnerabilità che deriva da un’insufficiente protezione contro i rischi.

Si tratta di nodi che frenano le potenzialità di sviluppo del nostro Paese, soprattutto in una fase – come quella attuale – di grandi trasformazioni sul piano economico, sociale, tecnologico, ambientale.

Per garantire un futuro di benessere al nostro Paese occorre far leva sui punti di forza. Le parole chiave sono: crescita, investimenti, stabilità, lavoro, coesione. L’azione politica, quella delle istituzioni, l’attività delle imprese devono essere tutte protese al raggiungimento di questi obiettivi.

Il mondo assicurativo, su ognuno di questi aspetti, è in grado di fornire un contributo importante.

Offrendo coperture contro i rischi cui sono esposte famiglie e imprese, il sistema assicurativo riduce infatti le vulnerabilità e rafforza il percorso di crescita dell’economia. Investendo con orizzonti di lungo termine, concorre al finanziamento dell’economia reale e alla stabilità dei mercati finanziari. Integrando il ruolo del welfare pubblico ne favorisce l’equilibrio economico e la funzione sociale.

Più in generale, effettuando un’attenta valutazione dei rischi, incentivando la diffusione di strumenti di prevenzione, integrando i criteri di sostenibilità (ESG) nella propria attività e nelle decisioni di investimento, l’assicurazione è parte essenziale di un percorso di sviluppo sostenibile della nostra società, garanzia di benessere per le future generazioni.

Il mercato assicurativo italiano è, in termini di dimensione, il 4° in Europa – dopo Regno Unito, Francia e Germania – e l’8° nel mondo. Siamo un mercato aperto e pienamente integrato nell’Unione Europea cui ci legano sette decenni di collaborazione, di scambi, di costruzione di un mercato comune delle assicurazioni. Una costruzione, quest’ultima, ancora incompleta, e che richiede un nostro più incisivo intervento anche per rivedere normative che nel corso degli anni si sono dimostrate penalizzanti per le nostre imprese.

I RISULTATI DEL 2018

Anche nel 2018 l’industria assicurativa italiana ha svolto un ruolo centrale nell’economia del nostro Paese.

La raccolta premi complessiva delle imprese italiane è stata di 135 miliardi di euro, con un incremento del 3,2% rispetto al 2017. Al risultato positivo hanno contribuito sia il settore vita (102 miliardi, +3,5%) sia i rami danni (33 miliardi, +2,3%). A questi premi si devono aggiungere quelli raccolti dalle imprese europee che operano in Italia, pari a 13 miliardi nel vita e a 5 miliardi nel danni.

Gli oneri relativi agli oltre 6 milioni di incidenti risarciti nei rami danni hanno sfiorato i 22,5 miliardi di euro, di cui metà nell’auto.

Gli investimenti degli assicuratori italiani hanno superato gli 840 miliardi di euro, pari a quasi il 50% del PIL.

Il settore ha conseguito utili netti per 4 miliardi di euro, in riduzione del 30% rispetto ai quasi 6 miliardi del 2017; il calo ha essenzialmente riguardato il settore vita, in seguito alle rettifiche di valore contabilizzate sui titoli.

La solidità dell’assicurazione italiana è attestata da indici di solvibilità di assoluta sicurezza, anche nel confronto internazionale: a fine 2018, infatti, il capitale disponibile era oltre due volte quello richiesto. Lo Stress Testsvolto a livello europeo lo scorso anno ha confermato la capacità delle nostre imprese di far fronte a scenari avversi anche molto severi.

L’industria assicurativa dà occupazione, in via diretta e indiretta, a circa 300.000 persone, un dato rimasto in questi ultimi anni sostanzialmente stabile, nonostante una congiuntura economica e finanziaria non facile e un contesto competitivo molto acceso.

I risultati del 2018 confermano ancora una volta la fiducia degli italiani verso il risparmio assicurativo, che è arrivato a rappresentare il 17% della ricchezza finanziaria totale delle famiglie italiane.

Il prolungato scenario di bassi tassi di interesse e il nuovo quadro di vigilanza prudenziale pongono, peraltro, sfide vitali per l’industria. La salvaguardia delle peculiarità del risparmio assicurativo richiede una revisione incisiva delle regole applicabili ai prodotti vita.

Alle risposte che le imprese stanno dando innovando la loro offerta, dovranno necessariamente accompagnarsi misure europee che introducano adeguate flessibilità per contratti di lunga durata in caso di profondi e persistenti mutamenti degli scenari di mercato.

Gli assicuratori continuano peraltro a gestire questo risparmio di medio lungo termine con prudenza e lungimiranza, garantendo da una parte una buona remunerazione ai propri clienti e, dall’altra, continuando a sostenere con i conseguenti investimenti l’economia del Paese.

Un sostegno ancora oggi significativo al nostro debito pubblico: i titoli di Stato italiani sfiorano il 40% circa del totale degli investimenti assicurativi e rappresentano il 15% dell’intero stock in circolazione.

Cresce inoltre il nostro contributo all’economia reale. Mi riferisco ad esempio ad investimenti nelle nostre imprese, anche medio piccole, al venture capital e alle infrastrutture cui è inoltre dedicato il fondo ANIA, ormai in fase di avvio.

Sul fronte della r.c. auto il premio medio per le autovetture nel 2018 è stato pari a 414 euro. Dal 2012, è sceso del 25%, mentre le distanze territoriali si sono ridotte di circa il 40%. Nello stesso periodo, è fortemente diminuita anche la differenza rispetto al premio medio dei principali Paesi europei (Francia, Germania, Spagna e Regno Unito), passata da 213 a 72 euro. Si tratta di andamenti molto positivi dovuti alla forte concorrenza fra le imprese, alla presenza crescente della telematica, dove l’Italia è al primo posto nel mondo, e al calo delle frodi, peraltro ancora troppo diffuse.

Su quest’ultimo tema ANIA ha promosso un Osservatorio che, con il sostegno dei suoi associati e grazie anche al contributo di tutte le Istituzioni preposte alla prevenzione e repressione del fenomeno, dovrebbe garantire risultati tali da tradursi in benefici sensibili sui prezzi dell’intera utenza.

Questo nostro impegno dovrà necessariamente accompagnarsi a una revisione organica della normativa r.c. auto, oggetto fin qui di troppe e non sempre coordinate modifiche. Una revisione che, da un lato, torni a valorizzare i principi fondanti della funzione svolta dalla r.c. auto (mutualità, compartecipazione al rischio, sostenibilità tecnica ed educazione ai comportamenti virtuosi) e, dall’altro, tenga conto dei cambiamenti avvenuti e delle prospettive del sistema di mobilità. Penso, ad esempio, alle auto con guida assistita fino a quelle con guida autonoma, alle nuove forme di utilizzo del leasing, del noleggio a lungo termine e al crescente fenomeno dello sharing.

Per evitare poi che ogni sforzo di riforma possa essere seriamente depotenziato negli impatti, non potrà non tenersi conto della necessità di dare assetto definitivo e stabile alla materia del risarcimento del danno alla persona.

Recenti sentenze della Corte di Cassazione e le diverse impostazioni di alcuni tribunali rendono oggi più che mai necessaria la tempestiva emanazione della tabella di legge sulle macrolesioni, che garantirebbe vantaggi in termini di parità di trattamento e di riduzione del contenzioso, con conseguente positivo impatto sui costi complessivi dei risarcimenti e, quindi, sui premi.

LE SFIDE CHE CI ATTENDONO

La crescita dell’insieme dei rami danni esclusa la r.c. auto registrata nel 2018 (+ 3,9%) non elimina il sensibile gap di protezione assicurativa che caratterizza il nostro Paese, rendendolo più fragile e, quindi, meno competitivo nello sviluppo.

Ciò anche alla luce del permanere e in alcuni casi dell’inasprirsi dei trend globali in atto come l’invecchiamento della popolazione ( nel 2050 un terzo degli italiani avrà più di 65 anni ), i flussi migratori, le tensioni sociali, i fenomeni ambientali e climatici, le nuove frontiere tecnologiche.

Fenomeni tutti che acuiscono i bisogni di protezione degli individui, delle famiglie e delle imprese e a cui è necessario dare risposte veloci ed efficaci.

È essenziale e indifferibile, dunque, mobilitare, come già avviene in ogni Paese sviluppato, tutte le risorse disponibili sia a livello finanziario che di competenze.

Come non pensare a rafforzare la previdenza integrativa, patrimonio acquisito del nostro sistema di welfare che ha solo bisogno di raggiungere una platea più ampia di cittadini per garantire anche ai giovani condizioni serene nell’età più avanzata?

Come non pensare a un percorso simile a quello della previdenza complementare anche per il fondamentale tema della salute, privo sin qui di analoga e organica disciplina?

Si deve, innanzitutto, rendere più efficiente e più equa la spesa sanitaria privata che ha ormai raggiunto i 40 miliardi di euro. Spesa che si caratterizza per la straordinaria incidenza della componente pagata di tasca propria dai cittadini (“out of pocket”) che in Italia è pari al 90% del totale, rispetto al 40% in Francia e al 55% in Germania. Spesa privata, quindi, che per la sua quasi totalità mette il cittadino di fronte alla scelta tra pagare, quando è in condizione di farlo, o rinunciare alle cure nel momento in cui è più fragile.

A tal fine, auspichiamo un sistema sanitario in cui, a integrazione del prezioso sistema pubblico, trovino spazio non solo i fondi chiusi di categoria ma anche i fondi aperti e le polizze assicurative, con condizioni di accesso e di gestione uguali per tutti. Ciò consentirebbe di istituzionalizzare l’integrazione alle tutele già garantite dal settore pubblico, secondo un modello coerente con i valori del sistema di sicurezza sociale del nostro Paese.

Come non pensare poi a una partnership pubblico-privata in tema di catastrofi naturali a difesa del territorio in grado di affrontare ex-ante, anche eventualmente in logica integrativa e con focus sulla prevenzione, la strutturale fragilità del nostro territorio?

Su tutti questi aspetti ANIA ha sviluppato approfonditi studi e messo a punto progetti che, nel necessario confronto istituzionale, potrebbero trovare concretezza di soluzioni finanziarie socialmente valide.

Come assicuratori, che fondano la propria missione sull’analisi e gestione dei rischi, siamo pronti a mettere a disposizione la nostra esperienza e le nostre risorse.

Chiediamo alle Istituzioni un costruttivo, veloce confronto per garantire al Paese la rimozione dei fattori di debolezza con misure legislative, regolamentari e fiscali adeguate e organiche.

Si tratta anche di far fronte come sistema Paese alle sfide globali imposte dall’innovazione, soprattutto tecnologica, che esigono risposte altrettanto veloci e strutturali.

La nostra industria deve essere messa in grado di competere ad armi pari con concorrenti di grandi dimensioni e con disponibilità economiche e di dati tali da poter condizionare la libera concorrenza sui mercati.

Mi riferisco ai colossi del digitale e alla difficoltà di applicazione di leggi e regolamenti non riferibili a mercati globalizzati.

Le compagnie di assicurazione, da parte loro, stanno investendo in capitale umano ed economico per adeguare i modelli di business ai nuovi scenari. L’obiettivo è quello di rispondere ai nuovi e più ampi bisogni con soluzioni che prima che all’indennizzo mirino alla conoscenza, prevenzione e mitigazione del rischio e quindi all’offerta di servizi integrati di protezione.

Basti pensare all’evoluzione stessa del concetto di “salute”, ormai sostituito da quello più ampio di “benessere” che spazia dalla prevenzione alla cura, fino all’assistenza nelle sue varie forme.

Proprio su quest’ultimo fronte particolare attenzione va riservata ai bisogni derivanti dalla non autosufficienza, una problematica cui il Paese è sempre più esposto per il crescente numero di anziani.

Di tutt’altro tenore, ma non meno insidioso, è il tema del cyber crime sia per le imprese che per le persone fisiche. L’ingente mole di dati oggi disponibile rappresenta un patrimonio da proteggere da attacchi cibernetici sempre più frequenti e sofisticati.

Il tema assume rilevanza e sensibilità particolari per ANIA, che gestisce un vero e proprio ecosistema di dati dall’indubbia valenza strategica e, dunque, meritevole di una particolare tutela, anche nell’interesse dei clienti e del corretto esplicarsi delle dinamiche di mercato. Da queste considerazioni abbiamo preso le mosse per attivare, con un’apposita Convenzione, una partnership con l’istituzione preposta alla tutela della sicurezza nazionale, in particolare con il Comparto intelligence, al fine di sviluppare forme di collaborazione con riguardo, soprattutto, al settore della sicurezza cibernetica.

Le compagnie assicurative, da un lato rafforzano i presìdi a tutela dei loro sistemi, dall’altro sviluppano l’offerta di soluzioni di protezione dai rischi per clienti retail e per imprese cui, oltre al rimborso dei danni subiti, vengono spesso offerti anche servizi di pronto ripristino dell’operatività compromessa dagli attacchi.

L’ANIA e le Compagnie associate sono inoltre impegnate in un continuo lavoro di semplificazione e trasparenza per favorire la clientela, in un quadro normativo in grande evoluzione.

È questo l’anno dei contratti “semplici e chiari”, chiave di volta per un autentico consolidamento della fiducia dei nostri consumatori.

Prezioso il contributo dell’IVASS, nostro regolatore, sia sotto questo profilo che, in generale, sulle tante sfide anche a livello internazionale.

Visti i recenti cambiamenti ai vertici dell’Istituto consentitemi di ringraziare il dott. Salvatore Rossi che ha accompagnato il mercato e le compagnie nel nuovo sistema di Vigilanza e formulare un benvenuto e un augurio di buon lavoro al dott. Fabio Panetta per le tante sfide che attendono il settore.

E a proposito di sfide cito, a livello regolamentare, la prossima importante revisione della normativa Solvency II, che dovrebbe attenuare i significativi effetti negativi prodotti sul business assicurativo di lungo termine.

Effetti negativi ancor più pesanti per le imprese italiane, non adeguatamente protette, ad esempio, dalla volatilità di breve termine dello spread dei nostri titoli pubblici.

Su questo importante confronto europeo confidiamo in un’azione attenta e decisa dei rappresentanti italiani nella Commissione e nel Parlamento, oltreché del nostro Istituto di vigilanza.

Così come l’attenzione deve rimanere alta sul processo di definizione del principio IFRS 17, la novità più significativa in tema di requisiti contabili per le imprese di assicurazione negli ultimi 20 anni. Principio sul quale permangono criticità rilevanti per il nostro settore, anche in termini ditiming, che vanno risolte per garantire un’implementazione utile e ordinata.

Altri importanti appuntamenti ci attendono nei prossimi mesi sul fronte delle risorse.

In proposito, è stata confermata l’ottima qualità delle relazioni industriali di settore, testimoniata negli ultimi anni anche dai rinnovi dei Contratti Collettivi Nazionali.

È con analogo atteggiamento costruttivo che dovrà essere affrontato il prossimo rinnovo del contratto per i dipendenti delle compagnie di assicurazione e di assistenza.

In tale occasione, si dovrà proseguire sulla strada dell’“ammodernamento” e della “semplificazione” che ha caratterizzato l’ultima tornata contrattuale, con un’attenzione particolare ai nuovi profili professionali emergenti e alla progressiva digitalizzazione del lavoro.

Per quanto riguarda le reti, la diffusione della tecnologia digital e social, nonché la recente normativa IDD, comportano inevitabili ripercussioni anche sui processi e sui comportamenti distributivi.

Di fronte a tali sfide l’intermediario viene chiamato a svolgere un ruolo ancora più delicato puntando sempre più sulla qualità del servizio offerto alla clientela, sulla capacità di offrire consulenza e di trasmettere correttamente i valori della proposta formulata. Realizzando, dunque, quel cambio culturale che tutte le forme di distribuzione stanno affrontando.

È in fase di avvio il tavolo tra l’ANIA e i Sindacati degli Agenti per definire il nuovo Accordo con l’auspicio che lo stesso possa costituire un adeguato quadro di riferimento in grado di tener conto del mutato contesto normativo e delle novità intervenute anche a livello tecnologico.

Sul fronte dei servizi, ci siamo dati l’obiettivo di supportare l’evoluzione tecnologica nelle imprese con azioni concrete. Tramite “Innovation by ANIA”, l’Osservatorio permanente dell’Associazione, abbiamo organizzato il secondo “Annual meeting” dedicato al tema delle nuove tecnologie in ambito medico-sanitario e al loro impatto a livello economico, sociale e assicurativo. Abbiamo potenziato le nostre banche dati e i relativi servizi da offrire agli Associati. Particolare attenzione è stata data al tema della formazione e della riqualificazione professionale.

Anche ANIA continua ad adeguare la propria struttura al veloce evolvere delle esigenze del mercato e dei propri associati. Associati dei quali percepisco forte il sostegno e la condivisione di un percorso di crescita efficiente e che ringrazio.

Un grazie anche a tutte le donne e gli uomini dell’ANIA per la passione e l’impegno di ogni giorno.

Signor Presidente della Repubblica, Signora Presidente del Senato, Signor Presidente del Consiglio, Autorità e ospiti tutti,

Se ci voltiamo a guardare l’Italia di 75 anni fa, quando l’ANIA è stata costituita, vediamo un Paese ferito, stremato, impoverito ma – allo stesso tempo – desideroso di dimenticare, crescere e ricostruire il proprio futuro dalle macerie.

Di quel futuro, le forze politiche della giovane democrazia vollero – concordemente – che l’architrave fosse una Carta Costituzionale ampia e moderna.

Come osservò, peraltro con la consueta acutezza, Pietro Calamandrei: “La nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere”. E ancora: “La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità”.

La nostra Nazione deve custodire e salvaguardare – al di sopra di ogni divisione politica – quei principi di libertà, equità e coesione a fondamento della nostra democrazia e che hanno garantito sviluppo e fiducia. Sfide e impegni difficili – talvolta insormontabili, all’apparenza – ci attendono e solo con un ritrovato spirito di impegno solidale, etico e onesto, riusciremo ancora una volta a ripristinare quel benessere diffuso che a lungo ha premiato la nostra volontà.

Il nostro mondo, quello delle assicurazioni, che oggi ho l’onore e l’orgoglio di rappresentare, continuerà – con impegno crescente – a rispondere a ogni chiamata del nostro Paese. Ci saremo per le famiglie, per le aziende, per le molte realtà che rappresentano nel lavoro, nel sociale, nel volontariato quella pluralità operosa di donne e uomini con i quali – in questo lungo cammino – abbiamo costruito un solido rapporto di rispetto e di fiducia.

Grazie.