Calcagni: il Punto – 1° agosto 2019

Un mese quello appena trascorso denso di appuntamenti, i tre incontri in ABI per il rinnovo del CCNL credito, l’iniziativa sulla finanza etica, la celebrazione del centenario ABI, l’avvio del piano di proselitismo sul territorio nazionale.

Non mancano le considerazioni sulle vicende collegate agli Istituti di credito  che hanno accompagnato queste calde giornate.

Sul rinnovo CCNL, nel primo dei tre incontri ABI ha rassegnato i suoi “numeri” macro e congiunturali, abbiamo avuto modo di ribadire al tavolo che per il sindacato unitario la base di trattativa è solo ed esclusivamente quella racchiusa nella piattaforma depositata e nei contenuti che essa esprime. 

I numeri dati da ABI ci hanno portato a riaffermare  come a livello sistemico il tema centrale sia quello della redistribuzione della ricchezza rispetto alla remunerazione dei capitali finanziari che le banche impavidamente e spavaldamente continuano ad assicurare ai loro azionisti;

 La seconda tappa del confronto ha evidenziato prime caute aperture sui temi di confronto, primo fra tutti l’innovazione digitale e la gestione del suo impatto e  relative ricadute sul settore.

Grande attenzione tra i punti evidenziati al tavolo la centralità del CCNL a tutela della dignità del lavoro, del salario e dei diritti e, non come ultimo, le questioni ancora oggi senza soluzioni collegate a questa area del Paese; non solo occupazione ma anche condizione sociale e stato degli investimenti infrastrutturali, aspetti che vanno necessariamente tutti coniugati nel perseguimento di una proposta di rilancio complessivo del sud del Paese.

Proprio sul Mezzogiorno, nel mese di Ottobre, a Bari, realizzeremo una importante iniziativa.

L’ultimo incontro, previsto per il 30 Luglio è stato annullato in virtù della convocazione governativa in pari data di ABI che ha comunque inviato oltre la calendarizzazione per i mesi di  settembre e ottobre anche un testo sul Comitato bilaterale e paritetico sull’impatto delle nuove tecnologie/ digitalizzazione nell’industria bancaria.

Come abbiamo anche avuto modo di sottolineare nel comunicato unitario diffuso nello stesso pomeriggio del 30 Luglio “ La proposta di istituire un comitato bilaterale e paritetico sull’impatto delle nuove tecnologie / digitalizzazione nell’industria bancaria ci vede   favorevoli. 

Non ci convincono  però i requisiti e le competenze che ABI vorrebbe assegnare allo stesso comitato”; su questo e altri aspetti di merito che rifletteremo nel corso della pausa estiva sino alla ripresa del negoziato previsto in prima convocazione per il 23 settembre.

Nell’ambito delle attività della Segreteria Nazionale, in collaborazione con il Dipartimento Giuridico e Welfare, abbiamo tenuto  il 4 Luglio l’iniziativa “fondi pensione: mandato fiduciario e finanza sostenibile” cui ha partecipato anche il Segretario Confederale con delega alla previdenza Roberto Ghiselli.
Il tema della finanza sostenibile quindi, non solo in chiave reputazionale e di valutazione del rischio finanziario, ma in relazione alla condizione dei più giovani, oggi penalizzati non solo dai bassi livelli salariali che rendono difficile la distrazione di somme importanti per la previdenza complementare, oltre che  da contenute  percentuali di contribuzione aziendale  rispetto alle passate generazioni.

In questo senso, oltre a lanciare la costituzione della Consulta Previdenziale Nazionale intendiamo unitariamente lavorare per l’istituzione di un network, un tavolo di confronto previdenziale che metta a fattor comune le best practices per una più incisiva e ampia azione in termini di risposte ed elaborazione di proposte sul tema.

Siamo infatti convinti che anche parlando di welfare e coniugando il welfare previdenziale con la questione della sostenibilità degli investimenti che possiamo riallacciare – come spesso abbiamo dichiarato anche nella presentazione dei punti rivendicativi della nostra piattaforma in rinnovo del CCNL-   un dialogo con le giovani generazioni nell’ottica di una elaborazione di una proposta di sostenibilità sociale ed economica del sistema previdenziale.

La mia  Segreteria e io siamo convinti che la priorità sia raggiungere i giovani, ricongiungere la loro condizione in termini di salario, diritti e tutele a quella dei colleghi più anziani; siamo convinti e determinati a che nel nuovo CCNL del credito siano rappresentate tutte le generazioni.

Il quadro banche, negli sviluppi più recenti, non può che destare preoccupazione.

Su Banca Carige teniamo sempre alta l’attenzione e come più volte esplicitato esprimiamo la nostra vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori dell’ Istituto ligure.

Nella giornata del 30 è stato finalmente approvato dal  Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi il piano di salvataggio della Banca con una manovra di rafforzamento da 900 milioni di euro in cui oltre il FITD avrà ruolo importante anche Cassa Centrale Banca che si farà carico del rilancio sul mercato dell’istituto ligure.

La partita non è certamente chiusa, resta da sciogliere il nodo rispetto all’esito assemblea per la delibera dell’aumento di capitale da 700 milioni di euro e soprattutto alla posizione dei Malacalza.

Oltre ad esprimere vicinanza e solidarietà alle lavoratrici ai lavoratori e alla clientela dell’Istituto non possiamo che auspicare una decisione da parte del maggior azionista della Banca improntata a ragionevolezza e senso di responsabilità  collettiva nel rispetto delle persone e del territorio e soprattutto senza passi indietro come nel caso dell’intervento del fondo Black Rock.

Su Banca Intermobiliare, ancora una volta si conferma quanto spesso da noi sostenuto, la mala gestio creditizia in abbinamento a politiche strategico- commerciali inadeguate non possono più ricadere sulle lavoratrici e sui lavoratori già pesantemente provati dalle vicissitudini che ormai dal 2017 hanno coinvolto il Gruppo BIM.

La vicenda di DOBank, oggi DoValue,  rappresenta senz’altro un punto di allarme nel settore;, questa società, che si occupa della gestione e del recupero di crediti deteriorati per conto di banche e industrie, con l’avvio del processo di revoca volontaria della licenzia bancaria sembra avere chiaro  l’obbiettivo  di alleggerirsi da legacci regolamentari e, supponiamo,  tenere liquidi eventuali capitali per eventuali operazioni straordinarie.

Non solo, il dato esuberi presentato evidenzia il fallimento delle esternalizzazioni, a riprova di quanto da noi sostenuto anche in piattaforma in termini di area contrattuale, ovvero che la gestione degli Npl e Utp sia  ricondotta all’interno del settore creditizio.

Sulla Popolare di Bari, dopo l’approvazione del bilancio 2018,  il futuro si chiama anche, e soprattutto, aggregazione, con la ricerca, come si legge nel piano industriale 2019/2023, di “un player di dimensioni idonee sino a raggiungere una dimensione soglia adeguata alla missione industriale perseguita”.

Certo è che, al di la dei giri di valzer nei CdA, quello per noi conta è la salvaguardia degli equilibri occupazionali, essendo già la Banca stessa radicata in un contesto territoriale, quello del centro Sud, che presenta come più volte abbiamo sottolineato, criticità su diversi versanti.

Anche in Credit Agricole, la presentazione del piano industriale a medio termine del 2 luglio ha suscitato considerazioni senz’altro positive circa l’intervento sugli investimenti tecnologici e sulla tenuta degli equilibri occupazionali, meno in relazione al tema delle pressioni commerciali che sembra non trovare ancora la giusta focalizzazione all’interno del Gruppo e su questo sempre in rimando alle richieste in piattaforma contrattuale riteniamo esiziale il raccordo del testo sottoscritto in ABI il 7 febbraio 2017 sulle politiche commerciali con quello che sarà l’articolato del nuovo CCNL.

Occorre, lo ripetiamo sempre, rimettere al centro le persone, i lavoratori come tali come risorsa e ricchezza per il sistema e non come ingranaggi di una catena di montaggio tesa meramente alla vendita di prodotti commerciali.

Importante nel panorama assicurativo la sottoscrizione dell’Accordo relativo al Fondo di accompagnamento alla pensione nel Gruppo Unipol Assicurazioni.

Un accordo che nell’ambito del piano industriale 2019/2021 apre ai lavoratori in possesso dei requisiti la possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro in via assolutamente volontaria con una serie di incentivazioni.

Il dato positivo a nostro avviso è anche quello collegato all’ingresso di 300 nuovi lavoratori contestualmente al piano di assunzioni nel Gruppo.

Sempre in relazione al versante assicurativo , molto bene in questo mese la sottoscrizione dei CIA del Gruppo Cattolica  Assicurazioni e Groupama Assicurazioni, anche in Gruppo Generali Assicurazioni siamo arrivati alla sottoscrizione dell’Accordo sugli AV ( Premio Variabile Aziendale) , accordo in cui il ruolo della Fisac è stato dirimente rispetto agli avanzamenti che il risultato finale ha espresso;  sempre in questo Gruppo, nell’ambito della mia partecipazione agli ultimi due direttivi, oltre a registrare con soddisfazione la presenza di giovani dirigenti di qualità, ho rafforzato in me la consapevolezza della necessità di dover lavorare perché la Fisac consolidi la solidarietà nel gruppo dirigente.

Importante per la mia Segreteria e per me il ruolo e l’autonomia dei coordinamenti aziendali a cui va il nostro appoggio e sostegno in questa complessa stagione sindacale.

Sul piano esuberi ad aprire le danze in modo estremamente preoccupante è stata la tedesca Deutsche Bank, che ha annunciato un piano di ristrutturazione lacrime e sangue che ad oggi conta meno 18.000 dipendenti, 1 licenziato per ogni 6 dipendenti della banca a livello globale,  per un taglio del 16-20% della forza lavoro.

Ultima, l’ipotesi dei possibili esuberi previsti nel prossimo piano industriale di Unicredit,- ad oggi non confermate ufficialmente dall’Istituto-;  ancora una volta la risposta del sindacato è stata determinata, compatta e decisa.

Abbiamo usato nelle nostre risposte toni forti, volutamente anche provocatori, perché non è più sostenibile la logica che le promesse di  dividendi fuori mercato  agli azionisti vengano onorate sulle pelle delle nostre lavoratrici e dei nostri lavoratori.

Semplice per l’AD Mustier sbandierare i prepensionamenti come la panacea per queste decisioni, meno semplice sarà la gestione di una eventuale procedura  di confronto sindacale perché ancora una volta, così come nel respingere l’accordo quadro proposto da ABI, il sindacato sarà compatto e unito a salvaguardia delle persone, della clientela e del territorio nazionale.

Lo abbiamo anche dichiarato e scritto a Monsieur Mustier, semplice macinare utili tagliando i costi, semplice macinare utili chiudendo sportelli come se si tagliassero i rami secchi di un albero.

Non sono rami secchi, quelle lavoratrici e quei lavoratori sono la linfa del nostro sistema Paese sono le madri e i padri dei giovani ai quali si sentono in obbligo di offrire un futuro e una speranza che non sia quella di portare pizze su biciclette sgangherate senza diritti né tutele.

La delicatezza e la dimensione della risposta rispetto alla vicenda Unicredit in particolare si collega al tanto temuto “rischio Italia”; la decisione dell’ex Kepi Blanc, Jean Pierre Mustier, di dismettere asset che garantivano alti livelli di redditività come la cessione di quote di Fineco o l’alleggerimento  dei Btp sui 54 miliardi oggi in pancia all’Istituto di Piazza Gae Aulenti,  sembrano pezzi di un puzzle in cui l’Italia non rappresenta più un asset strategico nella politica globale del Gruppo con evidenti e pericolosi rischi di sistema a livello globale.

Ulteriore elementi di considerazione e valutazione sul sistema Paese e sulla fragilità e al contempo complessità del quadro politico attuale sono quelle susseguenti le dimissioni del Presidente dell’Anac Raffaele Cantone. 

Come Fisac sia nel commentare lo sblocca cantieri, che nei contenuti della missiva con la quale ci siamo rivolti alla Presidenza della Repubblica, abbiamo sottolineato il ruolo cruciale delle Autorithy a contrasto dell’ illegalità che purtroppo, sotto varie forme, serpeggia nelle vene del Paese inquinandone i meccanismi economico finanziari e democratici.

Sempre nella missiva al Capo dello Stato abbiamo affrontato il problema della lotta all’evasione fiscale, proponendo, in un percorso che porti al modello nordeuropeo di cashless economy un più severo, una incisiva normazione sulla tracciabilità e sui  limiti di utilizzo del contante, una proposta tra l’altro recepita anche nella piattaforma confederale per la Legge di bilancio 2019.

Importante è stata la partecipazione della Fisac alle assemblee annuali di ANIA e ABI in entrambi i casi, le dichiarazioni che abbiamo rilasciato proiettano l’analisi direttamente alla stagione dei rispettivi rinnovi contrattuali.
In occasione dell’assemblea ABI tra l’altro celebrativa del centenario dell’associazione stessa la nostra organizzazione ha ritenuto di rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica.

Una comunicazione che,  rivolta alla massima autorità della nostra Repubblica,  ha voluto parlare al Paese, evidenziando pubblicamente le criticità del settore e dell’impatto disastroso che una gestione avventata e non attenta delle questioni poste sul tavolo potrebbero determinare a livello nazionale.

La gestione degli Npl, l’indipendenza di Banca d’Italia, la normazione e il controllo della gestione del contante, la necessità primaria, oggi ignorata,  di ricostruire un apparato di tutele e diritti intorno al lavoro,  le politiche industriali nel Mezzogiorno, sono elementi che complessivamente  intesi non possono che alimentare le problematiche connesse al “rischio Italia”.

Siamo   convinti del ruolo chiave che il sistema del credito nelle sue sfaccettature riverberi sul Paese, nelle dinamiche politiche economiche e sociali; pensiamo quindi  che il CCNL bancario e le valutazioni e considerazioni che il tavolo svilupperà, possano essere senz’altro laboratorio di soluzioni in raccordo alle problematiche che abbiamo rappresentato apportando un costruttivo contributo di per una ipotesi di sostenibilità collettiva.

Il dato che la categoria tutta sia partecipe in questa nostra elaborazione  è stato anche dimostrato dalla commissione contrattuale del 19 luglio, una  commissione molto partecipata in termini di presenza e dibattito a riprova non solo del forte radicamento dell’esercizio dei meccanismi democratici all’interno dell’organizzazione ma anche di una forte connotazione identitaria nei contenuti che sono stati espressi:

la centralità della piattaforma e la consapevolezza di articolare riflessioni all’interno del suo ambito sino ad arrivare ad una valutazione complessiva rispetto ai contenuti che il nuovo CCNL esprimerà.

Continueremo con questa metodologia sino alla sigla del nuovo CCNL che faremo poi vivere sul territorio nazionale nelle assemblee con i lavoratori.

Sempre questo caldo mese di Luglio ha dato avvio alla campagna di proselitismo già annunciata nell’ultimo direttivo e nel Punto di Giugno.
Abbiamo iniziato da Bologna, visitando le lavoratrici e i lavoratori di Bper Banca, Unipol Banca, Intesa Sanpaolo e MpS.

Ringrazio qui il territorio e le compagne e i compagni che hanno reso possibile quella bella giornata bolognese.

Quella del sindacato di strada, dovrà senza dubbio diventare la linea strategica del sindacato, più volte richiamata nelle dichiarazioni programmatiche del nostro Segretario Generale Landini sin dal congresso di Bari .

Sindacato di strada e attenzione al proselitismo non certo come segno del cedimento della confederazione al populismo ma il ritorno al sindacato delle nostre radici, un sindacato che, come quello di Giuseppe Di Vittorio, vuole guardare il mondo con occhi degli ultimi .

Una pratica politica antica certamente  ma pensiamo anche innovativa e dirompente allo stesso tempo, una pratica che forse, anche la sinistra politica dovrebbe recuperare per ricucire quello strappo sociale e generazionale tante e tante volte denunciato.

Abbiamo lanciato un piano di proselitismo che coinvolge territori e gruppi bancari perché è oggi necessario quanto mai coniugare la riflessione politica e l’azione sui territori stessi.

Occorre una assunzione politica di responsabilità e di presenza a partire dai dirigenti sindacali dal livello più alto.

Lavorare sul proselitismo vuol dire lavorare anche per la tenuta e soprattutto per la qualità della nostra democrazia, oggi sempre più violentemente attaccata.

Portare il sindacato sui luoghi di lavoro, tra le scrivanie vuol dire portare in questi luoghi democrazia vuol dire esserci, vuol dire superare l’individualismo che oggi ci vuole isolati e divisi e portare tra le nostre persone un linguaggio collettivo di coesione; 

le assemblee per l’approvazione della piattaforma unitaria per il rinnovo del CCNL ci hanno premiato su tutto il territorio, occorre continuare con questo lavoro di presenza per dare ancora più forza e concretezza alla forza della nostra Fisac.

Occorre lanciare un messaggio di
continuità e determinazione , possiamo anche non riuscirci, ma la mia Segreteria e io chiamiamo l’organizzazione tutta a provarci, rendendoci disponibili su tutto il territorio nazionale.

Lo abbiamo già detto, e ne siamo ancora più convinti, non è sulla carta stampata o nei gossip,  ma tra le lavoratrici e i lavoratori che il sindacato deve trovare forza e radicamento.

Buon lavoro a tutte e a tutti 

Il Segretario Generale 

Giuliano Calcagni