Preoccupazione per il piano industriale di Bper in Sardegna

La Cgil regionale e la Fisac Nazionale esprimono preoccupazione per i riflessi che il Piano Industriale 2019 – 2021 del Gruppo Bper determinerà sul territorio sardo e, complessivamente, sul Mezzogiorno. Nel caso specifico della Sardegna, rispetto al processo negoziale in corso, i segretari generali Michele Carrus e Giuliano Calcagni ricordano “l’importante contributo del Banco di Sardegna ai risultati positivi di gestione e ai parametri di solidità patrimoniale del Gruppo Bper, ma anche il maggior concorso agli obiettivi aziendali al quale è stato chiamato”.

Anche per questo Cgil sarda e Fisac nazionale chiedono che il numero dei nuovi occupati sia aumentato rispetto a quanto dichiarato nel Piano e che non sia prevista l’uscita di attività svolte nell’Isola, con particolare riguardo alla loro qualità e impatto sui livelli occupazionali, ipotizzando anzi il possibile rientro in Sardegna di lavorazioni ad alto valore aggiunto. In particolare, i segretari Carrus e Calcagni sollecitano il Gruppo Bper e all’Ad Alessandro Vandelli affichè chiariscano “quale sia la posizione e quale l’impegno rispetto alle azioni a sostegno di un territorio investito da una condizione di crisi economica e sociale ampia e diffusa che tarda ad attenuare la sua morsa e che richiede, perciò, una più forte responsabilità sociale delle imprese e del gruppo stesso nelle scelte d’investimento”.

“Abbiamo sempre ribadito – hanno detto i segretari generali Michele Carrus e Giuliano Calcagni – il ruolo sociale del credito come presidio del territorio ma anche come mezzo di contrasto  alle economie sommerse”. Il tema della buona occupazione nel Mezzogiorno non solo vive unitariamente nei contenuti della piattaforma per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale del credito, ma ha un ruolo importante anche nella piattaforma confederale che Cgil Cisl e Uil hanno presentato sia al precedente che all’attuale esecutivo. E’ importante che si restituisca centralità al lavoro in quest’area del Paese anche come impulso per la ripresa della domanda interna a sostegno dell’intera economia nazionale.