Report del Convegno “La Green Economy nel Reporting non Finanziario”

DIPARTIMENTO NAZIONALE SOSTENIBILITA’ E RSI

Si è svolto a Roma un importante Convegno dl titolo “La Green Economy nel Reporting non Finanziario” organizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Il Dipartimento Sostenibilità e Rsi della Fisac-Cgil era presente, a rimarcare il suo costante impegno per pratiche di Responsabilità Sociale d’Impresa che possano essere a supporto di un cambiamento dello sviluppo in chiave di Sostenibilità. Qui di seguito riportiamo una relazione da noi elaborata, sulla base degli interventi  succedutesi nel corso della giornata.

             Il Convegno, a due anni dall’entrata in vigore della Rendicontazione obbligatoria di informazioni di carattere non finanziario per le Imprese di grandi dimensioni Dlgs.254/2016 attuativo Direttiva europea 2014/95 (ricordiamo Imprese con più di 5oo Dipendenti e con valore dello Stato patrimoniale superiore a 20mln di euro oppure con ricavi netti uguali o superiori ai 40mln di euro –circa 300 Aziende in Italia, per lo più del Comparto Bancario ed Assicurativo. Ndr.) ha offerto l’opportunità di fare il punto sullo stato della Rendicontazione nel nostro Paese, con particolare focus sul punto di vista delle modalità di rendicontazione delle performance e degli impegni ambientali e dell’integrazione della Green Economy nella strategie delle Imprese sia  “Core Green” che “Go-Green” (la differenza è che le prime sonoAziende Green economy e forniscono prodotti/servizi nel campo della Sostenibilità ambientale, le secondo sono Aziende tradizionali che applicano criteri di Sostenibilità  nel loro processo produttivi, e sono rispettivamente 27,5 ed il 14,5% delle Imprese italiane. Ndr).

E’ stata, dunque, presentata la Prima indagine valutativa degli aspetti ambientali trattati nella Dichiarazione Non Finanziaria delle Imprese italiane, elaborate dalla Fondazione stessa su un vasto campione di Soggetti e localizzata su Indicatori ambientali quali abbattimento delle emissioni, efficientamento energetico, gestione circolare di materiali e rifiuti, criteri di green procurement, tutela del Capitale naturale e biodiversità.

In tema di Green economy, si è detto nel Convegno, uno dei cambiamenti più rilevanti è il porre l’attenzione non solamente sulle performance dei processi, ma anche e soprattutto su quelle dei beni e servizi che un’Impresa immette nel mercato e su cui basa la sua strategia di business. Questo perché in molti casi la parte più rilevante degli impatti generati da un’Impresa sono legati sia alla produzione che all’utilizzo dei propri prodotti. Sulla qualità ambientale dei prodotti si gioca una fetta importante della competività dell’Impresa in epoca di Green economy (considerando solo il processo di produzione di un veicolo, esso genera 50 gCo2/Km, ma considerando il processo di produzione ed il suo utilizzo si arriva sino a 250 gCo2/Km Ndr.)

E’ solo attraverso l’inclusione dei prodotti e dei servizi offerti, è possibile calcolare in misura completa le effettive performance ambientali e relative ricadute sulla Società e sull’economia. Occorre, dunque, calcolare l’Environmental Footprint (emissioni inquinanti/climalteranti, consumi energetici, di materia e di suolo…) attraverso la metodologia Life Cycle Assesment. Ecco che così, il reporting diventa meno attività di comunicazione ma si orienta sempre più all’analisi comparativa delle performance, anche comparativamente, ed alla ricerca di nuove ed efficaci strategie industriali green.)

Le raccomandazioni per il Green Reporting sono: 1) dare più spazio alle tematiche ambientali; 2) dare rilevanza alla qualità ambientale del prodotto/servizio; 3) misurare le proprie performance ambientali; 4) misurare e ridurre il proprio contributo all’emissione di Gas serra; 5) orientare il proprio modello di business in chiave circolare; 6) valorizzare il legame tra impresa e territorio, valorizzando il capitale umano e naturale. Questo avviene utilizzando degli indicatori chiave quali il Water footprint, il Material footprint, l’Energy footprint, il Land footprint ed, infine, il Carbon footprint.

In questo contesto, assume un indirizzo strategico ed un ruolo chiave la Matrice di Materialità che permette:  A) l’individuazione dei Temi fondanti e fondamentali; B) i livelli stessi di materialità; C) le politiche e gli obbiettivi; D) la definizione degli Indicatori da rendicontare. Questo permette di avere un progetto di rendicontazione come percorso strategico, con una prospettiva di lungo periodo. La Comunicazione si integra con la pianificazione e la gestione attraverso un dialogo sistematico con i propri stakeholder, di cui la Matrice di materialità ne è un asse portante.

Ricordiamo che la Matrice di Materialità e la relativa analisi, è un importante strumento di indirizzo strategico per le Imprese e gli Stakeholder attraverso il quale, (partendo da un’osservazione dei propri impatti sull’Ambiente e la Collettività), vengono individuati i temi più rilevanti per gli Stakeholder stessi al fine di indirizzare le proprie attività ed orientare i propri processi decisionali.

Tutto ciò potrebbe permettere alle Imprese di rispettare i tre Principi sull’Ambiente emanati dal Global Compact delle Nazioni Unite. Essi sono: Principio VII approccio preventivo nei confronti delle sfide ambientali – Principio VIII promuovere una maggiore responsabilità ambientale – Principio IX sviluppare e diffondere la diffusione di tecnologie che rispettano l’Ambiente.

Il Global Compact è un’Agenzia delle Nazioni Unite fondato nel 1999 che opera per promuovere i suoi Dieci Principi attraverso dialoghi istituzionali, la produzione di conoscenza e la diffusione di buone pratiche, supportando gli Obbiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) adottati il 25 settembre 2015 dall’Assemblea Generale dell’Onu. Essi sono orientati allo sradicamento della povertà estrema, alla diffusione della Pace, alla promozione della prosperità e dello sviluppo umano a livello globale entro l’anno 2030.

In sostanza un Convegno che dimostra, ancora una volta di più. L’importanza di uno Sviluppo sostenibile in chiave sociale, economica ed ambientale. Uno sviluppo a cui vuole dare il suo fattivo contributo il Dipartimento Sostenibilità e Rsi della Fisac, assieme a tutta la Fisac ed alla nostra Confederazione.

Photo by Philippe Put