Guido Rossa, le parole e l’azione

Il 24 gennaio 1979, otto mesi e mezzo dopo l’assassinio di Aldo Moro, le Brigate Rosse colpiscono ancora uccidendo a Genova Guido Rossa, iscritto al Pci e delegato sindacale della Fiom, membro del Consiglio di fabbrica dell’Italsider dal 1970, esperto alpinista, fotografo, pittore e scultore, trucidato per aver denunciato, da solo, Francesco Berardi, un brigatista infiltrato in fabbrica.

La sua morte è uno spartiacque nella lotta contro il terrorismo. Il suo atto consapevole brucia ogni possibile zona grigia, rendendo esplicita e trasparente la scelta di assumere il terrorismo come il nemico dei lavoratori, della classe operaia e della democrazia. Un atto lucido, chiaro e coerente, un gesto, quello di Guido Rossa, politico, da ricordare e tramandare come prezioso insegnamento.

Caro Ottavio – scriveva Guido all’amico Ottavio Bastrenta nel 1970 – l’indifferenza, il qualunquismo e l’ambizione che dominano nell’ambiente alpinistico in genere, ma soprattutto in quello genovese, sono tra le squallide cose che mi lasciano scendere senza rimpianto la famosa lizza della mia stazione alpina. Da parecchi anni ormai mi ritrovo sempre più spesso a predicare agli amici, l’assoluta necessità di trovare un valido interesse nell’esistenza, che si contrapponga a quello quasi inutile (e non nascondiamocelo, forse anche a noi stessi) dell’andar sui sassi. Che ci liberi dal vizio di quella droga che da troppi anni ci fa sognare e credere semidei o superuomini chiusi nel nostro solidale egoismo, unici abitanti di un pianeta senza problemi sociali, fatto di lisce e sterili pareti sulle quali possiamo misurare il nostro orgoglio virile, il nostro coraggio, per poi raggiungere (meritato) un paradiso di vette pulite, perfette e scintillanti di netta concezione tolemaica, dove per un attimo o per sempre, possiamo dimenticare di essere gli abitati di un mondo colmo di soprusi e di ingiustizie, di un mondo dove un abitante su tre vive in uno stato di fame cronica, due su tre sono sottoalimentati e dove su sessanta milioni di morti all’anno, quaranta muoiono di fame! Per questo penso, anche noi dobbiamo finalmente scendere giù in mezzo agli uomini a lottare con loro, allargando fra tutti gli uomini la nostra solidarietà che porti al raggiungimento di una maggiore giustizia sociale, che lasci una traccia, un segno, tra gli uomini di tutti i giorni e ci aiuti a rendere valida l’esistenza nostra e dei nostri figli.
Ma probabilmente queste prediche le rivolgo soprattutto a me stesso, perché anche se fin dall’età della ragione l’amore per la giustizia sociale e per i diritti dell’uomo sono stati per me il motivo dominante, sin’ora ho speso pochissime delle mie forze per attuare qualche cosa di buono in questo senso […]. Le lotte sindacali di questi ultimi mesi hanno avuto per obiettivo – tra gli altri – la democrazia sui luoghi di lavoro, e il diritto dei lavoratori di indagare sul processo produttivo e sulle condizioni ambientali in cui esso si svolge. Negli anni Settanta la lotta dei lavoratori sarà tesa a portare il potere decisionale dal vertice alla base, in tutti i campi della vita pubblica. Problema fondamentale dello sviluppo democratico nazionale è l’intervento dei lavoratori nella produzione industriale. Nuove conquiste sono necessarie. Partendo dallo Statuto dei diritti dei lavoratori, perché gli operai possano pesare nell’organizzazione della produzione e per l’affermazione e la difesa dei propri diritti di lavoratori e di cittadini […] Da poco mi hanno eletto con regolari votazioni delegato di reparto. Inizia qui e probabilmente finisce la mia carriera di sindacalista. Avrei voluto rimanerne fuori, ma mi hanno messo alle strette, dicono che parlarne solo non basta! E fin dal primo giorno sono partito all’attacco, tanto per tre o quattro anni non potranno buttarmi fuori”.

Esattamente 9 anni dopo Guido sarà ucciso, reo – agli occhi dei terroristi – di aver denunciato un compagno di lavoro sorpreso a distribuire documenti delle Br all’interno della fabbrica.

A 41 anni dalla scomparsa lo abbiamo ricordato guido così:

Guido, le parole e l’azione

In memoria di Guido Rossa, operaio, ucciso 41 anni fa dalle Brigate Rosse

La Cgil ha deciso di dedicare a Guido Rossa un minidocumentario, prodotto da RadioArticolo1, che ripercorre la sua vita e il suo impegno sindacale.

Le immagini dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico ritraggono Enrico Berlinguer, ai funerali, cupo come mai, le parole di Sandro Pertini contro le Br, le testimonianze dei compagni di lavoro. E poi Guido, l’uomo che scalava le montagne e che alle parole preferiva l’azione. La voce è di Massimo Dapporto, le musiche di Dimitri Scarlato, i testi di Ilaria Romeo, la regia di Mauro Desanctis GUARDA IL VIDEO

Back to top button