Il Punto di Giuliano Calcagni – Febbraio 2020

Nella  notte  dell’ultimo  giorno  dell’anno  abbiamo  potuto  ascoltare  le parole  del  Presidente  della  Repubblica  che  ponevano  fine  ad  un  anno  di assalti  scomposti alle Istituzioni. 

Non lo stesso possiamo dire rispetto alle tensioni internazionali  che hanno caratterizzato  questo inizio di anno in modo preoccupante, aprendo la strada a un conflitto che potrebbe davvero essere probabilmente imminente. 

I missili iraniani lanciati contro le basi statunitensi in Iraq, infatti hanno segnato in modo irreversibile l’inizio di un conflitto in uno  scacchiere mediorientale, già infiammato dopo l’uccisione del generale iraniano Soleimani, uno scacchiere in cui anche la linea politica  di Trump rischia di innescare una nuova ondata terroristica. 

A questo si aggiungono  le tensioni alimentate dalla nuova smania di egemonia della Turchia: l’annuncio dell’invio di forze a sostegno di Al Serrai  certifica la determinazione di Erdogan ad una battaglia  in Libia contro l’esercito di Haftar, ormai prossimo alla conquista di Tripoli. 

La posizione del Paese rispetto a questo preoccupante scenario ad oggi non rivela particolare consapevolezza, siamo convinti che l’Italia debba esprimente una sua collocazione politica e di indirizzo rispetto a quanto sta accadendo nel bacino del mediterraneo orientale e anche rispetto alla questione libica dove è in corso la battaglia per il controllo di Sirte.

L’Italia, crocevia strategica verso l’area mediorientale, potrebbe infatti trovarsi coinvolta in modo ancora maggiore.

Le implicazioni del nostro Paese non si collegano solo ad interessi economico legati al mercato delle risorse energetiche ma anche la questione migratoria.

Il quadro politico interno rispetto allo scacchiere internazionale si rivela fragile, scomposto e incapace di elaborare una linea politica di lungo periodo.

Uno scenario interno in cui a questa fragilità fa da contraltare la forza rivendicativa   del sindacato, vero punto di equilibrio per il Governo in carica.

Il Decreto, varato dal Consiglio dei Ministri del 23 Gennaio, in attuazione della legge di bilancio per il 2020 che ha stanziato 3 miliardi di euro per il 2020 per la riduzione del cuneo fiscale sugli stipendi dei lavoratori dipendenti, è intervenuto per rideterminare l’importo ed estendere la platea dei percettori dell’attuale “bonus Irpef”.

A partire da luglio, 16 milioni di lavoratori avranno un beneficio economico in busta paga. Per quattro milioni e mezzo sarà la prima volta grazie ad una nuova detrazione.

Si tratta di un primo importante passo frutto della mobilitazione unitaria e trasversale di migliaia di lavoratori in oltre un anno di mobilitazione su tutto il territorio nazionale.

Intervenire sulla questione salariale anche con l’elaborazione di parametri fiscali più equi e progressivi è sicuramente la strada per stimolare la domanda interna e dare una spinta di ripartenza al nostro Paese in cui gli indicatori di crescita demografica, di produttività e industriali sono ormai fermi ormai da troppo tempo.

Sulle questioni di categoria, abbiamo chiuso il mese di Dicembre con la sottoscrizione dell’ipotesi di in rinnovo del CCNL ABI, consegnando un articolato che è il frutto di un processo di ascolto e di discussione corale durato un anno, che ha coinvolto tutti i livelli e che nella sua elaborazione definitiva   ha unificato  la categoria, garantendo   certezza e parità dei trattamenti economici e normativi e in grado di indirizzare efficacemente la contrattazione di secondo livello, un contratto che rispetto alla cabina di regia e al diritto alla disconnessione coniuga le nostre radici con la modernità sotto l’egida di un nuovo patto intergenerazionale di solidarietà effettiva verso le giovani generazioni che sino ad oggi hanno subito più di altri i processi di ristrutturazione del settore.

Dobbiamo nel nostro lavoro di rappresentanza cercare di uscire dai confini della categoria e guardare a tutto il Paese pensando a come ognuno di noi possa dare il proprio contributo.

Quello che abbiamo sotto gli occhi è una società lacerata che ha bisogno di un’opera di ricucitura. 

I fili spezzati da riannodare sono molti e il filo con costruire una trama comune, immediatamente riconoscibile, è senz’altro il lavoro.
Affermare la centralità del lavoro non significa rivolgere lo sguardo rivolto al passato, ma al futuro.

Gli strumenti concettuali che nel ‘900 hanno rafforzato gli apparati di diritti e tutele per i lavoratori non sono orpelli del passato ma chiavi di lettura per coniugare le nostre radici con i nuovi bisogni delle persone che rappresentiamo.

 Orientare l’innovazione, sociale e ambientale, governare il cambiamento senza rassegnarsi all’ idea di un lavoro povero nel salario e nei diritti purché vi sia.

Leggiamo ed utilizziamo le categorie dei nostri padri per governare il lavoro dell’algoritmo, il lavoro dei nostri figli.

Rispetto non solo ai diritti, ma anche e soprattutto rispetto alla questione salariale.

L’abbiamo fatto  in categoria  con il rinnovo del CCNL, l’ha fatto in parte il Governo ascoltando le richieste delle CGIL con l’abbattimento del cuneo fiscale sul lavoro dipendente, lo ripetiamo ancora, occorre far ripartire i salari come spinta alla ripresa della domanda interna perché il solo  l’export non è più sufficiente in un Paese il cui Pil non si discosta dallo zero anche rispetto agli indicatori di crescita futura.

Serve una retribuzione giusta, non solo salario minimo, ma tutele massime, occorre rafforzare la contrattazione,  serve un fisco che riguadagni progressività, che non si scarichi sulla classe media e sui lavoratori. 

Perché è nel disagio è dove vive la fatica e del mondo del lavoro che si annidano i rischi di una regressione politica e culturale.

Rivendicare il valore del lavoro è centrale, e lo è ancora di più rivendicarlo nel segno dell’unitarietà scavalcando le divisioni strumentali e personalistiche.

Uniti si è soltanto più forti e il test elettorale in Emilia Romagna ne è stata la prova, quando le forze del mondo progressista  si uniscono, si vince.

L’unità del sindacato deve essere il volano per la conquista delle rivendicazioni future; l’abbiamo visto con il rinnovo del CCNL , il padronato ha paura della forza che l’unità sindacale sprigiona.
E il rinnovo del Ccnl del credito è stato il primo passo per la messa in sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori del credito rispetto a salari diritti e tutele.

Purtroppo i piani industriali degli Istituti di credito continuano a macinare utili tagliando il costo del lavoro con il rischio di tagli sul personale e non da ultimo, ancora una volta, rispetto ai dissesti bancari, sono i lavoratori a dover pagare le conseguenze  generate dalle scelte di un management inqualificabile.

Lavoreremo per rilanciare un patto politico a tutela dell’ occupazione, su tutti i piani industriali aperti, esigeremo un congruo numero di assunzioni rispetto agli esuberi.

Occorre aprire cantieri per la nuova e buona occupazione che sappia anche rispondere ai cambiamenti che la tecnologia determina sul come si lavora oggi.

Questo nuovo  anno sarà incentrato sul rilancio del lavoro di qualità e in sicurezza per chi è già in servizio e per i giovani di questo Paese e per questo lavoreremo ad una campagna di comunicazione e sensibilizzazione che affronti in modo strutturale anche la questione demografica e un più incisivo sostegno alla genitorialità.

Sul tema, di grande impatto è stata la riflessione dei tre giorni riminesi organizzata dal Coordinamento Donne della Fisac Cgil,  durante i quali questioni come la discriminazione salariale di genere o rispetto all’empowerment femminile sono state condotte con grande profondità consegnandoci un quadro di avanzamento delle questioni in categoria ma sulle quali il lavoro da fare anche a livello contrattuale è ancora molto, la mia Segreteria e io siamo certi che sarà una strada che percorreremo insieme nel segno, anche qui, dell’unitarietà.

 Un augurio alle Compagne elette a dirigere il nuovo Esecutivo Donne Fisac Cgil e un pensiero affettuoso alla Compagna Raffaella De Palma che troppo presto ci ha lasciati.

A tutte e a tutti

Buon Lavoro 

Il Segretario Generale 

Giuliano Calcagni