SINTESI DELL’INTERVENTO DI GIANCARLO MASSA

MUSEO DEI GRANATIERI – 5 febbraio 2020

 

Walter Barni nasce a Chiusi il 14/08/1922, a 17 anni si trasferisce a Roma presso una zia, per proseguire gli studi e trova lavoro presso lo Spolettificio Contini sulla Via Tiburtina.

Agli inizi del 1942 riceve dal Distretto Militare di Siena la cartolina di chiamata alle armi e assegnato al 32° Reggimento Granatieri di Sardegna di stanza a Viterbo. Nel giugno del ’42 il battaglione viene aggregato alla Divisione Ravenna, che insieme alla Pasubio, la Sforzesca, la Torino, la Celere ed altre divisioni si aggiunse al Corpo di Spedizione italiano in Russia, già in territorio Sovietico dal 1941, formando così l’ARMIR- armata italiana in Russia.

Da Karkov a Pablograd a Stalino, poi Voroshilovgrad sul fiume Donez. Dalla Bessarabbia al fronte del Don: 2000 chilometri da casa!

Le prime drammatiche esperienze  con morti straziati dai bombardamenti aerei e dalle micidiali “Katiuske”, i 35° sotto zero dell’inverno russo, i giganteschi carri sovietici  T34 e la vita in trincea a due passi dall’ansa del  Don fra continui scontri, privazioni, sofferenze. (Walter raccontava che a 40° sotto zero, la pipì non raggiungeva liquida il terreno, gelava prima).

Quando i Sovietici traversarono il Don ghiacciato e sfondarono il fronte italiano della Ravenna, della Sforzesca e della Pasubio, Barni si trova fra le avanguardie della disastrosa ritirata. Vengono attaccati da un gruppo di partigiani sovietici e lì Walter, insieme ad un suo commilitone di Rimini decide di sua iniziativa di contrattaccare subito il gruppo e disperderlo, conquistandosi una medaglia di bronzo al V.M. La ritirata, spaventosamente drammatica fece più vittime della guerra guerreggiata. Alla fine, e molto tempo dopo, si conteranno più di centomila tra caduti e dispersi. Ma per coloro che riuscirono a tornare vivi  non era finita.

Dopo un viaggio di 10 giorni Barni torna a Bagnoregio sede del suo battaglione e qui vive l’8 settembre e scrive: “era il tardo pomeriggio dell’11 settembre e la piazzetta di Civita assorbiva nel tufo gli ultimi raggi del sole. Con il comandante del battaglione decidemmo di fare 2 parti della bandiera del battaglione per timore che potesse finire in mano nazista”. A 90 anni Barni dona all’ANPI di Roma la sua porzione di bandiera, per tanti anni custodita in casa.

Il 5 febbraio 2020  l’ANPI di Roma consegna al Museo dei Granatieri di Roma la bandiera del 32° reggimento Granatieri di Sardegna  anticarro, reduce dalla guerra di Russia del 2° conflitto mondiale ritenendo questo sito, il luogo di testimonianza e la collocazione più giusti per tanto stoico valore.

Barni decide con il comandante del suo btg di aderire alla Resistenza e raggiunge Chiusi, dove con lo zio Italo Guerri (Ferruccio) entra nella banda partigiana Simar.

Il capitano dei carabinieri Fulvio Mosconi, passato alla Resistenza, contattò lo zio Italo Guerri per  sapere se, tra i suoi giovani partigiani ce ne fosse qualcuno disposto ad andare a Roma ad indagare presso la stazione ferroviaria Tiburtina, la via Tiburtina e la via Casilina il transito dei mezzi e truppe tedesche che andavano sul fronte di Cassino. Fu così che Barni  entrò nella banda Fulvi Mosconi nella quale militava anche Don Giuseppe Morosini, il sacerdote di”Roma città aperta”di Rossellini.

Don Morosini viene condannato a morte da un tribunale nazista e portato a Forte Bravetta: il plotone di esecuzione spara in aria e il sacerdote viene finito da un ufficiale tedesco.

Dopo la liberazione di Roma da parte degli alleati, 4 giugno ’44, e la riconsegna delle armi da parte delle bande partigiane, nel settembre successivo, con un reparto da lui addestrato, Barni entra nel nuovo esercito italiano e viene aggregato al Main Camp dell’8^ armata britannica del generale Alexander, che attesterà per iscritto la qualifica  di “patriota” a Barni.

Quando l’armata britannica raggiunse Ravenna, Barni stabilì contatti con le formazioni di Arrigo Boldrini, Primo presidente dell’ANPI, e con il  comandante della brigata Maiella Ettore Troilo.

Il 3 maggio ’45 Walter Barni insieme ad altri commilitoni ascolta un comunicato radio dal seguente tenore:”  Oggi il colonnello generale Von  Vietinghoff capo dell’esercito tedesco in Italia si arrende al generale Alexander. Dalle ore 14 del 2 maggio ’45 le ostilità sono cessate.”

Walter Barni aveva 24 anni ed entrò come reduce combattente presso l’Agenzia INA di Roma. Più tardi fu tra i fondatori del Sindacato della  FILDA CGIL del settore assicurativo, del quale divenne Segretario Generale. Successivamente, prima della sua collocazione in pensione fu tra i fondatori della FISAC CGIL che riunisce  i lavoratori dei Sindacati bancari, assicurativi e Banca d’Italia della CGIL.

Da Barni abbiamo appreso molto nel fare sindacato, soprattutto se si considera l’attività in ambienti impiegatizi.

Di Barni possiamo dire in sintesi: fu soldato, partigiano per la libertà e poi sindacalista per i diritti  di lavoratrici e lavoratori: anche Walter contribuì a costruire in tal modo la Costituzione della Repubblica Italiana.