Zurich Italia: chiusura aziendale con addebito di 16 ore di ferie


Care colleghe, cari colleghi,

vi informiamo che oggi l’azienda ci ha comunicato che nel mese di aprile verrà effettuata una chiusura aziendale nelle giornate di giovedì 9 e martedì 14, con un addebito pro capite di 16 ore di ferie; coloro che quest’anno non hanno ancora usufruito di giorni di ferie (maturati nel 2020) saranno inoltre tenuti ad effettuare ulteriori 16 ore di ferie sempre nel mese di aprile, da concordare con il proprio responsabile.

Di fatto, tale decisione è stata presa senza alcun confronto sindacale. L’azienda si è limitata a comunicarci quanto deciso all’interno del cosiddetto “silver team” senza tenere conto in alcun modo del parere delle lavoratrici e dei lavoratori e di chi li rappresenta; il protocollo d’intesa condiviso tra OO.SS e Ania lo scorso 24 marzo, in termini di condivisione delle iniziative da mettere in atto durante l’emergenza COVID19, è stato sostanzialmente ignorato.

Riteniamo molto grave quanto accaduto anche perché, contrariamente a quanto previsto nel suddetto documento, l’azienda ha individuato in via prioritaria lo smaltimento delle ferie dell’anno in corso, senza discutere e prendere in considerazione gli altri istituti contrattuali, quali ad esempio banca ore, permessi retribuiti o congedi, così come abbiamo provato a suggerire durante l’incontro.

Tale decisione viene motivata dalla necessità di far smaltire le ferie maturate in questi mesi, in modo da evitare un eccessivo accumulo nel momento in cui ci sarà una ripresa economica – che tutti evidentemente auspichiamo – oltre a far sì che i colleghi possano “staccare un po’ dal lavoro” e condividere momenti in famiglia…!

Se le ragioni erano queste, non si poteva semplicemente discutere della modifica del termine di smaltimento previsto nel contratto integrativo e fissato per il 31 gennaio? No, l’azienda non vuole discutere.

Tra l’altro, viste le motivazioni che ci vengono addotte, riteniamo che tale strumento sia utilizzato in maniera distorta; laddove l’attività dei lavoratori possa essere svolta in regime di smart working, la scelta di procedere ugualmente con l’imposizione di ferie ci sembra in contrasto con la ratio dei provvedimenti governativi, che identificano lo smaltimento delle ferie come alternativa allo sw, ma soprattutto rispetto alla narrativa aziendale portata avanti fino ad ora.

Siamo passati repentinamente dai ringraziamenti per il lavoro svolto al sentirci dire che è corretto smaltire un po’ di ferie ora perché tanti uffici sono “scarichi di attività”, con tanti saluti al diritto alle ferie ispirato da ragioni di tutela dell’integrità fisica, psicologica e di salute del lavoratore.

Ci è del tutto evidente che con il perdurare della situazione di emergenza i nostri primi “ammortizzatori sociali” sarebbero stati gli istituti contrattuali (permessi, banca ore, ferie, congedi) ma sicuramente non ci saremmo aspettati che il momento di utilizzarli fosse già arrivato. Anche perché se la situazione perdura, cosa succederà se fin d’ora ci viene chiesto di utilizzare più della metà dei giorni di ferie maturati? Continueremo ad utilizzare giorni di ferie? E quando finiranno? E quando ne avremo bisogno per staccare veramente o ancor più per gestire le esigenze familiari?

Ritenevamo che si potesse proseguire senza scossoni almeno per il mese di aprile, visto che il modello “sw esteso” è risultato vincente, aggregante e da portare come esempio sul mercato in un momento di oggettiva difficoltà; ci dispiace constatare che purtroppo hanno invece prevalso logiche più prettamente mercantilistiche…

Ne siamo molto dispiaciuti, in primis come lavoratrici e lavoratori, poi come rappresentanze sindacali.

Milano, 31 marzo 2020

Le Rappresentanze Sindacali Aziendali

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