Fisac Lombardia – Milano: ma quale fase 2?

L’attenzione dei policy makers e dell’opinione pubblica si sta progressivamente spostando dalle preoccupazioni per la diffusione del virus, alla riapertura delle attività commerciali dopo il lungo lockdown.

Le associazioni datoriali, da diverse settimane, hanno messo in campo azioni volte a sensibilizzare sui rischi di una chiusura prolungata per la sopravvivenza delle imprese e sulla necessità di ripartire il prima possibile. A fronte di queste pressioni le organizzazioni sindacali hanno ribadito la necessità di garantire la massima sicurezza per i lavoratori e per la popolazione a fronte di una rimodulazione delle restrizioni attualmente in atto. In questo periodo c’è stato un radicale cambiamento nella vita di ciascuno di noi, sia per chi ha continuato a lavorare in prima linea, sia per chi ha operato in smart working, sia per chi ha interrotto la propria attività e ha richiesto un sostegno al reddito ricorrendo agli ammortizzatori sociali, sia per chi non ha i requisiti per ricevere alcun sostegno pubblico. Questo sacrificio sta lentamente producendo i primi risultati, le previsioni da parte degli esperti sonoprudentemente ottimistiche, ma ci ricordano che non possiamo illuderci oabbassare la guardia, altrimenti il rischio è di assistere a un’ondata di ritorno del virus, e ancora a migliaia di vite umane perse e intere comunità distrutte.

Il Governo ha recentemente incaricato un team di esperti di individuare gli step perridurre i rischi delle riaperture, che non potranno essere azzerati finché non sarà disponibile un vaccino, e che saranno oggetto di un confronto con le parti sociali, per garantire la massima sicurezza possibile per tutta la popolazione.

Questa fase di riapertura è stata denominata “Fase 2”, un termine molto ambiguo, se non correttamente declinato.

In primis occorrerebbe chiederci se effettivamente la “Fase 1” sia terminata su tutto il territorio nazionale. La diffusione del virus non è uniforme tra le regioni e,nell’ambito delle stesse, tra i territori. La Lombardia è stata fortemente colpita dalla diffusione del virus, in particolare (attualmente) alcune province (Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi). Quasi nessuno parla della Valle d’Aosta, il cui dato di persone positive al tampone, in rapporto agli abitanti, è decisamente superiore a quello lombardo, seppure a fronte di un numero di tamponi per abitante superiore, e della provincia autonoma di Trento, che presenta un dato analogo a quello della Lombardia. Anche il Piemonte è in preoccupante crescita, in particolare Torino.

Bisognerebbe poi chiederci se l’introduzione di misure differenziate nella prima fase, per contrastare i primi focolai, avrebbe creato uno scudo verso il resto del Paese e limitato il sacrificio di tante vite umane. Non vogliamo fare congetture, o polemica fine a se stessa, ma occorre imparare dagli errori passati per evitare di ripeterli, come probabilmente sta accadendo ora con questa frenesia.

Per collocare correttamente la “Fase 2” e fare una valutazione della sua sostenibilità e adeguatezza, occorrerebbe capire di quante fasi parliamo complessivamente. Sarebbe necessario per ponderare gli entusiasmi di alcuni, o limitare le preoccupazioni di altri.

Non vogliamo entrare nel dibattito politico e nel vergognoso “scaricabarile” delle responsabilità tra istituzioni, ai diversi livelli, ma valutare gli effetti delle scelte che verranno fatte, la loro opportunità e i rischi per i lavoratori e le persone.

C’è la consapevolezza dei rischi connessi ad una chiusura prolungata delle imprese e una preoccupazione diffusa sui rischi sociali ed economici che questa potrebbe determinare per molte famiglie, in particolare in alcuni settori, ma la sicurezza va garantita, la salute ha un valore fondamentale e prioritario.

Anche per quanto riguarda le banche, i recenti provvedimenti stanno mettendo a dura prova la categoria dei BANCARI, troppo spesso confusa con quella dei banchieri, e non adeguatamente valorizzata dall’opinione pubblica anche in questa fase in cui è stato garantito un servizio pubblico essenziale, insieme ai lavoratori di altre categorie, in prima linea, spesso tra disfunzioni organizzative e indicazioni poco chiare.

Ci riferiamo, per citarne alcuni, al pagamento delle pensioni agli sportelli bancari, alle modalità di accesso agli stessi, all’anticipo della Cassa Integrazione, alla sospensione del pagamento delle rate dei mutui, alle misure di sicurezza, al recente “Decreto Imprese”, per garantire liquidità, in particolare, alle piccole e medie imprese.

Nella prima fase abbiamo riconosciuto l’impegno di alcune aziende a favorire losmart working attraverso una profonda riorganizzazione interna in tempi brevissimi, impensabile in altri momenti, ma realizzabile, come i fatti hanno dimostrato, eabbiamo criticato l’insufficienza degli standard di sicurezza che venivano garantiti. Il Protocollo confederale sulla prevenzione e sicurezza dei lavoratori, quello nazionale di categoria, e gli accordi aziendali hanno permesso di rafforzare i presidi sulla sicurezza.

Purtroppo i recenti provvedimenti stanno inducendo alcune aziende ad adottare misure organizzative diverse, in Lombardia, limitando il ricorso allo smart working e revocando scelte di turnazioni adottate per evitare concentrazioni di colleghiaumentando così significativamente i rischi per i lavoratori, anche a fronte di un disagio sociale che aumenta.

Ricordiamo infatti che sicuramente le scuole rimarranno chiuse almeno fino a settembre e che l’introduzione di un numero significativo di lavoratori in Smartworking e di sistemi di turnazione hanno finora contribuito ad alleggerire non solo i luoghi di lavoro ma anche le difficoltà incontrate da lavoratori e lavoratrici che sono anche genitori.

Riteniamo inaccettabile abbassare la guardia adesso, in particolare nei territori più colpiti dalla pandemia, e chiediamo alle aziende la massima prudenza nelle scelte che verranno fatte. Richiamiamo ciascuno a valutare le pesanti ripercussioni sulla salute della collettività delle scelte aziendali, le responsabilità individuali, oltre a quella amministrativa in capo all’azienda, in un contesto come quello attuale.

Non dimentichiamoci come collocare correttamente impresa e persona, come ci ricorda Papa Francesco: la centralità dell’impresa nell’economia trova un suo equilibrio solo nel riconoscimento della centralità della persona nella società.

Citando M. Thatcher e la sua visione politica del lavoro e della società, più in generale, “La società non esiste, esistono solo gli individui” possiamo testimoniare che, oggi più che mai, LA SOCIETA’ ESISTE, ne sta dando una grande dimostrazione.

E’ il momento di tradurre, anche in ambito aziendale, la RESPONSABILITA’SOCIALE D’IMPRESA, in fatti, azioni, scelte, per cercare di iniziare a costruire, INSIEME, una “nuova normalità”.

Milano, 20 aprile 2020

La Segreteria La Segreteria Fisac Cgil Milano Fisac Cgil Lombardia

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