Krugman: “Cipro deve lasciare l’euro. Adesso”

By: IK’s World TripCC BY 2.0
Cipro è morta. Krugman si lancia, tra le righe del suo blog, in una laconica analisi: a metà tra un elogio funebre ed un epitaffio, la situazione cipriota è disarmante. Nessun prelievo forzoso, nessun prestito residuale, nessuna riforma potrà riportare l’isola del Mediterraneo al suo status precedente. Un crollo irreversibile: gli accordi internazionali altro non fanno che posticipare la data del ‘funerale’. La vecchia Cipro, così come la conoscevamo, semplicemente non esiste più. Il Krugman-pensiero appare semplice e solido nella sua limpidità: per come stanno le cose, Cipro “dovrebbe” uscire dall’euro .
Il sistema finanziario teneva letteralmente in piedi la ‘baracca’, il turismo rifiniva i conti. La crisi, sia finanziaria che di fiducia, ha evidentemente distrutto il primo pilastro e, di certo, non aiuta il secondo. Cipro come l’araba fenice? Certamente, il tempo sanerà la ferita e l’isola -costretta a reinventarsi- si risolleverà. La strada per arrivare in Paradiso si annuncia, però, molto lunga e tortuosa.
‘Come si vadia al cielo?’. il premio Nobel americano spiega che quella “nuova, maggiore austerità” che sta domandando la Troika, relegherà l’isola in lunghi anni di Purgatorio. Ecco allora la ‘sentenza’: “Si, Cipro dovrebbe lasciare l’euro. Adesso.”
“Rimanere nell’euro -continua Krugman- significa [andare incontro ad] una depressione incredibilmente severa, che durerà molti anni, mentre Cipro tenterà di costruire un nuovo settore di export. Lasciando l’euro, e permettendo alla nuova valuta di deprezzarsi pesantemente, si darebbe una grossa accelerata al processo di ricostruzione”
Parlavano di servizi bancari e di turismo: preso atto che “uno di questi (il bancario, ndr) è semplicemente sparito”, Krugman sottolinea che “Non sarei sorpreso se assistessi ad una caduta del 20% del Pil reale”.
Ma è realmente possibile uscire dall’euro? “Lo ‘Eichengreen point’ – [il quale suggerisce che] anche la paventata uscita potrebbe causare fughe di capitale in preda al panico e bank runs – è dibattuto: le banche sono chiuse e i capitali risultano essere controllati. Quindi, se fossi stato un dittatore, avrei semplicemente prolungato ‘la vacanza’ delle banche abbastanza a lungo da potersi preparare per la nuova valuta”. In attesa della creazione ‘fisica’ della nuova valuta, poi, le carte di debito metterebbero subito in moto la macchina economica ora fuori dall’euro.
“Tutto questo suona come disperato ed improvvisato. Ma la disperazione è appropriata! In alternativa, avremo livelli di austerità in stile Grecia, se non peggiori, in un’economia i cui fondamentali -grazie all’implosione dell’offshore banking- sono messi molto peggio di quanto siano mai stati quelli greci”.
“Il mio sospetto è che nulla di tutto ciò accadrà, almeno non per ora; la leadership del Paese avrà paura del salto nel buio che seguirebbe dall’uscita dell’euro invece di temere l’evidente orrore del tentare di rimanerci”.
Il messaggio è stato chiaro: lo stato attuale delle cose porterà semplicemente ad una ‘lenta’ agonia verso la morte. Il tormentone dell’uscita dell’euro aveva fatto la sua prima, concreta, comparsa con il caso greco: l’hashtag #Grexit andava allora per la maggiore. Non se ne fece nulla, complice le dimensioni economiche della Grecia. A distanza di ‘poco’ tempo il copione si ripete: questa volta, date la rilevanza ‘marginale’ del peso economico cipriota, il fenomeno dell’uscita dell’euro sembra avere una chance in più.
Al di là del difficile concretizzarsi di questa ‘auto-espulsione’ cipriota, in Europa comincia a diventare sempre più ‘normale’ trovarsi a parlare di un possibile abbandono della moneta unica da parte del Paese di turno in difficoltà. Il tarlo del dubbio ha cominciato a muovere i primi ‘passi’.

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