Banca d’Italia: gli gnomi e il calzolaio

Raccontano i fratelli Grimm di un calzolaio, ridotto in povertà, che nottetempo venne aiutato in modo misterioso a produrre le sue scarpe. 

Poiché presto, grazie a questo costante aiuto, recuperò un tenore di vita dignitoso, volle un giorno appostarsi per scoprirne l’autore. Quando apprese che a fabbricare le scarpe erano piccoli e volenterosi omini nudi, sua moglie volle cucire per loro bellissimi vestitini, e li lasciò la sera sul tavolo. Gli omini trovarono i vestiti, li indossarono e, soddisfatti, festeggiarono. Poi andarono via e non tornarono più. Così ciascuno aveva aiutato l’altro e tutti furono felici.

Accade poi che, in una realtà che sembra una brutta favola, ci sia un mondo alle prese con una tragica pandemia, dove tutti vengono invitati a stare a casa. 

Non è una vacanza, è un sacrificio. Che in tutto il mondo è stato fatto perché tutti potessimo salvarci. 

È servito a ridurre i contagi, a congestionare il meno possibile gli ospedali, a esporre a minor rischio medici e infermieri, a consentire ai malati di essere curati al meglio. Un sacrificio duro di cui hanno sofferto – e soffriranno – aziende, lavoratori, famiglie, persone. 

Ma un sacrificio giusto. E utile: oggi, siamo in “fase due”. 

Occorrono ancora cautele per non vanificare tutto, ma andiamo verso il meglio. 

In tutto questo tempo, perciò, #siamorimastiacasa.

Come richiesto, come necessario.

Connessi, sì, iperconnessi, con mille strumenti. Ma soli.

Nessuno sembra averci visti, nessuno sa delle nostre vite. Non una parola scambiata davanti a un caffè, non una comunicazione personale (esco prima perché è il compleanno di mio figlio), non un abbraccio nei momenti di sconforto, non una pacca sulla spalla di apprezzamento.

Ma tutto è andato avanti, come sempre. 

Abbiamo portato avanti le attività come sempre, lavorando anche molte ore in occasione di una scadenza, o facendo anche più di prima, perché magari con le scuole chiuse e i figli da accudire abbiamo dovuto cambiare orari e ci siamo trovati al pc dopo cena, per recuperare e essere puntuali per una consegna. 

Abbiamo svolto il nostro lavoro su postazioni improvvisate, chini su una sedia scomoda in cucina o rubando la cameretta al bambino, soli tutto il giorno o in compresenza di un invadente nucleo familiare, gridando ai figli “zittiii!!!”.

Insieme a questo, molti di noi, sono invece andati a lavorare in presenza, eccome.

Tutto questo è accaduto e accade, senza neanche sentire la necessità di fare pubblicità a quello che è, per noi, “soltanto” lavoro.

E ogni giorno, al mattino, scarpe nuove, belle e lucide, sono state trovate sul tavolo, dal calzolaio.

Ma un mattino abbiamo trovato anche noi qualcosa sul tavolo. Però non erano vestiti nuovi. Erano articoli di giornale che dipingevano i lavoratori di Banca d’Italia come coloro che, a casa loro, si crogiolano nella beata nullafacenza. Comunicazioni che ci hanno fatto male. 

Ma non solo a noi. Hanno fatto male a tutti coloro, tantissimi in Italia e nel mondo, che hanno lavorato, duramente, nella modalità di lavoro agile, durante la pandemia.

Vogliamo allora ricordare invece, a tutti i lavoratori di Banca d’Italia che il nostro Vertice, anche in un recente incontro con le OO.SS., ha più volte sottolineato come il nostro personale stia lavorando in modo più che efficace in questo periodo, come e più che in passato, stanti le difficoltà. E come lo stesso Governatore abbia più volte ringraziato il personale.

Questo per dire che qualcuno che “ci spiava” mentre lavoravamo nascosti nelle nostre case, c’è stato e sa perfettamente chi è che “produce misteriosamente le scarpe”.

A chi ci attacca dall’esterno vorremmo spiegare come siano stati regolarmente svolti tutti i servizi al cittadino, le analisi e verifiche di vigilanza, l’attività di ricerca economica e molte altre funzioni. 

Vorremmo spiegare come esistono tante attività che non si vedono ma vanno fatte, come persino i flussi immateriali di moneta elettronica non “camminino” da soli.

Vorremmo raccontare come e con quanto sacrificio si siano svolte attività in presenza, dal ricircolo del contante alla produzione di banconote.

Vorremmo dire che sì, molti hanno difficoltà a rientrare – come ovunque, non a caso il recente decreto del governo tutela i genitori – che molti invece preferirebbero tornare a lavorare in presenza – ma per senso di responsabilità, anche dal Governo, è ancora richiesto di fare diversamente – che per molti il rientro è prossimo e che sì, abbiamo paura – ma ci chiediamo chi, in questo periodo, non ne abbia avuta -.

Vorremmo poi ricordare che questo vale per i dipendenti di Banca d’Italia come per tutti i lavoratori d’Italia, o del mondo – tantissimi – che hanno lavorato in smart work e che denigrare i primi significa aver denigrato tutti gli altri.

Ma tutto questo è forse inutile spiegarlo, lo si è visto, a chi ha scritto e parlato in modo inconsulto e fazioso, con l’unica intenzione di lasciarci a lavorare soli e nudi come gli gnomi della favola, spogliandoci della nostra dignità.

Noi vogliamo invece unirci a tutto il Paese e raccontare la stessa favola dei fratelli Grimm.

Vogliamo raccontare di tutti quelli che hanno lavorato da casa, in Banca d’Italia, nel pubblico e nelle aziende private, facendo il loro dovere in smart work. 

Vogliamo raccontare di chi ha reso smart ciò che per sua natura non lo era, delle maestre di asilo che hanno organizzato conference call con piccoli partecipanti indisciplinati che non spegnevano i microfoni e non prenotavano gli interventi, o dei colleghi che, in Banca d’Italia, in videoconferenza hanno fatto alternanza scuola lavoro per gli alunni delle scuole.

Vogliamo raccontare di quelli che invece hanno lavorato in presenza, in Banca d’Italia, nel pubblico e nelle aziende private e che, grazie a chi era in smart work, ha trovato ambienti meno affollati e percorsi più sicuri.

Lo facciamo perché pensiamo che il mondo sia cambiato e che il lavoro agile continuerà ad accompagnarci ancora a lungo in emergenza, ma rimarrà anche dopo.

E ci rifiutiamo di concepirlo come un lavoro inesistente, nascosto, denigrato, ignorato e dato per scontato. Occorrerà un gran cambiamento di vedute per affermare che si tratta di lavoro vero, fatto da persone. Che i file non compaiono per miracolo nelle cartelle, che le procedure non si concludono autonomamente…che le scarpe non appaiono da sole sui tavoli.

Donando vestiti agli gnomi, il calzolaio e sua moglie avevano riconosciuto loro la dignità.

Noi non dobbiamo riconoscere nulla a nessuno, ma per tutti i lavoratori oggi vogliamo mettere in luce il vestito della dignità che qualcuno cerca di togliere.

Roma, 16 maggio 2020 

 

                                                              La Segreteria Nazionale