Banco Bpm Toscana: non riaprono 36 filiali toscane

da il Tirreno – S’è innervosito, di più, «gli è partito l’embolo». Ha visto la banca chiusa e ha tirato giù la porta d’ingresso. È successo la settimana scorsa a Livorno. Un cliente ha trovato chiuso il Banco Bpm di piazza Grande, è andato su tutte le furie e ha divelto la porta della banca. L’uomo aveva rapporti con un’altra filiale della città ma l’aveva trovata chiusa, allora è andato alla sede centrale della ex Cassa di Risparmio ma non poteva entrare, c’era l’orario di chiusura. A quel punto non c’ha più visto e ha divelto la porta scorrevole.

A riferire l’episodio, accaduto una settimana fa, è Andrea Monti, coordinatore nazionale Fisa Cgil per il Banco Bpm. Un episodio sintomo di un clima di nervosismo dovuto alle chiusure per il lockdown. Sono almeno 36 su un totale di 168 le filiali toscane di Bpm ancora chiuse, ufficialmente per evitare la diffusione del coronavirus, molte in piccoli centri, molte nelle province di Livorno, Pisa e Firenze. Ma ora i sindacati sentono puzza di bruciato, per loro la motivazione del coronavirus non regge più e temono la chiusura definitiva. Si chiede Monti: «Mps ha riaperto tutto, Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno riaperto in parte, perché Banco Bpm non riapre le filiali chiuse per coronavirus?».

Gli fa eco il coordinatore regionale First Cisl Banco Bpm Corrado Giani: «La motivazione del coronavirus non tiene». E i clienti del Banco Mps sono sempre più nervosi. Racconta ancora Corrado Giani: «Vengono in banca senza prenotazione ma vogliono entrare lo stesso, saltano la fila, s’infilano nella porta girevole anche se c’è qualcuno dentro, battono le mani sui vetri delle filiali e poi quando entrano dobbiamo calmarli».

Una situazione insostenibile. E i sindacati ritengono la motivazione del coronavirus per tenere le filiali chiuse sempre meno credibile. «Molti delle sedi chiuse si trovano in piccoli centri, lì il coronavirus ha colpito di meno. Spesso hanno spazi grandi ma una dotazione di due o tre impiegati, il pericolo di contagio è basso. E poi le chiusure di Banco Bpm in Toscana sono più che doppie rispetto ad altre regioni dove il virus ha colpito molto più forte», aggiunge Andrea Monti.

Ma Banco Bpm s’impegna a riaprire tutte le filiali chiuse a fine anno. «Se fosse vero che riaprono a fine anno… Saranno dieci mesi che quelle filiali sono chiuse e il rischio è che i clienti se ne siano già andati in un’altra banca», ribatte Monti. Insomma. Altro che pericolo coronavirus. Il coordinatore nazionale di Fisac Cgil pensa che Banco Bpm voglia fare altro: «Tiene chiuse le filiali con la motivazione del coronavirus, i clienti se ne vanno, a quel punto le chiude definitivamente perché non servono più e chiede il prepensionamento dei dipendenti più vecchi».

Tradotto: il coronavirus sarebbe una scusa per tagliare la presenza di Banco Bpm in Toscana e razionalizzare risorse sulla pelle dei lavoratori. Ma c’è chi non ci sta. Il sindaco di Calcinaia Cristiano Alderigi ha battuto i piedi per la riapertura della filiale.

La banca di paese ha riaperto. Sono arrivati appelli anche dai sindaci della Garfagnana. Ma le prospettive rimangono nere. L’amministratore delegato Giuseppe Castagna, spiegano i sindacati, «dichiara che il piano industriale presentato a marzo è di fatto sospeso e che le filiali in chiusura su tutto il territorio nazionale saranno di più delle 200 precedentemente dichiarate». Comprese quelle toscane? Banco Bpm non risponde. —

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