Creval: il valore delle azioni il valore di chi lavora

Gruppo Bancario Credito Valtellinese

Opa Agricole su Creval

La vicenda dell’OPA Agricole sul Creval tiene in questi giorni banco sulle testate giornalistiche. Vedere che i banchieri litigano tra loro non è certo una novità. Non ci sfugge che i loro contrapposti interessi possano produrre dispute cominciando dagli effetti sindacali di piani industriali ancora in divenire fino ai loro crescenti emolumenti, senza curarsi della condizione dei lavoratori bancari o al più strumentalizzandola.
Si può proprio dire che stiano volando gli stracci nei salotti buoni della finanza altolocata…
Noi non ci facciamo coinvolgere da questo teatrino. Consci che i veri protagonisti della banca sono sempre e solo i lavoratori che ci mettono quotidianamente la faccia, riteniamo che «la qualità enorme del personale» – sono parole dell’Azienda sulla intranet – non possa essere ricordata solo per “apprezzare” il valore delle loro azioni di borsa.

Gli emolumenti al top management

Un’indagine del Censis dello scorso fine anno aveva già segnalato tra i riflessi della pandemia un più accentuato peggioramento reddituale dei ceti più deboli a favore di patrimoni e risparmi dei ceti più ricchi.
Sul “Fatto Quotidiano” del 3 aprile scorso la denuncia degli alti emolumenti avviene solo in quanto scollegati dai risultati conseguiti. Un’equazione condivisa da tutti che sappia individuare un emolumento “correttamente” rapportato agli utili prodotti non è però ancora stata scoperta. Il mondo è infatti tuttora diviso, anche sui piani vaccinali in tempi di Covid, in Stati e aziende tra loro in perenne competizione e con guerre non solo commerciali. Lo stesso Next Generation EU, piano che dovrebbe contribuire solo al risanamento da pandemia, prevede consistenti investimenti economici nel riarmo militare.

La condizione dei lavoratori bancari

Secondo uno studio della Fisac-Cgil Nazionale, tra il 2008 e il 2019 i bancari italiani sono “costati” ai banchieri 292,2 miliardi, in media 25,1 l’anno, dai 26,6 del 2008 ai 23,5 del 2019. Il dato comprende stipendi ma anche altri costi come oneri di ristrutturazione e incentivi all’esodo. Nello stesso periodo i bancari sono calati di 46 mila unità, uno su sette, da 328 a 282mila.
Le retribuzioni di fatto sono risultate pressoché ferme, a fronte però di un sensibile aumento dei carichi di lavoro, le cosiddette pressioni commerciali arrivate in crisi pandemica a livelli intollerabili in tutte le banche. Proprio in questi giorni si registra un intervento deciso presso ABI da parte delle OOSS nazionali.
È giusto quindi che le lavoratrici e i lavoratori, con salari stagnanti anche a livello aziendalee carichi di lavoro nonché responsabilità sempre più crescenti, sappiano guardare oltre le contingenti beghe tra banchieri, cui le testate giornalistiche, controllate da lobby economiche, anche finanziarie, danno ulteriore risonanza.
I banchieri sono sempre in competizione tra loro ma, quando si tratta di riconoscere il valore di chi lavora sono sempre uniti nel negarlo e, specie in crisi pandemica, molti colleghi se ne sono accorti.
Per questo dobbiamo avere una visione indipendente, sapendo che tocca solo a noi difendere i nostri interessi.

Alcuni dati dalla “Relazione
sulla remunerazione Creval 2021”

Guardando ai fatti di “casa nostra” e nello specifico alla “Relazione sulla Politica in materia di remunerazione 2021 e sui compensi corrisposti 2020” di Creval SpA recentemente pubblicata, compare che i 51 “material risk takers” abbiano percepito più di 7 milioni di euro di importo fisso e quasi 250.000 di variabile. A questi vanno poi aggiunti gli emolumenti dell’Ad Creval – triplicati in un anno tra fisso e variabile – nonché la remunerazione totale degli altri componenti degli Organi sociali di Creval, per un complessivo superiore ai 5 milioni di euro. Ricordiamo che la figura di riferimento in Creval, Terza Area Terzo livello con sette scatti di anzianità, non arriva a € 40.000 lordi annui.
Inoltre nell’Assemblea del 19 aprile verrà proposto un dividendo per azione di € 0,23 cents.
Agli azionisti andranno quindi 16,1 milioni di euro.
A fronte di tutto questo, sempre nel 2020, le promozioni sui 3.529 colleghi sono state solo 61 (meno del 2%), mentre i colleghi andati a “premiante” sono stati 1.060 (meno di un collega su 3) percependo complessivamente quasi 2 milioni e 300mila euro.
Sempre questo documento riporta che con riferimento all’anno 2019 è stato erogato tramite accordo sindacale nel 2020 un premio aziendale che ammonta per i 3.500 colleghi del Gruppo a circa 778mila euro. Con riferimento all’anno 2020 verrà erogata nel 2021, dopo l’assemblea degli azionisti, un premio aziendale che ammonta a circa 2 milioni di euro. Accanto a questi importi “cash” il documento aziendale segnala che va ad aggiungersi una componente di servizi riconosciuti a titolo di “Piano welfare” non monetizzabile.

Necessità di coalizione sindacale

In quanto lavoratori bancari, che concorrono in modo decisivo alla costruzione degli utili delle banche e delle fortune di alcuni banchieri, dobbiamo essere consci, senza farsi ingannare da facili moralismi, che questa condizione di forte disparità non è una variabile impazzita. Siamo immersi nel caotico mercato capitalistico. Non possiamo però per questo essere indifferenti, assistere fatalisticamente e “farci prendere per il naso”.
Banchieri, istituzioni e media invocano un interesse generale che evidentemente non esiste.
La moderazione salariale – che non è di certo applicata a livello apicale – non potrà mai riconoscere l’impegno profuso dalle colleghe e dai colleghi in questo periodo contrassegnato dalla crisi pandemica, dai tagli di personale e dal blocco del turnover.
Noi ci aspettiamo un’azione rivendicativa unitaria e determinata anche con il ricorso ad azioni di lotta, per costruire adeguati rapporti di forza. Solo così è possibile intervenire in modo sindacalmente efficace.
Solo se le lavoratrici e i lavoratori sapranno coalizzarsi, senza assistere passivamente, potremo fare rispettare le nostre rivendicazioni contrastando chi pensa solo al “valore delle sue azioni” e mai al valore di chi lavora.

Segreteria Organo Coordinamento Fisac-Cgil
Gruppo bancario Credito Valtellinese

Back to top button