Antiriciclaggio e tracciabilità (parte seconda)

“Spingere sui pagamenti elettronici della Pubblica Amministrazione che rappresentano circa la metà delle transazioni del Paese, sarebbe un passo importante”. A pronunciarsi in tal senso è l’ABI, sottolineando l’effetto traino che la digitalizzazione della PA avrebbe su tutta l’economia. Confermano ancora presso l’Associazione Bancaria Italiana “vi è una diretta correlazione tra i piani di e-government dei Paesi e l’utilizzo di strumenti diversi dal contante”. Di conseguenza più si informatizza il Paese, più si riduce l’utilizzo del denaro e più si ha una generalizzata diminuzione di rischi e costi (sapendo che la distanza con l’Europa è ancora profonda). La Relazione annuale della Banca d’Italia, rileva che in Italia il numero medio annuo di operazioni individuali di pagamento eseguiti con strumenti alternativi al denaro è 66 a fronte di una media europea di 182. Adeguandoci agli altri Paesi europei avremmo un beneficio pari allo 0,3% del Pil. IL costo del contante è alto: circa dieci miliardi di euro, di cui un terzo a carico degli Istituti di Credito e gli altri due terzi a carico del sistema. Il costo è in larga misura derivante dai rischi connessi alla circolazione del contante. Il costo, ovviamente, sarebbe grandemente ridotto in caso di utilizzo delle carte. Infatti nel 2010 la percentuale di operazioni fraudolente (nei pagamenti a mezzo carte) è stato dello 0,04 e nel 2011 dello 0,02 per cento. In termini di diffusione di Pos negli esercizio commerciali, l’Italia è in ogni caso allineata con gli altri Paesi europei , mentre rimane distanziata sull’utilizzo dei pagamenti elettronici legati a prestazioni professionali o ad altre forniture di servizi. Per procedere, però, con l’Agenda digitale (intervento decisivo sulla strada per la modernizzazione del Paese) – dichiarano da Confcommercio – è necessario “che si rilanci e si porti a compimento il confronto in materia al tavolo da tempo insediato presso il Ministero dello Sviluppo Economico”.

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