Banco Popolare: salta l’accordo sul fondo, a rischio il Vap

By: CHRISTOPHER MACSURAKCC BY 2.0

Il 17 aprile era stato firmato l’accordo per l’erogazione del VAP. In parallelo c’era un altro accordo che collegava il VAP alla sottoscrizione del Fondo per l’uscita di 250 colleghe e colleghi e contemporaneamente 125 nuove assunzioni. Tale impegno poteva essere tranquillamente considerato poco più di un atto formale, vista la storia del gruppo, visti gli accordi positivi in tale senso firmati, anche in complesse situazioni di previdenza pubblica, La settimana scorsa abbiamo approcciato la trattativa con questo spirito ed alla prima proposta aziendale, abbiamo unitariamente ribadito i principi e le garanzie degli accordi passati. L’Azienda ha invece condizionato la concessione delle garanzie richieste alla stipula di altri due accordi, in cui prevedere giornate di solidarietà obbligatoria (si rimane a casa senza stipendio, in attesa che la parte ordinaria del Fondo di categoria eroghi circa il 60% della trattenuta, con il meccanismo del Social Hour). Oltre alle garanzie per chi usciva, la banca, in caso di condivisione del progetto, si è detta disponibile a destinare a tutti i lavoratori una parte delle risorse che risparmiava, dando la possibilità in tale modo, non solo di recuperare la parte delle trattenute non erogate dal fondo, ma anche di avere un vantaggio nell’assistenza e nella previdenza aziendale. Le parti avrebbero poi deciso come materialmente destinare tali cifre. La FISAC CGIL considera da sempre le giornate di solidarietà un mezzo per evitare disastri occupazionali e non una partita di giro per recuperare impropriamente denaro. Visto però che la maggioranza delle altre sigle aveva meno dubbi di noi sull’operazione proposta, ci siamo resi disponibili alla trattativa, premettendo che, se si fosse arrivati ad un risultato, la nostra firma sarebbe stata collegata solo al Fondo per le uscite, mentre sul resto avremmo dovuto sviluppare, al massimo nel giro di una settimana, una discussione al nostro interno, per decidere se firmare o meno. La trattativa è continuata fino alla sera di venerdì, con un’ipotesi ultimativa dell’azienda considerata positiva da tutti per la parte relativa al fondo, ma non condivisa da alcune sigle (non solo da noi) per quanto riguarda il ricorso alle giornate di solidarietà. È stato chiesto un po’ di tempo (4/5 giorni lavorativi) per poter svolgere le necessarie verifiche su una proposta, particolarmente pesante per i lavoratori, presentata solo 36 ore prima. L’azienda non è stata disponibile a nessuna mediazione e le sigle che avevano espresso parere favorevole sui tre accordi non sono state disponibili ad una firma separata. La controparte ha dichiarato che la trattativa era chiusa, che i tre documenti non esistevano più e che si ricominciava a trattare esclusivamente sul fondo. Il Vap di conseguenza non sarebbe stato pagato a giugno. Si sono resi disponibili solamente a sottoscrivere un verbale di proroga del confronto al 30.6 unicamente sul tema del fondo, ma sulla base della prima bozza (quella senza garanzie) su cui era stata avviata la discussione. Tale verbale conteneva anche la condivisione dello slittamento nel pagamento del VAP. Considerato irricevibile dalla maggioranza del tavolo, il verbale non è stato firmato. La prossima settimana, salvo revoche, e’ previsto un nuovo incontro seguito da un intersindacale. Al momento non sappiamo se l’azienda darà corso alla dichiarazione unilaterale di non pagare il VAP nel mese di giugno. Giudicheremmo estremamente grave una decisione aziendale in tale direzione perchè segnerebbe inevitabilmente anche un cambio di direzione nello svolgimento, fin qui positivo e con risultati apprezzati da tutti, delle relazioni sindacali nel nostro gruppo. Ci riserviamo di conoscere le determinazioni aziendali per poter dare seguito ad ulteriori valutazioni. Verona, 16 giugno 2013

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