Agostino Megale: Le banche al servizio del Paese

Roma, 3 luglio. Non si esce dalla crisi più lunga e dura degli ultimi cento anni senza investimenti che favoriscano la creazione di nuova occupazione. Con queste parole pronunciate dal Segretario Megale si è aperta la conferenza stampa in cui la Fisac e la CGIL hanno presentato il Manifesto per la buona finanza.

Nella presentazione che si è tenuta presso la sede Nazionale della CGIL Agostino Megale, Seg. Gen. dei Bancari della CGIL ha lanciato sette proposte per una finanza al servizio del Paese. Il Seg. Gen. della Fisac rivolgendosi al Governo, alle Istituzioni europee, alle Autorità di vigilanza ha posto come obiettivi la riapertura dei rubinetti del credito per fare ripartire l’economia e l’occupazione, un controllo sulla finanza derivata e speculativa a tutela dei risparmiatori e delle casse dello Stato. Una visione europea per quanto alla politica monetaria e fiscale. Equità e legalità.

Il “Manifesto” elaborato in queste settimane dalla Fisac e dalla CGIL si integra nel “Piano del Lavoro” già presentato nella Conferenza di Programma della CGIL lo scorso gennaio. Il lavoro parte da un assunto: la finanza non è dannosa in se ma può diventarlo se usata senza etica e in assenza di regole. Il modello di banca che propongono la Fisac e la CGIL si basa sull’idea che le banche pur essendo soggetti privati assumono un ruolo di interesse pubblico. Non è quindi accettabile che i Governi siano solo incaricati di essere garanti di ultima istanza.

Il settore del credito, afferma Megale, attraversa un periodo equiparabile a quanto avvenuto nell’industria negli anni ’80. Specchio della crisi le banche hanno raggiunto livelli di sofferenze su crediti impensabili fino a pochi anni fa. Al tempo stesso subiscono una fiscalità superiore del 30% rispetto alle banche Francesi. Il sindacato si pone come soggetto attivo, nel silenzio che avvolge il settore finanziario indicando alcuni interventi necessari per ristabilire un percorso di crescita responsabile e sostenibile. Il tema dei Derivati, dice Megale, non può essere trascurato. Lo Stato, i nostri Enti locali e le nostre banche (seppur in misura minore rispetto agli altri Paesi europei, sarebbero le banche tedesche quelle con i maggiori livelli di derivati) hanno Derivati per cifre comprese tra seicento e milleduecento miliardi di euro. La soluzione parte dal vietare alle banche commerciali l’uso di quei Derivati che fossero stati compresi in apposita Black List.

Ed ancora l’istituzione di una commissione d’inchiesta che possa quantificarne la quantità e la tipologia e che la Consob metta a disposizione le proprie competenze in favore dello Stato e degli Enti locali. A seguire il Manifesto tratta il tema delle autorità di vigilanza, della Governance e delle Fondazioni bancarie proponendo l’introduzione degli scenari probabilistici come strumento per garantire la piena informazione dei risparmiatori e degli investitori. E’ inoltre utile, continua Megale, riflettere sulla possibilità di introdurre elementi di partecipazione nuovi partendo dal sistema duale alla tedesca con rappresentanti dei lavoratori nei consigli di sorveglianza e senza che ci siano interferenze con i consigli di Gestione.

Al punto numero tre è proposta la separazione tra banca commerciale e banca d’affari. Le motivazioni sono riportate chiaramente nel testo che accompagna la presentazione. Si propone la separazione, a livello europeo, tra banche commerciali e banche d’affari in cui le prime concentrino la loro attività verso il credito a imprese e famiglie e mettano le proprie competenze al servizio del paese. E affinché le seconde possano svolgere non solo la vendita ma anche realizzazione dei prodotti finanziari che vendono.

Il Seg. Gen. dei bancari Agostino Megale al punto quattro chiama in causa la Banca centrale europea. Vogliamo l’Europa unita non solo per favorire lo scambio di merci ma anche come strumento di crescita e prosperità condivisa. Vogliamo che siano superati i differenziali nei tassi di interesse pagati tra i paesi europei. Queste le parole con cui si evidenzia la necessità di superare le attuali disparità tra i paesi dell’Unione monetaria distinguendo tra gli interventi da ricondursi agli Stati e quelli verso il settore del Credito. Banche: sosteniamo la supervisione unica a livello europeo; la definizione di un sistema unico di garanzia sui depositi; la possibilità di ricapitalizzazione diretta da parte dell’Esm – Bce. Stati: proponiamo la monetizzazione parziale del debito (avendo come parametro il rapporto con il Pil, esempio monetizzare debito per un importo pari al 20% del Pil per tutti i paesi); la mutualizzazione del debito (emissione di titoli europei, Union Bonds – Project Bonds); l’acquisto diretto di titoli del debito pubblico da parte della BCE.

La tracciabilità per favorire la legalità è, invece trattata al punto cinque. Il limite nell’uso del contante dovrebbe essere ridotto a 300 euro immaginando il superamento delle banconote da 500 euro. Si deve contrastare l’evasione fiscale e l’economia sommersa anche per trovare risorse da investire in favore dell’economia reale. L’equità è un altro tema caro alla CGIL e proposto con forza nel Manifesto. Megale nel suo intervento propone che il limite di 1 a 20 tra salario di un lavoratore dipendente e quanto percepito da un top manager della medesima categoria sia reso vincolante.

La Fisac CGIL indica come strada da percorrere una proposta di legge di iniziativa parlamentare che sia anche sostenuta da una raccolta di firme unitaria. Il seg. Gen. della Fisac CGIL partendo dalla diminuzione delle imposte sul reddito dei lavoratori afferma anche che dovremmo rendere le nostre banche più competitive attraverso una modifica della normativa sulle svalutazioni delle sofferenze. Il rischio è che tali costi pesino sui lavoratori in un momento in cui già l’evoluzione tecnologica ed informatica sta mettendo in discussione la figura tradizionale del bancario.

La presentazione si chiude con la proposta di mettere insieme la liquidità presente nel sistema a partire dalla Cassa depositi e prestiti, dalle assicurazioni e dai fondi pensione. Dobbiamo immaginare, conclude Megale un soggetto pubblico che metta insieme queste risorse e le veicoli verso famiglie ed imprese. Anche recuperando parte di quella raccolta bancaria che oggi è impegnata in strumenti Derivati (oltre 50 miliardi) e che se arrivasse all’economia reale determinerebbe, da sola, una crescita di oltre un punto di Pil.

Megale Stampa 3 luglio

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