Banche, crescono ancora i margini ma anche lo stress dei dipendenti

di Vitaliano D’Angerio – Il Sole24Ore

Commissioni nette su del 4% nel primo trimestre per i primi cinque gruppi italiani. In parallelo, aumentano le pressioni commerciali.

Gennaio, febbraio, marzo 2026. Tre mesi da record per i cinque maggiori gruppi bancari italiani (Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco Bpm, Mps e Bper): 7 miliardi di utili (+3,3%) rispetto al primo trimestre 2025. «A sostenere ulteriormente i risultati sono soprattutto i proventi operativi, in aumento del 3,7%, trainati dalla forte crescita delle commissioni nette (+4%) che confermano il progressivo rafforzamento delle attività legate al risparmio gestito»: a riportare i dati è la fondazione Fiba che fa capo al sindacato bancario First Cisl.

l taglio del personale

A fronte di questi numeri da record vi è un taglio dell’occupazione (-4.729 unità, -2,1%). «Non è accettabile – afferma Riccardo Colombani, segretario generale nazionale della First Cisl – che mentre aumentano ricavi e utili, continui a diminuire il costo del lavoro sui proventi operativi e prosegua il taglio dell’occupazione: serve pertanto l’adeguata redistribuzione della ricchezza prodotta».

Più margini da commissioni nette, meno organici e la pressione commerciale che invece aumenta a dismisura. Il mal di budget è tornato.

La profezia di luglio

A conferma del clima difficile c’è la durezza dei comunicati sindacali che denunciano quanto sta accadendo nelle filiali. A nulla è servito recepire nel contratto collettivo nazionale del credito le norme contro il mal di budget. Si è tornati al punto di partenza. Infatti nella nuova piattaforma di contratto collettivo, viene descritto un quadro problematico e le pressioni commerciali sono definite come «odioso fenomeno».

A profetizzare, nel luglio scorso, il ritorno delle aggressive politiche commerciali è stata Susy Esposito, segretaria generale del sindacato bancario Fisac-Cgil nazionale che in questi mesi, nell’ambito della campagna “Attiviamoci” sta incontrando le rappresentanze sindacali aziendali in tutto il Paese: «In tutti gli incontri – ricorda Esposito – è emerso un elemento comune e trasversale: la denuncia delle pressioni commerciali da parte delle lavoratrici e dei lavoratori». E ha aggiunto: «Lo spostamento dei ricavi bancari verso il margine di intermediazione e quindi verso commissioni legate al risparmio gestito e ai prodotti assicurativi sta aumentando la spinta commerciale sulle reti. Nonostante gli accordi sottoscritti negli anni scorsi, persistono e in molti casi crescono pratiche organizzative e modalità gestionali che scaricano sulle lavoratrici e sui lavoratori obiettivi sempre più pressanti, spesso in un contesto aggravato dalla carenza di organici».

Il legame tra commissioni in aumento e pressioni commerciali viene ribadito anche da Fulvio Furlan, segretario generale Uilca: «Da tempo come organizzazione sindacale contrastiamo questo fenomeno, richiamando le aziende a comportamenti consoni anche con il loro ruolo sociale e con il compito di tutela del risparmio e di sostegno a Paese, famiglie e imprese. È innegabile che ci sia una stretta correlazione tra l’aumento delle commissioni delle banche e l’aumento delle pressioni commerciali».

E le indagini parlamentari?

Ci sono poi le inchieste parlamentari sul mal di budget. A farsi promotore di tali iniziative è da sempre Lando Sileoni, segretario generale di Fabi, il più grande sindacato bancario italiano: «Abbiamo già presentato dei dossier a due commissioni di inchiesta parlamentare senza ricevere risposte per un problema sindacale e sociale che coinvolge anche la clientela. Servono organismi di controllo all’interno dei gruppi bancari, tutela reale per chi segnala abusi e un confronto permanente con le autorità di vigilanza. Tutto è condizionato dalla ricerca delle performance dei risultati, vincolati ai milionari stipendi, fra fisso ed azioni, dei vertici degli istituti».

Le pressioni in UniCredit

Pressioni commerciali senza fine: è il titolo del comunicato che i sindacati bancari hanno diffuso il 27 aprile scorso in relazione alla situazione della “Region Sud” di UniCredit. Un documento duro, firmato dalle sigle confederali First Cisl e Fisac Cgil, che evidenzia come «in nome del budget ogni mezzo è ritenuto lecito e quindi si continuano a richiedere più volte al giorno risultati commerciali attraverso chat, call, mail». Budget innanzitutto. «Tutto questo accade – viene ancora evidenziato nel comunicato sindacale Region Sud – anche in virtù del fatto che sono stati “calati”, ad inizio anno, incrementi di budget sproporzionati (+20/30% anno su anno)». Da qui la rinnovata denuncia del «malessere lavorativo generale e continuativo cui sono sottoposti le colleghe e i colleghi che inevitabilmente sfocia nello stress lavoro-correlato».

Il mal di budget però non riguarda soltanto gli sportelli UniCredit del Sud Italia. L’8 maggio scorso, in un comunicato congiunto, le cinque sigle dei sindacati bancari (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin) hanno sollevato una serie di problemi sul Nord Est di UniCredit, tra cui quello della «pressione commerciale fuori controllo». Uguale malessere in Lombardia dove le stesse sigle sindacali, chiedono in un volantino di inizio febbraio «Il rispetto dei lavoratori senza eccezioni». Interpellata, UniCredit ha preferito non commentare.

I dieci “Basta” dei sindacati a Bper

La parola “basta”, scritta tutta in maiuscolo e ripetuta dieci volte in un comunicato congiunto di tutte e cinque le sigle sindacali del mondo bancario italiano. L’8 maggio scorso, i sindacati bancari del gruppo Bper hanno detto basta innanzitutto «a questo modello commerciale che trasforma la consulenza in pressione continua e disinteresse per le persone». È il tema delle pressioni commerciali che ritorna anche in Bper alle prese in questi giorni con l’entrata a regime dell’integrazione con la banca Popolare di Sondrio: «Basta a un’organizzazione che, durante la fusione, scarica i disservizi sulle spalle di lavoratori privi di formazione e competenze necessarie».

È il mal di budget però il punto focale del comunicato sindacale. Le organizzazioni dei bancari chiedono di smetterla con la «quotidiana pubblicazione di campagne e classifiche e la sempre più ossessiva richiesta di numeri». E ancora basta «a chi definisce “alibi” le difficoltà di colleghi gravati ogni settimana, ogni trimestre, ogni anno da obiettivi sempre più irraggiungibili». È stato chiesto un commento a Bper ma la banca ha preferito non rispondere.

Mps e le critiche al semaforo delle vendite

Si chiama score card e ha creato malumore, per usare un eufemismo, tra i dipendenti di Mps. «Score card è una sorta di sistema di misurazione delle performance utilizzato per valutare i risultati aziendali, dei team o dei singoli dipendenti – spiega Federico Di Marcello, coordinatore per la Fisac Cgil nel gruppo Mps –. È un sistema che però, se non usato correttamente, crea una eccessiva pressione psicologica sui colleghi. C’è infatti un controllo ossessivo con il conseguente stress psicofisico delle persone. Abbiamo chiesto un incontro all’azienda per parlarne e trovare una soluzione».

Il comunicato sindacale più critico nel confronto del sistema score card è quello firmato dai sindacati confederali (First Cisl, Fisac Cgil e Uilca) del 6 maggio scorso: è un documento dove sono sintetizzate le posizioni dei dipendenti Mps in Puglia e anche nel Centro Nord. «È diventata insostenibile, nella nostra Azienda e per i colleghi e le colleghe che rappresentiamo, la situazione delle pressioni commerciali»: è l’esordio del volantino dei confederali.

Poi però si scende nel dettaglio, criticando score card e descrivendo come funziona: «Il sistema “classificativo” denominato score card è diventato un triste benchmark di riferimento interno aziendale per la produttività e così i titolari – e, a cascata, i propri collaboratori e collaboratrici di filiale – ne sono le vittime inconsapevoli e incolpevoli, costrette e costretti a subire le graduatorie e le classifiche delle proprie filiali, tra chi raggiunge l’agognato “semaforo verde” e chi invece si trova appiccicato addosso l’infamante pallino rosso della improduttività».

Pulsante per tornare all'inizio