Dip.Formazione: Si chiude a Siena il percorso ‘Prospettiva Fisac 2026’

Si chiude oggi a Siena il lungo percorso di formazione: Prospettiva Fisac 2026, iniziato ad ottobre del 2024.

I gruppi di discenti e dei formatori hanno considerato preziosa questa esperienza e ringraziato, non solo per l’importante crescita culturale e sindacale, ma anche per la condivisione fra compagne e compagni di provenienze aziendali e territoriali differenti.

Questi momenti di scambio di idee e di confronto di esperienze sono stati considerati di grande valore ed i partecipanti hanno chiesto, non solo la partecipazione a nuove e diverse edizioni per se stessi, ma anche di continuare a coinvolgere sempre altre ed altri dirigenti che vogliano e possano crescere all’interno dell’Organizzazione.

La Segretaria con delega alla formazione, Bruna Belmonte, nell’aprire e chiudere i lavori di questa settimana,  ha affermato che questo lungo cammino termina con il modulo “Palestra di negoziazione”, ovvero mettendo al centro quello che è proprio il cuore del nostro essere sindacato,  quella che è, in quanto Fisac ed in quanto CGIL, la nostra stessa ragione d’essere: La Contrattazione.

Perché per la nostra confederazione, contrattare non è semplicemente sedersi a un tavolo per firmare un accordo o gestire la fine di una vertenza.
Contrattare è un atto politico.
È l’escamotage con cui trasformiamo i rapporti di forza delle AZ in diritti x i dipendenti, è il veicolo con cui andiamo a redistribuire, per quanto in nostro potere, la ricchezza prodotta nei nostri settori, ma soprattutto è lo strumento con cui proviamo con tutte le nostre forze a restituire dignità alle lavoratrici e ai lavoratori che rappresentiamo.

Oggi ci muoviamo in un panorama complesso, frammentato, dove i confini delle tradizionali delle nostre aziende si stanno ridisegnando sotto la spinta della digitalizzazione, degli algoritmi, delle ristrutturazioni, delle riorganizzazioni delle aggregazioni aziendali, e dunque, la nostra presenza a ciascun tavolo negoziale di fatto si complica.
In ognuno di questi tavoli, e con una serie di difficoltà, che sono differenti asseconda del contesto, c’è però una sfida comune che per un buon quadro sindacale sta proprio nella qualità della contrattazione.
Saper stare a un tavolo negoziale è un mestiere difficile, anzi difficilissimo, che richiede un equilibrio fra fermezza ed intelligenza tattica: Non ci si improvvisa negoziatori.

Saper stare al tavolo significa innanzi tutto interrogarsi per chiedersi alcune cose semplici ma fondamentali:
Da dove partiamo: Il pregresso
In quale contesto ci troviamo: La situazione attuale
Dove stiamo andando: Il futuro
Poi significa anche avere ben chiaro chi è
la nostra controparte in quel momento
ed anche chi sono quelli che al tavolo dovrebbero “in teoria” essere nostri alleati: ovvero le altre sigle.
Tutti questi fattori, in maniera dirimente faranno la differenza sull’esito finale di una qualsivoglia trattativa.

Per essere in grado di controbattere se non addirittura andare a controvertire le affermazioni e le  tesi delle nostre controparti datoriali e non farsi “ingannare” dalle retoriche aziendali sulla “crisi” o sulle “esigenze del mercato” e sapendo dunque distinguere i bisogni reali dalle “scuse” per tagliare il costo del lavoro; abbiamo una sola possibilità, afferma Bruna Belmonte: dobbiamo essere più preparati di loro.

Dobbiamo conoscere i bilanci, i piani industriali, le normative, il lavoro che si svolge nel settore di quella specifica trattativa.

Al tavolo si porta a casa un risultato se ci si arrivia con una nostra proposta solida, credibile e lungimirante.
E la formazione interna alla nostra organizzazione è, per questo, una leva strategica irrinunciabile.
Ma la formazione, evidentemente, non può essere solo quella di questi giorni o di questo percorso.
La formazione deve essere continua e costante nel sindacato come nell’azienda, per cui non ci si dovrebbe mai stancare di imparare e di continuare sempre ad avere fame e sete delle competenze necessarie a fare questo mestiere di sindacalisti che ci siamo scelti.
Per cui è necessario continuare ad approfondire sempre tutti quegli argomenti utili non solo alla nostra crescita, ma utili anche a saper tutelare sempre di più e meglio coloro che rappresentiamo.

I due gruppi di lavoro che sino susseguiti in questi giorni hanno avuto l’apporto, apprezzato moltissimo dei due Segretari Nazionali con delega alla Contrattazione: Giacomo Sturniolo e Riccardo Sanna che hanno “regalato” alla platea momenti di alto valore aggiunto, soffermandosi a lungo sui rapporti con controparte e sui rapporti con le altre Sigle, e portando aneddoti e racconti concreti delle varie trattative svolte nei settori ABI, ANIA, Federcasse e Riscossione, regalando con generosità alla platea “il detto” ed il “non detto” delle recenti esperienze vissute, ricordando il coraggio e la determinazione della Segretaria Generale, Susy Esposito, e la condivisione con la Segreteria.
Questa compartecipazione con i Segretari Nazionali, è stata apprezzatissima da entrambe i gruppi, che hanno “richiamato” costantemente le loro parole ed preziosi consigli, durante l’intero svolgimento dei lavori.

Bruna Belmonte, nel congedare la platea, ha voluto ricordare che trovarsi ad un qualsiasi tavolo negoziale per le dirigenti e le dirigenti della Fisac CGIL significa rivendicare la specificità di essere sindacato generale, non guardando mai al lavoratore del credito come se appartenesse ad una categoria isolata, ma inserendolo in un  progetto complessivo di solidarietà confederale, di diritti universali e di tenuta del quadro sociale.

Saper stare al tavolo, significa anche questo: avere l’intelligenza di “tessere la tela” dell’unità sindacale provando, per quanto non sempre sia facile, a non subire l’iniziativa altrui, mantenendo ben salda l’identità della CGIL.
Significa saper fare un passo di lato se serve ad unire lavoratrici e lavoratori, ma anche essere pronti a fare due passi in avanti, con coraggio, se l’alternativa è la firma di un accordo che arretra sui diritti o svende il futuro delle prossime generazioni.
Stare ad un tavolo negoziale è una responsabilità ENORME:
Perché al di là di quello che  – a volte si riesce ad ottenere e a volte no –  noi siamo quelli che cercano sempre  “l’intesa avanzata”, ovvero quella che fa progredire i diritti collettivi. Noi siamo quelli che in ogni trattativa proviamo a fare in modo che la nostra visione del mondo diventi  testo contrattuale, si trasformi in salario, si traduca in quel tempo di vita che viene restituito alle lavoratrici ed ai lavoratori.

E allora – forti della nostra storia e della nostra coerenza – continuiamo sempre a studiare, a prepararci, a formarci e poi però – con la stessa passione – ascoltiamo quelle lavoratrici e quei lavoratori perché per noi che siamo la Fisac il legame Invisibile con la base è il punto più importante.

Chi fa contrattazione per la Fisac-CGIL – non siede mai da solo a quel tavolo.
Siede idealmente con l’Assemblea della Categoria alle spalle e col pensiero continuo volto alle lavoratrici ed ai lavoratori.

La nostra forza negoziale non deriva esclusivamente dalla nostra preparazione o dalla nostra “simpatia” o dalle nostre “capacità oratorie”, per quanto molto importanti, ma deriva anche da quanti lavoratori siamo in grado di mobilitare fuori da quella stanza.
Senza la connessione con le lavoratrici ed i lavoratori, il tavolo rischia di diventare una burocrazia vuota, mentre in CGIL, e con l’orgoglio di essere CGIL, dobbiamo credere profondamente che ciascun tavolo si nutra della partecipazione, del conflitto democratico e del consenso dei dirigenti sindacali e della base.

Le bellissime parole di “restituzione” di ciascuna compagna e di ciascun compagno, e la loro esortazione a proseguire con questi percorsi didattici, sono state il miglior ringraziamento per l’Intera Segreteria Nazionale e per il gruppo della Formazione Nazionale, in particolare per Anna Fiorella, Alessandro Gallo e Cristian Tomasello insieme a Giovanni Trevisan e Sami Zambon che, sotto la guida del Responsabile del Dipartimento Nazionale, Marco Cattaneo, hanno reso possibile questo lungo cammino, traducendo i ragionamenti emersi, per poi renderli al meglio nella pratica quotidiana e nell’esercizio del ruolo.

Siena, 12 giugno 2026

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