Lazio 2025: crescita moderata, credito in ripresa e nodi aperti su lavoro, sanità e territorio
Il rapporto annuale della Banca d’Italia fotografa una regione che cresce più della media nazionale ma resta attraversata da forti divari territoriali, pressione sui redditi, trasformazione della rete bancaria e sfide decisive su PNRR e servizi pubblici.
Indice
- Economia regionale 2025: PIL in crescita dello 0,6%
- Manifattura, industria e settori produttivi: farmaceutica in spinta, automotive fragile
- Costruzioni, turismo e servizi: PNRR e Giubileo sostengono l’attività
- Lavoro e retribuzioni: occupazione in aumento, giovani in flessione
- Redditi, consumi e povertà: potere d’acquisto sotto pressione
- Credito nel Lazio: imprese in ripresa, famiglie in crescita
- Sportelli bancari e desertificazione: rete fisica in calo, digitale in aumento
- PNRR, appalti e sanità: investimenti, gare e servizi territoriali
- Innovazione e produttività: brevetti sotto la media e PA digitale in transizione
Economia regionale 2025: PIL in crescita dello 0,6%
Nel 2025 l’economia del Lazio è cresciuta a un ritmo moderato. Secondo l’indicatore trimestrale dell’economia regionale della Banca d’Italia, il prodotto è aumentato in termini reali dello 0,6%, un valore lievemente superiore alla media nazionale ma più contenuto rispetto al 2024.
La crescita è stata sostenuta soprattutto dai consumi privati e dagli investimenti, in particolare dai lavori pubblici collegati al PNRR e al Giubileo. Un contributo positivo è arrivato anche dall’aumento delle esportazioni di beni.
Il dato racconta quindi una ripresa non uniforme: il Lazio cresce, ma non ha ancora recuperato pienamente il livello precedente alla lunga stagione di crisi aperta nel 2008. Per una lettura sindacale, questo significa osservare la qualità della crescita, la sua distribuzione territoriale e la capacità di generare lavoro stabile, redditi adeguati e servizi diffusi.
Manifattura, industria e settori produttivi: farmaceutica in spinta, automotive fragile
Nel 2025 tutti i settori hanno registrato un’espansione, con l’eccezione dell’agricoltura. Il valore aggiunto agricolo è diminuito dello 0,6%; la produzione di vino e mosto è scesa di circa 17 punti percentuali e le superfici coltivate a cereali si sono ridotte del 13,9%.
L’industria in senso stretto ha registrato un aumento del valore aggiunto dello 0,8% in termini reali, superiore alla media italiana. La crescita è stata trainata dal comparto farmaceutico, sostenuto dalla domanda estera.
Le esportazioni di beni sono aumentate del 9,6% in termini nominali, contro il 3,3% dell’Italia. La farmaceutica ha avuto un ruolo centrale: le sue esportazioni sono cresciute del 17,7% e rappresentano la metà dell’export regionale, a fronte dell’11% a livello nazionale.
Questa concentrazione rende evidente un nodo territoriale e occupazionale: la trasformazione dell’automotive non è solo un fatto industriale, ma riguarda la tenuta di interi sistemi locali, la qualità dell’occupazione e la capacità di accompagnare la riconversione produttiva.
Costruzioni, turismo e servizi: PNRR e Giubileo sostengono l’attività
Le costruzioni hanno beneficiato in modo significativo degli investimenti pubblici. Il valore aggiunto del settore è cresciuto del 3,6% a prezzi costanti, più che nella media italiana. La spesa per investimenti in opere pubbliche degli enti territoriali è aumentata del 17,8%, raggiungendo 1,5 miliardi di euro.
Il mercato immobiliare ha mostrato una nuova accelerazione. Le compravendite di abitazioni sono passate dal 2,8% del 2024 al 5,6% nel 2025; i prezzi delle case sono saliti del 5,1%, rispetto al 4,0% medio nazionale. I canoni di locazione sono aumentati del 4,5%, contro il 3,9% del Paese.
Nei servizi l’attività economica ha continuato a crescere in modo moderato. Le stime di Prometeia indicano un aumento del valore aggiunto dello 0,4% a prezzi costanti, sostanzialmente in linea con l’Italia. I segmenti legati al turismo hanno tratto beneficio dai maggiori afflussi di visitatori stranieri, anche in connessione con il Giubileo.
La spinta di PNRR, Giubileo e turismo conferma il ruolo dei grandi investimenti pubblici e dei flussi esterni nella dinamica regionale. Il punto, per il lavoro, è capire quanto questa domanda si traduca in occupazione stabile, qualificata e distribuita anche fuori dalla capitale.
Lavoro e retribuzioni: occupazione in aumento, giovani in flessione
Nel 2025 l’occupazione nel Lazio è aumentata dello 0,6%, rallentando rispetto all’1,7% dell’anno precedente e risultando lievemente inferiore alla crescita nazionale dello 0,8%. Il tasso di occupazione è salito al 64,2%, contro il 62,5% dell’Italia.
Il dato più rilevante riguarda la composizione per età. L’aumento degli occupati ha interessato i lavoratori con almeno 50 anni, cresciuti del 5,3%, mentre si è intensificata la flessione nella fascia 15-49 anni, pari al -2,7%.
Le assunzioni nette si sono intensificate nei servizi privati e, in misura inferiore, nelle costruzioni. Nel settore privato, quasi quattro quinti delle assunzioni nette hanno riguardato posizioni a tempo indeterminato, una quota superiore a quella del 2024, quando era di poco superiore ai due terzi.
Sul versante salariale, le indicazioni preliminari basate sulle retribuzioni contrattuali mostrano nel 2025 adeguamenti nel Lazio in linea con quelli italiani, pari al 3,2%, a fronte di un’inflazione dell’1,7%. Ma il quadro di lungo periodo resta critico: tra il 2008 e il 2023 le retribuzioni per lavoratore dipendente nel settore privato non agricolo sono diminuite in termini reali del 7,7% nel Lazio, più del 6,2% registrato in Italia.
Redditi, consumi e povertà: potere d’acquisto sotto pressione
Nel 2025 il reddito disponibile delle famiglie residenti nel Lazio è cresciuto del 2,6% a prezzi correnti. In termini reali l’aumento è stato dell’1,0%, in linea con la media nazionale ma inferiore alla dinamica del 2024, a causa del rallentamento dei redditi nominali e di un’inflazione più elevata.
I prezzi sono cresciuti dell’1,7% in media annua, contro l’1,5% dell’Italia. Nella prima parte del 2025 sono tornati ad aumentare i costi delle utenze domestiche, mentre la componente di fondo dell’inflazione è scesa all’1,8%, dal 2,4% dell’anno precedente.
Il reddito disponibile per abitante era pari a circa 24.400 euro nel 2024, ultimo dato disponibile, un valore superiore a quello nazionale. Ma la distribuzione dei redditi resta segnata da forti differenze territoriali: nella città di Roma risiede circa la metà delle famiglie, che detiene oltre il 60% del reddito regionale.
Nel 2022 il reddito medio equivalente delle famiglie romane era pari a 31.000 euro, il 40% in più rispetto alla media del resto del territorio regionale. La capitale presenta però anche una maggiore disuguaglianza nella distribuzione dei redditi, accentuatasi negli anni recenti.
I consumi sono cresciuti in termini reali dell’1,3%, più della media nazionale. Tuttavia il clima di fiducia dei consumatori ha mostrato segnali di peggioramento, legati al quadro geopolitico internazionale, e si è ulteriormente deteriorato nei primi mesi del 2026. Per le famiglie, la questione centrale rimane la tenuta del potere d’acquisto di fronte al possibile nuovo aumento dell’inflazione.
Credito nel Lazio: imprese in ripresa, famiglie in crescita
Nel 2025 il credito bancario alla clientela residente nel Lazio è tornato ad aumentare. A dicembre la crescita del sistema privato non finanziario, che comprende imprese e famiglie consumatrici, è stata pari al 5,4%, dopo il -0,7% registrato a dicembre 2024.
I prestiti al settore produttivo sono cresciuti dell’8,2% alla fine del 2025. L’aumento ha riguardato le imprese di maggiore dimensione, con una crescita del 9,3%, mentre per le imprese più piccole i finanziamenti hanno continuato a ridursi del 2,5%, anche se meno intensamente rispetto al -5,9% del 2024.
Il costo del credito a breve per le imprese si è collocato al 5,2% nella media dell’ultimo trimestre, in calo di oltre un punto rispetto allo stesso periodo del 2024. Per le imprese piccole, però, i tassi sono rimasti sensibilmente più elevati: 7,4%, contro il 5,1% delle aziende medio-grandi. I finanziamenti per investimenti sono scesi dal 5,2% al 4,4%.
Anche il credito alle famiglie ha continuato a crescere. Il credito al consumo è aumentato del 5,0%, meno del 5,7% dell’anno precedente, mentre il costo del credito al consumo è rimasto elevato, all’8,7% nel quarto trimestre. I prestiti per l’acquisto di abitazioni sono cresciuti del 2,8%; i nuovi mutui si sono attestati a circa 6 miliardi di euro, un ammontare superiore di un quinto rispetto all’anno precedente.
La qualità del credito si è mantenuta su livelli soddisfacenti. Il tasso di deterioramento è sceso dall’1,5% del 2024 all’1,1% di dicembre 2025. Per le imprese è diminuito dal 3,3% al 2,7%, mentre per le famiglie consumatrici dallo 0,8% allo 0,6%. Nelle costruzioni il deterioramento è invece leggermente aumentato, rimanendo elevato al 6,6%.
Il risparmio finanziario è tornato a crescere. Alla fine del 2025 i depositi bancari detenuti da famiglie e imprese erano aumentati del 3,3%, dal 2,8% del 2024. Il valore di mercato dei titoli in custodia presso le banche è cresciuto del 16,2%, trainato da azioni, in aumento del 36,3%, e titoli di Stato, cresciuti del 12,7%.
Sportelli bancari e desertificazione: rete fisica in calo, digitale in aumento
Nel 2025 è proseguito il ridimensionamento della rete bancaria nel Lazio. Le banche operanti in regione sono diminuite da 94 a 93, mentre gli istituti con sede nel Lazio sono scesi da 43 a 40.
Gli sportelli attivi in regione sono scesi a 1.561 unità ed è diminuito anche il numero dei comuni serviti dalle banche. Il rapporto segnala quindi un arretramento dei canali fisici, compensato solo in parte dal rafforzamento dei servizi digitali.
La diffusione dei servizi di home banking alle famiglie si è mantenuta su livelli elevati e l’incidenza dei bonifici effettuati online è salita al 94,3%, contro il 92,2% dell’Italia. Il digitale cresce, ma la sostituzione dei canali fisici non è neutrale: per anziani, aree interne, piccoli comuni e persone con minori competenze digitali, la presenza bancaria resta un fattore di cittadinanza economica.
PNRR, appalti e sanità: investimenti, gare e servizi territoriali
La spesa primaria totale degli enti territoriali del Lazio è cresciuta del 2,3% nel 2025. In termini pro capite ammontava a 4.718 euro, lievemente sopra la media delle Regioni a statuto ordinario. La spesa corrente primaria, pari a 4.188 euro pro capite, è rimasta pressoché invariata.
La spesa in conto capitale è aumentata del 25,3%, più che nel resto del Paese. Gli investimenti fissi lordi, che rappresentano circa quattro quinti della spesa in conto capitale, sono cresciuti del 21,6%, contro il 16,0% dell’Italia. La dinamica è stata sostenuta prevalentemente dai lavori pubblici del PNRR e del Giubileo.
Ad aprile 2026, nell’ambito del PNRR, risultavano assegnati al Lazio 13,5 miliardi di euro, pari al 9,3% del totale nazionale. In rapporto alla popolazione, le risorse assegnate erano pari a 2.367 euro pro capite, leggermente inferiori alla media italiana di 2.471 euro.
A fine 2025 le gare finanziate dal Piano erano quasi 23.000, per un valore complessivo di 5,8 miliardi di euro. Quelle aggiudicate ammontavano a circa il 71% del valore bandito, un dato inferiore alla media delle regioni del Centro e del Paese. I pagamenti effettuati a valere sulle risorse del Piano per interventi in regione ammontavano a poco più di 6,7 miliardi di euro, pari al 50,0% dei finanziamenti PNRR.
Sul fronte sanitario, nel 2025 i costi relativi alla sanità regionale sono diminuiti dello 0,6%, mentre nelle Regioni a statuto ordinario sono aumentati del 3,2%. Il calo ha interessato la gestione diretta, mentre le spese per personale, beni e servizi sono aumentate. I costi in convenzione sono cresciuti, con aumento della spesa farmaceutica e delle prestazioni specialistiche, riabilitative e protesiche.
Nell’ambito del PNRR, in regione è prevista l’attivazione di 145 Case della comunità, di cui 122 secondo gli obiettivi fissati dal Piano. Alla fine del 2025 ne risultavano funzionanti 96 con almeno un servizio attivo, mentre solo 6 erano in grado di fornire tutti i servizi previsti e disponevano dell’idonea dotazione di personale. Per gli Ospedali di comunità, dei 42 previsti, 3 sono divenuti funzionanti nel corso del 2025. Le 61 Centrali operative territoriali programmate erano invece già tutte operative a fine 2024.
La telemedicina aveva interessato circa 42.000 pazienti a fine 2025, un valore superiore all’obiettivo stimato per il Lazio. Il Fascicolo sanitario elettronico resta però poco utilizzato: il 9% della popolazione regionale ha dato il consenso alla consultazione del proprio fascicolo, contro il 45% dell’Italia; tra quelli il cui FSE è stato alimentato, meno di un quinto lo ha consultato, a fronte del 27% medio nazionale.
Innovazione e produttività: brevetti sotto la media e PA digitale in transizione
Il sistema produttivo regionale mostra una capacità innovativa inferiore alla media nazionale. Tra il 2019 e il 2024 il numero di brevetti in rapporto alla popolazione nel Lazio è lievemente aumentato, ma è rimasto inferiore di circa la metà rispetto alla media italiana.
Per le imprese, il numero di brevetti per milione di abitanti è pari a 20,5 nella media 2019-24, contro 49,6 in Italia. Diverso è il dato di università e centri di ricerca: nel Lazio l’attività brevettuale di questi soggetti è pari a 4,8 brevetti per milione di abitanti, contro 2,2 in Italia, e a 11,7 brevetti per 1.000 ricercatori equivalenti a tempo pieno, contro 9,6.
Anche la digitalizzazione delle amministrazioni locali mostra luci e ombre. Nel biennio 2023-24 gli investimenti ICT dei Comuni italiani sono cresciuti di circa due terzi rispetto al biennio 2019-20; nel Lazio la crescita è stata più intensa della media del Paese. Tuttavia, la quota dei Comuni che avevano incrementato la spesa oltre un quinto era pari a circa il 42%, meno del 49% italiano.
Nel 2024 i Comuni del Lazio erogavano in media 2,3 servizi completamente online sui sette considerati dall’indagine della Banca d’Italia, contro 2,4 in Italia. La quota di Comuni dotati di connessioni veloci era pari al 73%, contro l’80% nazionale. Le competenze digitali del personale risultavano invece in linea con il Paese: l’80% degli addetti comunali possedeva competenze ICT almeno di base.
Il ricorso, attuale o programmato, a soluzioni tecnologiche avanzate è sostanzialmente in linea con il resto del Paese e lievemente superiore per l’intelligenza artificiale: 37,5% dei Comuni del Lazio, contro il 34,5% italiano. Rimane però circoscritta l’applicazione effettiva: meno di un Comune su dieci ne ha già adottata almeno una, contro il 12% in Italia.
La transizione digitale, nel sistema produttivo e nella pubblica amministrazione, non può essere letta solo come avanzamento tecnologico. Per il lavoro e per il territorio significa formazione, competenze, accesso ai servizi e capacità di non lasciare indietro imprese minori, lavoratrici, lavoratori e cittadini.