Credito cooperativo: Fisac Cgil, in tre anni utili +33% e occupazione +3,2%, ora redistribuire crescita

Esposito: “Parte crescita torni al lavoro col rinnovo del contratto”

Bilanci in crescita nel credito cooperativo, così come produttività e occupazione, e rete degli sportelli sostanzialmente stabile: ora deve crescere anche la qualità del lavoro. È la fotografia che emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi e Ricerche della Fisac Cgil sui risultati aggregati del Gruppo Bcc Iccrea, del Gruppo Cassa Centrale e del sistema Raiffeisen nel triennio 2022-2025. Un quadro che evidenzia la solidità raggiunta dal segmento e che, secondo la Fisac Cgil, apre ora il tema di come questa crescita debba essere utilizzata e redistribuita: “Il credito cooperativo – afferma la segretaria generale della Fisac Cgil, Susy Esposito – arriva alla vigilia della trattativa per il rinnovo del contratto con una solidità economica e patrimoniale importante e con una produttività cresciuta in maniera significativa: è il momento che una parte di questa crescita torni alle lavoratrici e ai lavoratori”.

I numeri, infatti, raccontano innanzitutto una crescita significativa della redditività. I proventi operativi netti, si rileva nello studio della Fisac, sono passati nel triennio da 8,6 a 9,8 miliardi di euro, con un incremento del 14,2%. Il risultato lordo di gestione è salito da 3,4 a 4,1 miliardi (+21,3%), mentre il forte calo delle rettifiche sul rischio di credito ha portato il risultato netto di gestione a 3,9 miliardi, in aumento del 51,5%. L’utile netto ha così raggiunto 3,3 miliardi di euro, contro i 2,5 miliardi del 2022: 832 milioni in più, pari a una crescita del 33,2%.

La solidità del sistema è cresciuta nello stesso periodo in maniera altrettanto evidente. Il patrimonio complessivo delle Bcc, si legge sempre nello studio della Fisac Cgil, è passato da 21,9 a 28,8 miliardi di euro, con quasi 7 miliardi di incremento (+31,5%), mentre il Cet1 ratio, l’indice che misura la solidità patrimoniale, è salito dal 25,9% al 30,3%. Una patrimonializzazione alimentata anche dalla caratteristica propria del modello cooperativo, che prevede la destinazione di almeno il 70% degli utili netti annuali alla riserva legale indivisibile.

Ma è sul rapporto tra crescita e lavoro che, secondo la Fisac Cgil, occorre concentrare l’attenzione. Nel triennio il valore aggiunto rettificato per addetto è cresciuto del 27,3%, passando da 153.300 a 195.100 euro, mentre l’utile netto per addetto è aumentato del 29,6%, da 70.000 a 90.700 euro. Nello stesso periodo i dipendenti sono aumentati del 3,2%, da 35.834 a 36.980. Anche la presenza sul territorio rimane un elemento distintivo: gli sportelli bancari sono sostanzialmente invariati, passando da 4.070 nel 2022 a 4.078 nel 2025, mentre i finanziamenti alla clientela sono cresciuti del 4,7%, a fronte di una raccolta diretta aumentata del 16,1%. Il sistema continua quindi a rappresentare un presidio importante dell’economia reale e dei territori.

“Redistribuire questa crescita alle lavoratrici e ai lavoratori – prosegue Esposito -, vuol dire certamente riconoscere un adeguato incremento salariale, ma anche intervenire sulla qualità del lavoro, sugli organici, sulla formazione, sulle professionalità, sui carichi di lavoro e sul governo delle innovazioni tecnologiche”. Tra le rivendicazioni della piattaforma unitaria, ora al vaglio delle lavoratrici e dei lavoratori nella assemblee, c’è la richiesta delle 35 ore settimanali. “Una scelta concreta di redistribuzione della produttività: può rendere più sostenibile l’organizzazione del lavoro, favorire nuova occupazione e accompagnare il ricambio generazionale”.

Il modello cooperativo, aggiunge la segretaria generale della Fisac Cgil, “ha oggi le condizioni economiche per investire nel lavoro, rafforzare i servizi e continuare a svolgere la propria funzione nei territori. Il rinnovo del contratto nazionale, al quale ci approcciamo con una piattaforma equilibrata nelle rivendicazioni, sarà il banco di prova della capacità di trasformare la crescita dei bilanci in qualità del lavoro e sviluppo delle comunità”, conclude Esposito.

Articolo del corriere della Sera

Bcc, anche per il credito cooperativo utili in salita: in tre anni quasi un miliardo in più

Lo studio Fisac-Cgil. Salgono i dipendenti mentre gli sportelli restano sostanzialmente invariati

https://www.corriere.it
articolo di Andrea Rinaldi

Non solo i grandi istituti di credito hanno visto i bilanci sorridere in questi anni. Il combinato disposto di alti tassi Bce (da quest’anno di nuovo in salita dopo l’ultima correzione al ribasso nel 2025) e commissioni, uniti a meno crediti deteriorati, ha fatto felici anche le banche di credito cooperativo. Il risultato – per il sistema che fa capo ai tre grandi gruppi Iccrea, Cassa Centrale e Raiffeisen – è un utile netto nel 2025 di 3,3 miliardi di euro, contro i 2,5 miliardi del 2022, con una crescita di 832 milioni (+33,2%). Il dato – calcolato da un report della Fisac-Cgil – si confronta con un trend in crescita per tutti gli istituti tricolori: nel triennio 2022-2025 infatti hanno cumulato profitti netti per 112 miliardi (+86,2%, fonte Fabi).
E pure per le Bcc la composizione dei ricavi ha rispecchiato fedelmente l’evoluzione del ciclo monetario, con l’aumento del costo del denaro deciso da Francoforte che ha spinto i ricavi da margine di interesse, salvo poi innalzare le commissioni per compensarne la discesa una volta che l’Eurotower ha allentato i tassi. Il margine d’interesse è decollato così da 5,9 a 6,8 miliardi (+873 milioni; +14,8%), mentre le commissioni nette sono passate da 2,2 a 2,5 miliardi (+262 milioni; +11,8%). Nel complesso, i proventi operativi netti sono saliti da 8,6 a 9,8 miliardi (+14,2%), evidenziando una crescita dei ricavi più sostenuta rispetto all’aumento dei costi operativi (+9,6%).
Parallelamente è schizzata la redditività. Se i proventi operativi netti – si rileva nello studio della Fisac-Cgil – nel triennio si sono spostati verso l’alto del 14,2% (da 8,6 a 9,8 miliardi), il forte calo delle rettifiche sul rischio di credito ha comportato un deciso miglioramento del risultato netto di gestione a 3,9 miliardi (+51,5%). L’utile netto ha così raggiunto i 3,3 miliardi, contro i 2,5 miliardi del 2022: 832 milioni in più (+33,2%).

Verso il rinnovo del contratto

Il sindacato guarda però anche alla produttività: nei tre anni il valore aggiunto rettificato per addetto è aumentato da 153.300 a 195.100 euro (+27,3%), mentre l’utile netto per addetto da 70mila a 90.700 euro (+29,6%). Nello stesso periodo i dipendenti sono cresciuti del 3,2%, da 35.834 a 36.980, ma, dato interessante, in un Paese sotto costante desertificazione bancaria, gli sportelli Bcc sono rimasti sostanzialmente invariati – erano 4.070 nel 2022, 4.078 nel 2025 – , mentre i finanziamenti alla clientela sono incrementati del 4,7%, a fronte di una raccolta diretta gonfiatasi del 16,1%. Segno che il sistema di credito cooperativo continua a tenere ben salde le radici nei territori e nell’economia d’elezione.
Non vi è dubbio che i numeri certifichino la solidità del triangolo Iccrea, Cassa Centrale, Raiffeisen e infatti la Fisac-Cgil ha l’assist per incalzare i tre gruppi in vista del rinnovo del contratto, scaduto a dicembre e che scatterà dopo quello delle altre banche commerciali. I sindacati Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Ugl chiedono 518 euro di aumento, una riduzione dell’orario a 35 ore a parità di retribuzione e un giorno di ferie in più. «Redistribuire questa crescita alle lavoratrici e ai lavoratori – afferma Susy Esposito, segretaria generale Fisac-Cgil -, vuol dire certamente riconoscere un adeguato incremento salariale, ma anche intervenire sulla qualità del lavoro, sugli organici, sulla formazione, sulle professionalità, sui carichi di lavoro e sul governo delle innovazioni tecnologiche».

Solidità

Quanto al tema solidità lo studio rileva una particolarità. Tra il 2022 e il 2025 il patrimonio complessivo delle bcc si è irrobustito da 21,9 a 28,8 miliardi di euro, con un incremento di quasi 7 miliardi, pari al 31,5%. Nello stesso periodo il Cet 1 ratio (indicatore di solidità patrimoniale) è salito dal 25,9% al 30,3%, registrando un miglioramento di 4,4 punti percentuali e confermando livelli di patrimonializzazione particolarmente elevati. Alla base di questa dinamica – fanno notare i confederali – vi è una caratteristica del modello cooperativo: l’obbligo di destinare almeno il 70% degli utili netti annuali alla riserva legale indivisibile. Si tratta di risorse che non possono essere distribuite ai soci, neppure in caso di scioglimento della banca, ma restano stabilmente nel patrimonio dell’impresa cooperativa.

Scarica il report dell’Ufficio Studi e Ricerche FISAC-CGIL

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