Le Abuelas di Plaza de Majo in Sardegna con la Fisac

Di Pigi Marras

Sono appena tornato dalla proiezione del film sulla vita di Estela Carlotto e dall’incontro con quest’ultima e con un’altra nonna, cilena.

L’aula magna di Scienze Politiche di Cagliari era piena, per la soddisfazione degli organizzatori, soprattutto della Fisac CGIL Sardegna, che aveva puntato molto su questo progetto di “apertura” del sindacato a eventi apparentemente distanti dai problemi quotidiani dei lavoratori italiani. Direi che la Fisac CGIL sarda ha vinto la sua scommessa, perché la funzione del sindacato è anche quella di tenere viva la memoria, il ricordo delle sopraffazioni, delle violenze e delle ingiustizie subite dai cittadini, dai lavoratori e dai sindacalisti in tutto il mondo, per informare i giovani ed evitare che simili tragedie accadano nuovamente.

Il film sulla storia della famiglia Carlotto, che ha visto l’assassinio della figlia Laura e il rapimento del suo bebè, andato a finire in chissà quali mani, ha commosso tutti i presenti e quando, alla fine della proiezione, è arrivata in sala nonna Estela, un applauso forte, durato tantissimo, è esploso come un abbraccio: tutti in piedi e in lacrime.

E il bello doveva ancora arrivare.

Estela e l’altra nonna (che mi scuserà se non ricordo il nome, ma avrò tempo per cercarlo) hanno raccontato delle loro esperienze, del loro dolore e della loro caparbietà, con una gentilezza, una bellezza e un’eleganza che mi hanno lasciato – come potrei dire? – sconvolto, emozionato, affascinato, commosso. Poi hanno parlato dei loro tour nel mondo, dove testimoniano la violenza della dittatura e chiedono una mano d’aiuto a diffondere i contatti a cui i giovani argentini, che nutrono dubbi sulla loro identità, possono rivolgersi. Questi contatti (indirizzi mail, siti, numeri verdi) saranno messi in rete nel portale del Comune di Cagliari che ha aderito all’iniziativa Campagna internazionale per il ritrovamento dei discendenti dei 30.000 desaparecidos argentini.

Queste nonne stupende si sono schernite, con ironia, definendosi del tutto normali, anzi poco coraggiose; ma hanno comunicato invece una forza incredibile che nasce dal loro vissuto, come i fiori dal catrame, dalla tragedia della scomparsa dei loro figli e dall’indifferenza verso le pallottole che per un periodo erano pronte anche per loro. Estela ha detto che in Argentina è tornata da tempo la democrazia e che le nonne non hanno più bisogno di usare codici di comunicazione per darsi gli appuntamenti o per andare in giro per le case. Eppure nel 2002 Estela Carlotto ha subito un attentato: volevano ucciderla, di sicuro gli stessi che hanno ammazzato Laura, sua figlia.

E nonostante tutto, la signora Carlotto ha ancora la forza per girare il mondo a raccontare la storia delle abuelas de Plaza de Mayo e per cercare suo nipote, non ancora ritrovato (sono passati 36 anni).

La tenacia e il duro lavoro di queste donne normalmente eccezionali hanno portato a leggi di tutela, a processi contro gli assassini, a tutta una serie di provvedimenti che altrimenti non avrebbero visto la luce. Non solo: 109 di quei ex bambini sono stati ritrovati. L’altra nonna presente in sala era una delle abuelas che ha ritrovato il nipote, a cui ha restituito identità e verità. Ecco, la verità da restituire agli altri 400 ragazzi ancora ignari: questo è l’obiettivo delle abuelas.

Nunca mas, ha detto Estela Carlotto per concludere il suo intervento. Per la pace, la solidarietà, il rispetto per tutte le persone, nunca mas violenze e terrorismo di stato.

Sulla strada del ritorno a casa, da quel simpatico cardampone che è il filobus linea 5, ho visto la Basilica di Bonaria, illuminata, imponente, un gigante di architettura e denaro speso per essa. E mi son chiesto a che pro questa manifestazione di magnificenza… Per Dio? Per la chiesa? Ma la chiesa argentina – certe domande, anche se dolorose, devono essere fatte, altrimenti ci prendiamo in giro – la chiesa argentina, il Vaticano e il mondo intero dov’erano quando i generali compivano questi crimini? Che ruolo ha giocato allora, il nostro papa Francesco, Sua Santità Jorge Mario Bergoglio?

Se non intervengono anche solo a parole, a che servono i cardinali, i sacerdoti, i nunzi apostolici? A far costruire chiese e oratori?

Chissà se avrò mai risposte… Qualche giorno fa, ho scritto una lettera aperta a papa Francesco, chiedendogli un segno di partecipazione all’evento cagliaritano. L’ho indirizzata anche alla Sua personale attenzione – tramite twitter. Lo so, soffro di manie di grandezza; quindi, tornando coi piedi per terra, sono convinto che papa Bergoglio non l’abbia neppure ricevuta… Peccato!

Nunca mas dittatture e violenze. Speriamo. Anche se so che la speranza non basta: in Africa, ad esempio, si continua a morire non solo di povertà ma anche di guerre importate dall’Occidente. Quello stesso occidente che ora piange per le stragi di migranti in fuga, nel deserto, prima, e nel Mediterraneo dopo.

Apostrofe finale: abuela Estela, nella tua ricerca di Guido, tuo nipote, stai trovando tanti fratelli, figli, nipoti che sono pronti a darti tutta la solidarietà e l’affetto che possono.

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