Gruppo Banco Popolare: ristrutturazione

Dietro questa parola, che “in teoria” ci dicono serva a razionalizzare, migliorare, trovare sinergie, aprire nuove opportunità di intervento sul territorio, in tanti anni ci siamo trovati davanti solo a ricerca di riduzione dei costi e a creazioni fittizie di nuovi esuberi.
E questa volta non fa eccezione, con problematiche rese sempre meno gestibili, in periferia, dal dover utilizzare una coperta sempre più corta. Ma come Fisac, oggi, la cosa che più ci preoccupa è vedere il disinteresse che le strutture aziendali mostrano nel gestire questa fase preparatoria.
Colloqui gestionali, che dovrebbero servire a sondare necessità, a individuare aree di miglioramento, a motivare le risorse per l’ennesimo cambiamento, ridotti a semplici comunicazioni senza appello. Capi Area cui viene comunicata, senza alcun coinvolgimento preventivo, l’assegnazione ad altri territori. Direttori di Filiale, fulcro e terminale di tutta la nostra organizzazione aziendale, rimossi e destinati ad incarichi dal contenuto professionale non adeguato. Figure di Area, fortemente professionalizzate, che improvvisamente non trovano più collocazione.
Pedine. Pedine su una scacchiera, che a volte vengono disposte anche con criterio, ma più spesso con logiche clientelari, di amicizia o di cordata.
Dov’è la convenienza? Per l’ennesima volta si deprime la Rete, spina dorsale e immagine del Banco (ancora Popolare?). Questo processo non può portare che demotivazione e risultati inferiori alle attese.
Dopo tre anni in cui molti territori non sono stati oggetto di erogazione dei sudati premi del sistema incentivante, anni in cui le problematiche legate alla qualità del credito hanno portato a consistenti riduzioni dei premi aziendali e dei provvedimenti di merito, anni in cui non è stato fatto granché per migliorare l’efficienza e l’efficacia dei nostri sportelli, cosa devono pensare le lavoratrici e lavoratori che hanno sacrificato sé stessi, le proprie famiglie e la propria vita agli interessi aziendali ricevendo in cambio poco o nulla?
Un’analisi impietosa? Non è solo nostra. Le reti di promotori, Fideuram in testa, stanno contattando i nostri Gestori Affluent e i nostri Direttori, proponendo loro trattamenti economici più remunerativi e un ambiente di lavoro più manageriale. Tutti sanno cosa si nasconde dietro questo canto di sirene, e fino ad ora non l’hanno ascoltato, ma il problema a monte rimane. Evidente per tutti ma non per chi dovrebbe avere a cuore il nostro futuro.
Questa situazione non ci convince. Come Fisac faremo tutto quanto in nostro potere per rallentare questa pericolosa deriva perché abbiamo a cuore il futuro dei nostri colleghi, delle nostre aziende e dei loro clienti. Un futuro che non sia scandito da bilanci trimestrali ma da prospettive e da investimenti.
Verona, 13 dicembre 2013
Fisac CGIL Gruppo Banco Popolare
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