Gruppo Ubi: Nuovo statuto & vecchi sistemi

Dopo lo “scampato pericolo” dell’ultima assemblea dei soci, il gruppo dirigente in carica, con la modifica della statuto, LIQUIDA LA NATURA E LO SPIRITO POPOLARE DEL GRUPPO UBI SENZA AFFRONTARE LA DISCUSSIONE con tutte le parti sociali interessate.
Con la soglia minima di 250 azioni e il brevissimo periodo lasciato per l’adeguamento (19 aprile prossimo) il risultato evidente è quello di eliminare il ruolo di un gran numero di soci considerati scomodi dopo il voto di sfiducia dell’ultima assemblea in cui il gruppo dirigente uscente è prevalso con poco più del 50%.
Di contro le motivazioni ufficiali non sono trasparenti: l’efficienza invocata con le nuove regole è tutta da verificare mentre è certa l’esclusione di tutti quei piccoli investitori che costituiscono l’ossatura portante di una Banca Popolare. Dipendenti compresi.
Negare il dialogo e il confronto aumenta solo il disagio e serve a preparare in anticipo la prossima assemblea che tornerà ai livelli di “tranquillità” che sono più consoni ad un gruppo dirigente evidentemente incapace di affrontare costruttivamente le critiche. Con il rischio reale di finire a risolvere le questioni per vie giudiziarie anziché con la più proficua dialettica tra le parti.
Per parte nostra non ci arrocchiamo in una difesa incondizionata dell’esistente: non abbiamo timori di fronte ai cambiamenti ma SIAMO EVIDENTEMENTE PREOCCUPATI quando le soluzioni sono imposte e non sono chiare e trasparenti, quando si cerca di eliminare anziché coinvolgere, quando non si lavora per trovare un equilibrio delle componenti presenti in una storica Banca Popolare.

FISAC CGIL GRUPPO UBI
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