Banco Popolare: rientrano gli ex colleghi di Banca Network

In questi giorni hanno ripreso servizio presso il nostro Gruppo alcuni lavoratori della ex Banca Bipielle Net, ora Banca Network Investimenti in liquidazione coatta amministrativa, a seguito dei licenziamenti collettivi avviati, appunto, con la liquidazione dell’azienda. Questi (ex-neo) colleghi erano titolari di un diritto di riassunzione, in caso di crisi occupazionali, previsto dall’accordo quadro 30.6.2007, intervenuto all’atto della nascita del gruppo Banco Popolare. Tale diritto è stato confermato con il recente accordo quadro 11.4.2012, sostitutivo del precedente e sottoscritto in occasione della realizzazione del piano industriale/nascita della banca unica. Ovviamente ci si augura sempre che tali tutele non debbano mai essere attivate, tuttavia gli scenari sempre piu’ preoccupanti, anche nel nostro settore, devono farci riflettere sulla utilità di queste previsioni che, forse, non vengono debitamente apprezzate. Nel dare in benvenuto a questi lavoratori, diamo anche atto all’azienda di aver rispettato gli impegni sottoscritti da entrambe le parti, in una logica di effettiva tutela contro i rischi di disoccupazione. Resta il rammarico di non aver potuto evitare il licenziamento di altri lavoratori, circa una trentina , assunti direttamente dalla gestione post Banco Popolare, iscritti ora al Fondo emergenziale di categoria ( una sorta di mobilità/ assegno di disoccupazione ) . Quest’ultimo strumento, pensato come bacino di transito verso una nuova occupazione nel sistema, ad opera di altre banche che dal fondo potessero attingere per le relative assunzioni, si sta rivelando insufficiente a dare risposte utili alla categoria, così come il Fondo di solidarietà/ Fondo esuberi, visti gli alti costi a carico dell’azienda, non è sempre attivabile. Crediamo necessario, invece, che, all’interno del nuovo Piano industriale del Banco si continui a prevedere l’utilizzo di strumenti non traumatici per la gestione delle eccedenze.

COORDINAMENTI DI GRUPPO DIRCREDITO FABI FIBA FISAC SINFUB UGL UILCA

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