Ubi, la Cgil dà voce ai dipendenti

La Cgil non ci sta e vuol rimettere in discussione l’accordo separato del 29 novembre di Ubi Banca. Nella sede di via Garibaldi 3 Agostino Megale, segretario nazionale della Fisac-Cgil, Enrico Segantini, Mauro Pedroni e Luigi Bresciani, segretario generale provinciale della Cgil hanno espresso la loro contrarietà per l’accordo.

 

In particolare la Cgil non vuole lasciare nulla di intentato e tornare ad ascoltare i lavoratori. Per questo motivo a gennaio 2013 verranno indette alcune assemblee con gli iscritti, ma aperte anche a tutti i dipendenti Ubi. In quella occasione Cgil intende raccogliere voti certificati degli iscritti che potranno dire la loro sull’accordo.

Al centro della diatriba sindacale e dell’accordo separato – come è noto – vi sono in particolere l’uscita incentivata dei dipendenti e le cosiddetta «giornate di solidarietà», volontarie per chi ha firmato l’accordo,

Agostino Megale, segretario generale nazionale della FISAC-CGIL ha parlato di “responsabilità grave che l’azienda si è assunta. Probabilmente UBI ha pensato che dopo l’accordo nazionale separato sulla produttività fosse più facile permettere ricadute nelle singole realtà. Questo denota scarsa lungimiranza e miopia. L’azienda ha posto un vincolo immodificabile e non ha voluto operare un compromesso ragionevole: diciamo con forza che un accordo senza la CGIL è sempre peggiore rispetto a quanto si sarebbe potuto ottenere con essa. Nel nostro settore abbiamo siglato tanti accordi, anche di recente: è il caso di Unicredit, ma anche di Banca Intesa, BPM. Si è trattato di accordi unitari, in cui si sono trovati compromessi equilibrati. La verifica del 21 gennaio all’interno di UBI mostrerà come la decisione adottata sui giorni di solidarietà e i rischi che si corrono in caso di mancato raggiungimento dei risultati potrebbero intaccare il Premio o altri istituti della negoziazione che avrebbero richiesto una più attenta contrattazione. I fatti ci daranno ragione, ma vogliamo sottolineare, ora, quanto sia necessario ricostruire, anche dopo le divisioni, un’unità sindacale. Questo non solo è importante, ma è un obiettivo politico al quale non rinunciamo. Nella storia non è mai accaduto che la FISAC-CGIL abbia firmato un contratto senza le altre sigle, non sarebbe nel nostro DNA. Non chiediamo all’azienda di venire a Canossa: pur convinti che la nostra sia stata una scelta giusta e ragionata, ribadiamo ora la necessità di ricostruire i rapporti”.

Il segretario nazionale si è soffermato, poi, sulla necessità che i lavoratori si esprimano direttamente in merito all’intesa separata: “Si tratta di un accordo da sottoporre al voto certificato dei lavoratori riuniti nelle assemblee, perché il giudizio finale deve arrivare da loro. Ci auguriamo che l’azienda sia consapevole del fatto che il Contratto nazionale prevede proprio questo passaggio, ai fini dell’efficacia dell’intesa e che dunque gli accordi non sottoposti al voto potrebbero risultare inefficaci”.

Al riguardo Enrico Segantini che per la segreteria nazionale FISAC-CGIL segue il gruppo UBI, ha specificato: “Poco dopo la firma separata abbiamo scritto alle altre sigle sindacali dichiarando la nostra disponibilità ad organizzare unitariamente le assemblee. Abbiamo, tuttavia, dovuto constatare che le assemblee sono state avviate in tempi rapidi ma senza alcun voto previsto durante il loro svolgimento. Si tratta di assemblee solo informative. Sembra che a nessuno interessi il parere dei lavoratori. Questo è, a nostro avviso, uno strappo di democrazia grave tanto quanto la firma separata, uno strappo non solo di metodo ma anche di sostanza. Per quanto ci riguarda, attenderemo il mese di gennaio per avviare le nostre assemblee aperte agli iscritti FISAC ma anche a tutti gli altri lavoratori ”.

Ha preso la parola anche Luigi Bresciani, segretario generale provinciale della CGIL, sottolineando come “a livello locale il sindacato sia rimasto sorpreso dall’esito della trattativa. Non è nella storia sindacale di questo gruppo arrivare a forzare tanto la situazione. Oltre allo sconcerto, vorrei anche sottolineare una contraddizione: quella di un’azienda che da una parte ricerca e provoca la divisione sindacale e dall’altra, sul territorio, dentro la Camera di Commercio o al Tavolo provinciale contro la crisi, invoca la coesione sociale”.

Infine Mauro Pedroni, coordinatore di Gruppo per la FISAC-CGIL, è tornato a sottolineare che la FISAC-CGIL ha lasciato il tavolo nel momento in cui “abbiamo verificato un cambiamento di atteggiamento sia da parte dell’azienda che da parte delle altre organizzazioni sindacali. Nell’andamento della trattativa abbiamo individuato forzature rispetto agli impegni presi nelle assemblee dei lavoratori i quali, lo ricordiamo, hanno partecipato numerosi: circa 9mila sui 19mila dipendenti del Gruppo”.

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