Creval: trasformazioni bancarie e coalizioni sindacali

La riforma delle Popolari, con le conversioni in Spa che ha coinvolto 11 banche, si concluderà, salvo improbabili imprevisti, entro fine anno. Mancano all’appello ancora Pop Sondrio, Creval, BPER e Popolare Bari. Se Creval ha convocato giusto oggi, 29 ottobre, l’Assemblea straordinaria per la trasformazione, BPER farà altrettanto il 26 novembre, date da definirsi per le altre due. La legge attuale concede tempo fino al 27 dicembre, dopo chi non si sarà allineato perderà la licenza bancaria.

Gli ultimi dei mohicani

“Corriere Economia” ha recentemente paragonato le Popolari agli «indiani d’America di fronte all’avanzata dell’esercito confederale che ai loro occhi rappresentava la modernità e soprattutto la fine di un mondo autoreferenziale che si perpetuava da secoli». Improbabile ci sia un Little Big Horn, il fiume lungo il quale gli indiani d’America sterminarono il Settimo cavalleggeri e il generale Custer. Nel processo costrittivo europeo che punta a costruire dei “Campioni europei della finanza” in grado di competere nell’arena mondiale con i colossi americani e asiatici, le trasformazioni delle banche popolari in Spa sono un altro step imprescindibile, così come la conquista del West rappresentò per gli Americani una fase cruciale per l’ingresso nell’arena mondiale di un colosso continentale come gli USA già alla fine dell’800.

Fusioni, governance e “cadreghe”

Le concentrazioni bancarie sono il motivo reale delle trasformazioni societarie delle Popolari. A seguito della recente fusione tra Banco Popolare e BPM, i vertici aziendali delle nuove SpA hanno dichiarato il loro interesse sulla strada di nuove possibili aggregazioni.

Il Creval dopo 108 anni abbandona la struttura del voto capitario e si apre alla strada del consolidamento, aprendosi al mercato senza barriere. Nel nuovo modello di governance abbandonerà subito il tetto al diritto di voto del 5%, a differenza della BPER che lo manterrà fino al 26 marzo.

Sempre in materia di governance, le recenti indicazioni della BCE per la fusione Banco-BPM hanno puntato anche a una riduzione dei numeri del nuovo board. Secondo una ricostruzione di CorrierEconomia dello scorso 7 marzo, questi criteri produrrebbero un taglio di ben 110 poltrone dei diversi CdA per i dieci istituti coinvolti dal risiko bancario su un totale di 185!

Il Gruppo bancario Credito Valtellinese non è esentato da queste regole. Ma la prospettiva di una spa alimenta appetiti di gruppi di interesse e di quote di capitale che attualmente si considerano non adeguatamente rappresentate. Il nuovo Statuto prevede ad esempio che tre posti in cda siano riservati alla minoranza, probabilmente riservati ai fondi che si presume saranno subito attirati dall’abbattimento del tetto del 5%.

Chi sarà presente nei prossimi Cda delle Popolari potrà inoltre sperare di prendere parte ai processi di concentrazione, oltre a riscuotere le sostanziose indennità di carica e i gettoni di presenza che fanno sempre gola a molti. E l’affollamento rimane alto…

La contesa che ne deriva produce più di una contraddizione nei processi di consolidamento delle banche, ma gli attuali “sgomitamenti interni”, tra chi teme di perdere visibilità e vuole confermare e/o conquistare le prime file nella platea del risiko bancario, pur attirando più di una curiosità, sono ben poca cosa rispetto a quanto assisteremo quando il numero dei 15 consiglieri dovrà essere spartito con il futuro sposo. Allora la definizione dei nuovi equilibri sarà regolata dai rapporti di forza tra gruppi di capitali di dimensioni tali da far evaporare ogni promessa e velleità partecipativa.

L’incertezza per i lavoratori bancari

I processi di ristrutturazione già da anni in corso all’interno delle banche e la probabile futura ondata di concentrazioni che coinvolgerà il mondo delle popolari contribuisce a creare grandi incertezze tra i lavoratori del settore. La digitalizzazione dei servizi e il calo dei tassi che comprime i rendimenti si impongono in tutto il continente, con tagli occupazionali e chiusure.

Secondo un report di A.T. Kearney, dal 2008 gli sportelli bancari in Europa sono scesi del 2% l’anno, ma negli ultimi anni il calo è del 5%: se si continuasse a questi ritmi le filiali verrebbero dimezzate entro il 2030.
Nelle banche popolari si dissolverà in breve il mito della democrazia partecipativa, presente e diffuso ancor oggi nel mondo del lavoro, ma altri miti si creeranno, come quello della produttività, che altro non è se non quello di fare lavorare di più a salari inferiori. Sono ideologie che professano un supposto interesse generale, nella pratica inesistente.

Noi sappiamo invece che la società odierna è divisa in classi con loro precisi e distinti interessi, e che la nostra classe – i lavoratori salariati – pur in un mondo in crisi è in continua crescita.
I lavoratori oggi stanno subendo attacchi al salario e alle condizioni di lavoro. Dai bancari ai siderurgici, dagli ingegneri high tech ai facchini della logistica l’incertezza per il futuro è ciò che ci accomuna.

La Fisac Cgil tra i colleghi del Gruppo Creval

È ormai evidente la contraddizione tra i tagli continui di personale scaricati nella quotidianità lavorativa sui colleghi del Gruppo Creval, e una dimensione degli emolumenti del CdA Creval e della dirigenza che non conosce crisi alcuna, salvo qualche ritocco di facciata.

Di certo le indennità di carica e i gettoni di presenza previsti per i consiglieri non vivono la stagione di austerità salariale che alcuni dirigenti aziendali vorrebbero invece imporre ai lavoratori in modo permanente.

Il nostro brand è invece la coalizione sindacale, un paziente e meticoloso lavoro di coinvolgimento dei colleghi, magari meno appariscente della momentanea ribalta di un’ipotetica governance societaria ma sicuramente meno effimero e che ci risparmia da inevitabili conflitti d’interesse, condizionamenti, strumentalizzazioni.

Il nostro impegno per la coalizione sindacale non rincorre l’illusoria “soluzione del tutto, subi- to e senza fatica”, ma è l’unica strategia sindacale capace di unire i lavoratori dando concretamente prospettive a differenza di chi, in nome di un supposto interesse generale, è in grado di fornirci solo incertezze.

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