Ubi: un accordo di difficile applicazione

By: Fabrizio Pivari – All Rights Reserved

In queste ultime settimane abbiamo partecipato in qualità di lavoratrici e lavoratori di UBI alle assemblee informative indette dai sindacati firmatari dell’accordo. Le assemblee si sono svolte più o meno nello stesso modo in ogni piazza fatta qualche eccezione per quella di Bergamo: dopo un iniziale apparente consenso per un’intesa che parrebbe offrire opportunità di maggior tempo libero per i colleghi a fronte di un minimo sacrificio economico (della serie chiedete e vi sarà dato, ma a chi? come?), modeste penalizzazioni normative e economiche (ma è proprio così? Quanti saranno gli straordinari effettuati e non autorizzati e non pagati? Quanta banca ore andrà persa?) e garanzie sulla salvaguardia dei contratti aziendali (o sarebbe meglio dire dichiarazioni aziendali di “impegno a…”?), hanno preso piede le domande preoccupate per 1) la verifica di gennaio sulle 220.000 giornate di risparmio garantite a UBI e i 650 esuberi; 2) la qualità del lavoro in filiale e negli uffici con organici falcidiati da uscite e riduzioni/sospensioni d’orario 3) maggiori delucidazioni sulla concessione e sull’utilizzo dei part time incentivati. Sinceramente non abbiamo sentito repliche convincenti da parte dei sindacati firmatari ma toni gravi e in qualche caso drammatici per descrivere un presente e un futuro incerto, riserve e approfondimenti ancora da fare sul funzionamento di riduzioni e sospensioni d’orario, richiami stanchi e rassegnati a presunti impegni aziendali a organizzare l’operatività delle filiali e degli uffici (basta vedere come sono organizzate già oggi… con l’organico considerato in esubero). E quando proprio non si sapeva più come rispondere abbiamo registrato l’attacco alla nostra organizzazione, colpevole di non aver firmato l’intesa. Confermiamo le accuse: siamo colpevoli. Colpevoli:

• di essere stati coerenti con quanto dichiarato unitariamente nelle assemblee di ottobre e novembre,

• di aver proposto agli altri sindacati alle ore 3AM del 28 novembre di sospendere la trattativa e dare un segnale forte di indisponibilità a quanto l’Azienda continuava a riproporci dal 28 agosto,

• di non essere riusciti a convincere gli altri sindacati a opporsi al piano aziendale.

 

Perché chiariamoci: non è stata l’Azienda a dire NO alla nostra proposta ma gli altri sindacati. Ecco da dove nasce la nostra impossibilità a proseguire il confronto. Chi ha ragione? Chi ha paura del voto dei lavoratori?
Avevamo proposto di discutere l’accordo in assemblee unitarie, sottoponendo l’intesa al voto vincolante di coloro che pagheranno di tasca propria le ricadute economiche, normative e operative. Anche in questo caso abbiamo ricevuto un NO, grazie.
A partire da gennaio convocheremo le assemblee per gli iscritti FISAC CGIL, aperte come sempre a tutti le lavoratrici e i lavoratori, per valutare l’intesa e ragionare insieme a voi sulle azioni da mettere in campo per limitare gli effetti negativi dell’accordo.

L’accordo sulla produttività: le ricadute nel settore
La situazione già complicata potrebbe ulteriormente aggravarsi con l’introduzione in categoria dell’accordo sulla produttività, intesa siglata a livello nazionale il 21 novembre senza l’adesione della CGIL. È utile ricordare che tra i principali protagonisti di quel patto sono da annoverare il ministro Passera (ex A.D. di Intesa-Sanpaolo) e il sig. Micheli (Intesa-Sanpaolo, capo delegazione di ABI nelle trattative sul rinnovo dell’ultimo Contratto Nazionale). Da mesi ABI sostiene che i bancari sono troppi e costano troppo. Da tempo si rincorrono notizie di stampa che non escludono la disdetta del Contratto Nazionale appena rinnovato. L’accordo risponde appieno alle richieste di ABI: collegamento stretto tra salario e produttività, possibile demansionamento con riduzione della retribuzione per chi non riuscisse a trovare una collocazione lavorativa coerente con il proprio livello di inquadramento.Ecco pronto lo strumento che le aziende si propongono di utilizzare per i prossimi tagli di costo.

Il consiglio di sorveglianza UBI
In attesa di conoscere le prossime mosse di ABI, vedremo cosa accadrà con il rinnovo della cariche sociali di UBI in aprile.
L’accordo sottoscritto aiuterà la riconferma dei vertici?
Se stiamo alle dichiarazioni rilasciate in piena sintonia da un importante segretario generale nazionale: “Riteniamo sia giunta l’ora che nei consigli di sorveglianza siano presenti i rappresentanti dei lavoratori per esercitare un’azione di controllo e supervisione sulle politiche di credito nell’ottica di uno sviluppo duraturo della banca;”
e dal consigliere delegato UBI, Victor Massiah: “il momento è maturo per un rappresentante dei lavoratori con capacità di ascolto e di sintesi.” (fonte Corsera / L’Eco di Bg 12/12/12) dovremmo rispondere di SÌ
Nelle assemblee unitarie convocate in ottobre abbiamo assistito da parte di alcune sigle sindacali a pesanti attacchi nei confronti degli amministratori di questo Gruppo: “sono troppi, troppo pagati, incapaci e preoccupati solo del loro parco auto”, con invito pressante ai colleghi a farsi soci UBI (al costo di un ticket pasto) e andare tutti in assemblea per “mandarli a casa” con il voto.
Adesso invece è il momento della “collaborazione”: come si sostanzierà? Un posto nel consiglio di sorveglianza per un “rappresentante dei lavoratori”, o addirittura per il rappresentante di un sindacato?A nostro giudizio la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici va esercitata nella contrattazione sindacale, nel rispetto dei mandati ricevuti e con il voto di approvazione dei lavoratori.
Le scorciatoie sono pericolose: Banca Popolare di Milano dovrebbe aver insegnato qualcosa. Infine registriamo:
la soddisfazione di Massiah per i risparmi che UBI raggiungerà principalmente grazie all’accordo: ben oltre i 115 milioni annunciati (aumenteranno i dividendi?) e l’uscita “volontaria” dell’AD di UBI Leasing (centrerà qualcosa l’ispezione di Banca d’Italia?) e la ricapitalizzazione della società con un’ulteriore iniezione di 300 milioni di euro…
Per la serie i dirigenti sbagliano e i lavoratori pagano… SEMPRE! E guai a non firmare un accordo.

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