Antiriciclaggio: l’UIF e le criptovalute

L’Uif, con sua recente comunicazione, torna a segnalare ai soggetti obbligati i rischi di riciclaggio legati all’utilizzo di cripto-asset.

Il notevole sviluppo tecnologico consente l’utilizzo crescente di valute virtuali (scambio di beni, gioco on line, speculazioni finanziarie), ma in mancanza di una significativa regolamentazione è notevole il rischio di utilizzo ai fini di riciclaggio. Il nostro Paese si è già dotato di una prima disciplina nell’ambito della riforma del Dlgs. 231/2007, inserendo i prestatori di servizi virtuali (exchangers) tra i destinatari degli obblighi antiriciclaggio. Una prossima modifica, poi, è prevista con il recepimento della direttiva europea Ue 2018/843 V direttiva antiriciclaggio che estenderà questa previsione anche ai prestatori di servizi di portafoglio digitale.

Dal 2015 l’Uif ha costantemente posto sotto controllo l’evoluzione delle cripto-valute, diffondendo una consapevolezza maggiore riguardo i rischi legati ad un anomalo utilizzo delle valute virtuali agevolando la collaborazione tra i soggetti obbligati (ne è prova l’incremento delle Segnalazioni di operazioni sospette che, su un totale di 898, la maggior parte di esse riguarda il 2018).

La recente comunicazione richiama i termini già divulgati nel 2015 e fornisce indicazioni integrative riguardanti attività su cui riporre maggior attenzione: ricariche (anche in più tranche) di carte prepagate; versamenti sistematici di quantità ridotte di contanti la cui somma sia, però, rilevante; accrediti di bonifici.

L’Uif ribadisce la necessità di valutare se la provenienza del denaro possa essere di origine illecita, suggerendo di tenere in adeguata considerazione le caratteristiche dei Soggetti, anche specializzati, coinvolti a vario titolo nelle operazioni virtuali oltre alla presenza di:

  • Collusioni di qualsiasi tipo con soggetti sotto processo o sottoposti a misure di prevenzione;
  • Collegamenti con soggetti residenti in Paesi terzi ad alto rischio;
  • Operatività in aree di conflitto;
  • Società con strutture complesse di cui sia difficile determinare il titolare effettivo;
  • Soci con mansioni inadeguate rispetto alle specializzazioni richieste dal settore.

E’, inoltre, da considerare l’utilizzo di virtual asset connesso con sospetti di abusivismo dell’offerta di servizi d’investimento ed i casi in cui l’operatività appaia incoerente rispetto al profilo del cliente o alla natura/scopo del rapporto. Per rendere più completa le eventuali segnalazioni di Sos, viene reso disponibile l’utilizzo dell’apposita sezione P.12 – Virtual asset del Portale Infostat-Uif.