Bpm: dopo gli “Amici” i dipendenti guardano a Roma

By: Alexander Marc Eckert – All Rights Reserved

Da il sole 24Ore. passato quasi un anno da quel 22 ottobre quando Andrea Bonomi prese le redini della Banca Popolare di Milano, dopo essere entrato nel capitale con il suo fondo di private equity Investindustrial. Il manager milanese è arrivato alla presidenza di Piazza Meda sostenuto dai potenti Amici della Bipiemme, l’associazione dei dipendenti-soci che nell’ultimo decennio ha gestito le partite più importanti della banca, fungendo da vero e proprio ago della bilancia. Mese dopo mese questa alleanza si è sgretolata sotto le bordate della Banca d’Italia e della Consob, che hanno messo nel mirino gli Amici dando così pieno appoggio al nuovo corso di Bonomi. Nei giorni scorsi sull’associazione è calato definitivamente il sipario. Mercoledì 19 infatti il consiglio direttivo ha deliberato lo scioglimento, dopo un dibattito durato per tutto il corso dell’estate. Le divergenze sorte negli ultimi mesi sono rientrate e alla fine la decisione è stata presa quasi all’unanimità. Adesso un referendum consultivo tra gli iscritti dovrà di fatto confermare la decisione del direttivo, anche se il passaggio risulterà puramente formale. La scomparsa degli Amici è stata accolta con incertezza e, a tratti, con apprensione in Piazza Meda. È indubbio che l’associazione, pur danneggiata da molti scandali, abbia garantito ai dipendenti della banca una posizione di privilegio. Oggi questo ombrello protettivo viene meno proprio mentre i sindacati stanno discutendo il nuovo piano industriale voluto da Bonomi e dal consigliere delegato Piero Montani. Per il momento le sigle nazionali del settore credito (Fabi, Fisac-Cgil, Fiba-Cisl e Uilca) hanno deciso di farsi carico della delicata fase di transizione di fronte al corpo sociale e all’azienda. Eppure, sia a Roma che in Piazza Meda, qualcuno sta già pensando alla nascita di un nuovo organismo rappresentativo che possa prendere il posto degli Amici. Un primo chiaro appello in questa direzione è stato lanciato da Lando Sileoni, segretario generale della Fabi. L’obiettivo è creare un’associazione che possa dare piena rappresentanza ai dipendenti della banca, pur tenendo nettamente separati gli incarichi di natura sindacale dalle cariche elettive. Proprio questa promiscuità in passato è stata l’origine di molti problemi, oltre che di veri e propri scandali. «Dopo lo scioglimento degli Amici ci siederemo attorno a un tavolo per cercare una soluzione condivisa su una nuova forma associativa, in forte discontinuità rispetto al passato», ha spiegato Sileoni a MF-Milano Finanza, mentre Agostino Megale, segretario generale della Fisac-Cgil, gli ha fatto eco affermando che «il percorso è ancora tutto da costruire, ma bisognerà sempre di più tenere distinti il mestiere del sindacato dalla governance della banca». In questo nuovo scenario resta da capire quali saranno le mosse dell’altra associazione di dipendenti-soci nata nei mesi scorsi in contrapposizione agli Amici. Si tratta di Arco, un raggruppamento ispirato dai vertici locali di Fabi e Fiba dopo la dura contrapposizione sorta nell’assemblea del 2011. Dopo l’exploit iniziale, negli ultimi mesi Arco non ha fatto parlare di sé e non si può escludere che i vertici dell’associazione decidano di fondersi nel nuovo soggetto voluto dai sindacati nazionali. Insomma, anche dopo lo scioglimento degli Amici, la base sociale di Piazza Meda resta in fibrillazione. Nel frattempo è partito il confronto tra azienda e sindacati sul nuovo piano industriale presentato a giugno da Montani. Sul tavolo ci sono soprattutto i 700 esuberi previsti, necessari a snellire la banca e farle guadagnare efficienza in una fase di mercato certamente non facile. L’intenzione dell’azienda è arrivare in tempo utile a un accordo sull’utilizzo del fondo di solidarietà e sui prepensionamenti. L’esito della partita è ancora molto incerto ma, se i sindacati sbattessero la porta, la trattativa sul nuovo contratto integrativo potrebbe risultare duramente compromessa. Si sa infatti che l’integrativo Bpm è uno dei più generosi nel mondo bancario italiano e prevede voci anacronistiche come l’indennità invernale o quella per il «caro carbone», in voga nel Ventennio. Insomma i prossimi mesi continueranno a essere un periodo molto delicato per Bpm, sempre che non sopraggiungano quei cambiamenti radicali su cui da tempo scommette il mercato come la trasformazione in società per azioni o la fusione con un altro gruppo bancario. Per il momento, insomma, tutte le strade sono aperte.