Antiriciclaggio e denaro contante

Continuando la nostra ricerca sull’utilizzo del denaro contante, come Ufficio Nazionale Usura ed Antiriciclaggio, riproduciamo ampi stralci di un articolo apparso di recente sul quotidiano L’Unità, che riassume efficacemente le tematiche concernenti questo importante argomento.

“Portare a trecento euro il limite massimo per l’uso di denaro contante. Lo ha proposto il Segretario del Partito Democratico, che nei prossimi mesi è seriamente intenzionato a trasformare l’idea in un Legge dello Stato.
In effetti, l’Italia è il paese Europeo in cui si usa maggiormente il cash. Secondo la Bce, la percentuale delle transazioni in contanti in Italia è circa il 90% contro una media del 70-80% dei principali Paesi Europei (Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Belgio) e del 60% di altri Paesi (Norvegia e Finlandia). Inoltre, per quanto riguarda l’uso degli strumenti elettronici di pagamento (carte di credito, bancomat e smartphone) l’Italia è l’ultima fra i grandi Paesi Ue. Dietro l’Italia ci sono solo Lituania, Polonia, Grecia, Romania e Bulgaria.
L’uso eccessivo del contante è uno dei massimi problemi dell’economia italiana, non solo perché alimenta massicciamente l’illegalità (basti pensare che tre quarti dell’uso delle banconote da 200 e 500 euro è tracciato ai confini con Svizzera e San Marino) nelle forme dell’evasione fiscale, della corruzione, del riciclaggio dei proventi criminali (oltre al record del contante, l’Italia ha anche il primato europeo del fatturato delle mafie, pari a quasi 140 miliardi di euro all’anno) e di altri reati,
ma anche perché ha un costo sociale ed economico enorme. Uno studio condotto dalla banca d’Italia nel 2010, intitolato “Il costo sociale degli strumenti di pagamento in Italia” ha quantificato pari a 15 miliardi di euro (l’1% del Pil) il prezzo che la collettività paga per le risorse utilizzate nel regolamento delle transazioni.
L’utilizzo del contante costa complessivamente al nostro sistema economico circa otto miliardi di euro, pari allo 0,52% del Pil (133 euro pro-capite): sono valore superiori alla media europea (0,40%) ad eccezione dell’Ungheria (0,79%). Invece gli strumenti elettronici costano assai meno.
“Dall’indicatore riferito al Pil si desume che in Italia i costi del contante risultano 13 volte più elevati di quelli dei pagamenti con carte di debito e di oltre 7 volte a quelli dei pagamenti con carte di credito. Gli stessi indicatori sono ridotti di oltre il 70% nel caso di Paesi come la Danimarca e la Svezia, Paesi nei quali le analisi più recenti evidenziano un drastico spostamento verso le carte di pagamento negli acquisti al dettaglio, “scrivono gli esperti di Bankitalia
Ma per limitare l’uso del contante non basta imporre per legge il divieto di impiegarlo nelle transazioni superiori a 300 euro. Occorre una serie di provvedimenti complessivi per scoraggiarlo, investendo tutti gli aspetti del problema. Da questo punto di vista sono particolarmente interessanti le cinque proposte della petizione alla Commissione Europea organizzata dal sito “www.waroncash.org. Le cinque proposte sono :
1) Eliminazione in Europa delle banconote da 500 euro. Questi tagli così grossi, infatti, sono ottimali per evadere, corrompere, riciclare e commettere altri reati, Un milione di euro in banconote da 500 pesa solo 1,6 Kg; 12 mila pezzi (6 milioni di euro) entrano tranquillamente in una borsa per computer e 10.000 euro entrano facilmente in una borraccia da bicicletta.
2) Incentivi ai pagamenti con lo smartphone. Le stime dicono che nei prossimi cinque anni, l’80% degli smartphone sarà equipaggiato con tecnologie Nfc (Near Field Communication) che permetterà di pagare avvicinando il proprio cellulare ai Pos.
3) Libere commissioni per contenere i costi bancari. In Italia carte di credito, bancomat ed altri strumenti elettronici costano fino al 4%. La petizione chiede che le commissioni interbancarie non ricevano eccessive regolamentazioni dall’alto e che venga privilegiato l’autoregolamentazione del sistema “banca/circuito/commerciante/consumatore”. L’idea è che la libera concorrenza fra banche e carte di credito farebbe scendere questi costi.
4) Introdurre il contrasto di interessi e incentivi ai pagamenti no cash. La petizione chiede che – in forme e percentuali da studiare- si possa detrarre dal proprio reddito le spese regolarmente documentate con scontrino o fattura. In questo ambito sarebbero necessari incentivi al consumatore finale per fargli utilizzare forme di pagamento no cash.
5) Comunicare i vantaggi del denaro elettronico e i danni di quello contante, dando maggiore informazione sui livelli di sicurezza delle carte, oggi molto alti, ma ancora percepiti inadeguati dal pubblico.

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