Ubi: lettera aperta al CEO


LETTERA APERTA A VICTOR MASSIAH, CEO UBI BANCA

 

 

Egregio dottor Massiah,

troviamo doveroso rivolgerci direttamente a Lei in merito alle drammatiche conseguenze che l’epidemia Coronavirus sta avendo per l’intero Paese e per i colleghi impegnati quotidianamente in azienda.

Ieri ci si aspettava interventi concreti da parte di ABI per l’intero settore bancario italiano. Siamo purtroppo rimasti delusi dal contenuto della lettera dell’associazione bancaria in risposta alle sollecitazioni sindacali: solo affermazioni generiche e rinvii alle singole aziende, niente di più inaccettabile.

I Segretari Generali di tutte le sigle sindacali di categoria stanno ribadendo con forza la necessità di una chiusura straordinaria di almeno 15 giorni di tutti gli sportelli. E’ di ieri sera la lettera inviata direttamente da questi al premier Giuseppe Conte per un intervento specifico del Governo.

Nel Gruppo UBI in queste settimane sono state prese importanti decisioni tra le quali, è bene ricordare, l’attivazione massiccia dello Smart Working con circa 9.000 nuove postazioni, i permessi retribuiti per la cura dei figli e in caso di chiusura della propria unità lavorativa, la chiusura pomeridiana o la turnazione delle filiali.
Queste e altre iniziative sono quotidianamente in discussione e portate avanti anche con la collaborazione costante di chi Le scrive in rappresentanza della propria sigla di appartenenza e di tutti i colleghi.

Ora non basta più: per tutelare veramente le Lavoratrici e i Lavoratori, è necessario un segnale forte, chiaro e coraggioso. Sono troppi i clienti che si recano ancora oggi in filiale, nonostante tutte le comunicazioni di Ubi e gli appelli dei media, per operazioni non urgenti e certamente procrastinabili.
Questi comportamenti contribuiscono alla diffusione del virus, al gravissimo rischio di compromettere la salute dei colleghi e anche quella degli stessi clienti “irresponsabili”. Queste pratiche non possono più essere accettate anche se le banche svolgono il cosiddetto, ma non meglio precisato, “servizio pubblico”.

In linea con quanto richiesto ancora ieri dai Segretari Generali servono pertanto da subito altre “misure radicali e urgenti”. Le chiediamo:
– la chiusura del maggior numero di sportelli possibile (ove il Governo impedisca una misura drastica estesa a tutti);
– l’accesso “controllato e differito” della clientela per scoraggiare e ridurre al minimo i rapporti con i dipendenti, limitandolo al vero servizio essenziale e nulla più;
– la turnazione più spinta possibile.

i colleghi sono sempre più stremati psicologicamente e fisicamente. A ieri erano circa 30 le filiali del Gruppo UBI chiuse per motivi straordinari riconducibili direttamente all’epidemia. Il rischio concreto è che possano aumentare. Limitiamo pertanto i contatti e diamo un messaggio chiaro di tutela della salute dei nostri colleghi.

Siamo sicuri che il Suo ruolo e il Suo senso di responsabilità porterà la nostra azienda alle più auspicate soluzioni.

Fate presto. Di questo ne beneficeremo tutti: lavoratori, azienda e Paese Italia.

 

Bergamo, 19 marzo 2020

 

Cordialmente,

i Segretari Coordinatori Gruppo UBI
FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UIL/UILCA – UNISIN

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