La voce delle lavoratrici e dei lavoratori del Gruppo Creval – Numero 7 settembre 2020

Covid-19, tra “ripartenza” e shock economico

Torna all’indice – La ripartenza che si sperava immediata, causa nuovi focolai e contagi in tutte le aree del mondo, sembra stia perdendo forza. Il Sole 24 Ore segnala un calo del Pil dell’Eurozona nel trimestre aprile – giugno del 12%, mentre quasi cinque milioni di persone hanno perso il lavoro nel solo secondo trimestre dell’anno in corso. Oltre a ciò decine di milioni di lavoratori hanno subito la cassa integrazione oltre ai milioni di lavoratori diventati “inattivi” perché ormai senza possibilità di trovare un posto (Sole 24 Ore 24 agosto).

Di fronte a questi dati gli Stati nazionali, già appesantiti nei loro bilanci dai veleni della crisi finanziaria del 2008, hanno cercato di reagire con il varo di massicci piani di rifinanziamento. Per l’Europa potenza si tratta di circa il 10% del suo Pil, un New Deal europeo all’insegna del confermato “whatever it takes” della BCE, dei pilastri ESM, SURE e BEI, e della proposta per la ripresa denominata “Next Generation EU” per un volume complessivo di circa 2.400 miliardi di euro. Basterà tutto questo ad assicurare il benessere raggiunto nelle cosiddette economie avanzate? I mezzi mobilitati saranno vincolati a piani di riforma negli Stati beneficiari, verso una forma di unione fiscale europea, nel quadro della ristrutturazione verso il digitale e l’economia “verde”, con l’obiettivo più volte dichiarato di costituire campioni europei e una sovranità tecnologica in grado di competere con i gruppi americani, cinesi, coreani e giapponesi.

Secondo “esperti e politici” tutto questo sarebbe utile a tutelare i lavoratori europei in un momento di crisi sanitaria che ci avrebbe visto, secondo loro, tutti accomunati alle altre classi sociali. Secondo questi “saggi esperti” dovremmo però “accettare” un diverso modello di relazioni sindacali, privilegiando la contrattazione aziendale, se non persino individuale, lavorando per obiettivi, anche personali. Questa è la sostanza delle sollecitazioni che ci arrivano non solo dalla politica nostrana e dall’establishment nazionale, ma anche da quello europeo. E i riflessi si vedono anche nel settore bancario, dove le politiche aziendali connesse all’emergenza sanitaria hanno però dimostrato sin qui l’esatto contrario: non solo che non siamo tutti sulla stessa barca ma anche che, se non saremo bene attenti e decisi nel difenderci, rischieremo di perdere anni di conquiste sociali e sindacali.

Con questo numero svilupperemo alcuni approfondimenti e riflessioni quale contributo unitario per le prossime scadenze sindacali e per approntare la migliore difesa delle nostre condizioni e aspettative.

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